Nel 2009 cade il Bicentenario di fondazione della Pinacoteca di Brera. Sarà loccasione di una rinascita e di una riproposta al pubblico delle collezioni, ma sarà anche uno stimolo per il recupero dellidentità stessa del museo. La Pinacoteca di Brera non esporrà nullaltro che se stessa, la sua storia, le sue collezioni, le sue difficoltà e le sue speranze. E lo schema adottato sarà quello di piccole mostre dedicate a temi significativi e simbolici dellintera vicenda dellistituzione, allestite allinterno delle sale del museo con ingegnosi sistemi di pannelli e di cavi elettrici passanti e con scelte espositive studiate per creare effetti teatrali. Dietro questo lavoro aleggia lo slogan onghiano sempre attuale: «Le esposizioni? Ma le esposizioni siamo noi». Questo dovrebbero dire i musei. E neppure si nasconde il desiderio di far rivivere la tradizione dellIlluminismo lombardo, lattivismo di Pietro e Alessandro Verri, e la tendenza a costruire e divulgare programmi nei quali possano convivere il concetto di utile e di pubblica felicità. Nel calendario di eventi in corso di realizzazione, la linea comune è la comunicazione della storia della Pinacoteca attraverso le sue opere. Si inizia il 17 gennaio con una mostra dedicata alla Cena in Emmaus di Caravaggio. Eseguito nel 1606, il dipinto di Brera sarà eccezionalmente presentato accanto alla Cena in Emmaus della National Gallery di Londra risalente al 1601. Accostare i due quadri, assieme ad altre due tele caravaggesche, non è stato facile. La Pinacoteca è del tutto priva di spazi per mostre. Così si è adottata la soluzione di costruire una sala dedicata a questi quattro capolavori allinterno di uno dei grandi saloni napoleonici. Qui, però, si è fatta di necessità virtù, scegliendo, come contesto circostante la pittura del Cinquecento veneto e lombardo, in modo che Caravaggio dialoghi con Foppa, Lotto, Moretto e Savoldo, artisti che costituiscono i grandi precedenti della sua formazione. Ugualmente per la seconda iniziativa in programma dal i9 marzo, ovvero la presentazione del restauro dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, si predisporrà la Sala XXIV (sede usuale del dipinto) di una particolare illuminazione che possa esaltare delicatezza cromatica e la precisione prospettica della tavola. Se si troverà uno o più sponsor, è già il pronto il progetto di animare il dipinto con una invenzione di Peter Greenaway per spiegare, anzi "piegare", il complesso pensiero intriso di filosofia platonica di Raffaello, e renderlo comprensibile al grande pubblico. In uno spazio ristretto, ma studiato per rievocare gli allestimenti originari, sipotranno ammirare anche due piccole e raffinate mostre dedicate una ai Paesaggi lombardi (dal 1 aprile) e laltra al Gabinetto dei pittori di Bossi (dall11 giugno). Nella prima verrà riproposta una sala della Pinacoteca allestita nel 1822 di dipinti commissionati per la, maggior parte a Marco Gozzi dal viceré, Eugenio di Beauharnais rappresentanti scorci di paesaggi lombardi connessi con le vicende militari. Mentre la seconda rassegna intende ricordare Giuseppe Bossi, segretario dellAccademia dal 1801, figura chiave per la costituzione della Pinacoteca ed estensore della prima guida della galleria. Al suo intuito profetico si deve lingresso in museo di opere fondamentali come lo Sposalizio di Raffaello (acquisita con il suo apporto nel 1805) e il Cristo morto del Mantegna, pervenuto a Brera tramite i suoi credi nel 1824. A partire dal prossimo 5 maggio la Pinacoteca ospiterà al centro dei saloni napoleonici - come già al momento della sua fondazione in quanto giunto nellaprile del 1809 - anche il "gesso di Napoleone" appartenente allAccademia, cioè il gigantesco calco tratto dalla statua del Canova in marmo che attualmente si trova alla Apsley House, identica a quella bronzea nel cortile di Brera. Oltre alla ricerca delleffetto scenografico, intriso di fasto napoleonico, vi è anche il desiderio di rendere molto evidente il legame che lega la Pinacoteca allAccademia. Risultati raggiunti, ancora una volta, non senza notevoli difficoltà: il gesso è grande quasi quanto il David di Michelangelo, è stato restaurato a Firenze e arriverà a Milano con un trasporto speciale, vista la misura e la delicatezza del materiale. Sarà collocato al primo piano del Palazzo di Brera, nella situazione originaria documentata da unantica incisione di Eugenio Bisi, con lindispensabile aiuto di gru, montacarichi e speciali carrelli. E, prima di tutto ciò, è stato necessario valutare la statica del salone, che è stato ricavato dalla navata della chiesa di Santa Maria di Brera. Con la mostra dedicata ai Crivelli di Brera (metà ottobre) saranno riuniti, grazie a importanti prestiti provenienti da Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Germania e Svizzera, due polittici eseguiti per Camerino e trasferiti nel 1801 a Brera dagli eserciti napoleonici ma quasi subito smembrati, venduti e "scambiati" con opere straniere. Il fine di un museo universale, basato sul modello allora imperante del nascente Louvre, e la mancanza di interesse per i fondi oro del Crivelli determinarono la perdita, che questa mostra risarcirà almeno temporaneamente, di dipinti straordinari. Seguiranno una commovente mostra fotografica di Brera e Milano tra le due Guerre, poi conferenze di sostegno alle mostre e un convegno dedicato ai musei cosiddetti napoleonici, cioè il Louvre a Parigi, e le Accademie di Bologna, Venezia e Milano. La Pinacoteca è giunta al Bicentenario già rinnovata: il visitatore noterà nuovi colori alle pareti, diversificati in relazione alle scuole pittoriche. In tutto ciò è stato fondamentale il contributo del Comune di Milano, impegnatosi con un importante finanziamento per migliorare lilluminazione del museo che sarà realizzata nel 2009 e con un volume sulla Pinacoteca da distribuire allestero. Prezioso è stato il sostegno di Pirelli per molteplici realizzazioni, tra cui la costruzione del Laboratorio di restauro allinterno della Pinacoteca, molti restauri e lesecuzione, ancora in corso, di tutte le nuove didascalie dei dipinti. Il Bicentenario è solo linizio, ma bisogna già guardare al futuro. Il nostro obiettivo è quello di migliorare servizi e immagine del museo, e queste saranno le priorità: divise per il personale di vigilanza, segnaletica esterna, lilluminazione nel cortile e in facciata, il recupero di nuovi spazi per mostre, didattica e servizi al pubblico, ristoro e bookshop che sarà possibile dopo il trasferimento dellAccademia in via Mascheroni. Sarà inoltre messo in campo un programma di mostre per rivalutare le collezioni del museo: una rassegna sulla pittura lombarda dal Cinquecento alla fine del Seicento per presentare dipinti nascosti nei depositi, una sulla pittura dellOttocento per proporre opere per lo più conservate al di fuori della Pinacoteca, e una sulla cultura tardogotica lombarda che si sta studiando con il Metropolitan Museum di New York. Come si vede, idee, impegno e determinazione non mancano. Servono solo gli sponsor coi quali portare a compimento tutto ciò. Il Bicentenario potrà forse servire anche a questo. Soprintendente peri Beni storici e artistici di Milano, Direttore della Pinacoteca di Brera