Nel 2009 il «congelamento delle gru» non sarà un argomento di dibattito per gli ambientalisti bensì per gli immobiliaristi. Un velo di gelo sta infatti calando sui grandi cantieri internazionali, con due vittime illustri anche in Italia, i due fiori allocchiello dellurbanistica lombarda: la Falk di Sesto San Giovanni (Rpbw) e larea di Santa Giulia (Foster Associates). Negli Stati Uniti sono in stallo la ristrutturazione della New York Public Library (Foster) e i 75 piani della torre del Moma (Jean Nouvel), mentre il grande freddo della crisi labisce pesantemente tanto la Cina quando la Russia, dove le banche hanno rallentato o interrotto il flusso dei prestiti per finanziare i fastosi progetti dellera Putiri. Apparentemente, non si salva neppure Dubai, la nuova Mecca del mattone. Qui, comincia a circolare incertezza sulla data dinaugurazione, prevista per questanno, del grattacielo più alto del mondo, la Burj DubaiTower, ultimo simbolo del rampantismo della Las Vegas degli Emirati. Nonostante questo scenario, il 2009 non ci lesinerà opere destinate a far riflettere sullo stato dellarchitettura dellultimo quarto di secolo, sulle sue aspirazioni, tensioni e ambiguità. Ad aprire la fila sono ancora una voltai musei, forse i più emblematici indicatori degli spostamenti della spesa pubblica dalledilizia sociale ai contenitori dellintrattenimento culturale. Cè molta attesa da questo punto di vista per limminente riapertura del Lincoln Center a New York: qui, lOpening Festival per il 50anniversario (previsto per il 27 febbraio), consentirà di valutare la controversa trasformazione dello studio Diller, Scofidio e Renfro. Introversa acropoli teatrale, simbolo del nuovo monumentalismo americano degli anni Sessanta, il Lincoln Center conserva il forte carattere di classicismo modernista conferitogli da Johnson, da Saarinen e da Bunshaft grazie allimpostazione assiale sulla Josie Robertson Plaza e alla grandeur di assi simmetrici, maestosi portici e arcate. Discutibile se si vuole, ma forse meno dello sommovimento provocato dalla nuova sistemazione che, in nome di una maggiore accessibilità alla Colombus Avenue, si propone come un tipico saggio di urbanistica postmoderna. Vetro e acciaio versus cemento e travertino, scomposizione contro composizione, parafrasi del movimento al posto della metafora della compostezza. Contestare lordine urbano per rendere visibile lassolo dellarchitettura: non cè bisogno di aspettare la grande cerimonia dapertura di primavera per rendersi conto del tremendo fuori scala innescato dal nuovo museo dellAcropoli di Atene, che lautore - il teorico del decostruttivismo Bernard Tschumi - ha pensato come un "analogon" della collina sacra, indifferente al tessuto minuto della città entro il quale si solleva. Per creare un dialogo visivo con il Partenone - osservabile dallinnaturale prospettiva dellultimo piano del ristorante - si è arrivati addirittura alla convinzione di demolire due storici edifici col pretesto che oscurano la piena vista del monumento. Ha già fatto discutere e riaprirà la ferita il Neues Museum di Berlino, con cui si inaugurerà in ottobre il neoclassico palazzo di Friederich St ìler, punto nodale insieme al vicino Pergamon dellintera isola dei musei. Lanno scorso, in occasione di una temporanea apertura al pubblico del cantiere, il fronte dei conservazionisti gridò: «È la continuazione dei bombardamenti britannici con altri mezzi». Essendo inglese lautore del progetto - David Chipperfield - loffesa risultò bruciante, ma anche fuorviante per chi paventava «lomicidio dellarchitettura storica». Infatti, proprio in nome dellautenticità della storia, Chipperfield si è rifiutato di "copiare" ilpassato integrando con sensibilità contemporanea le gravi lacune della guerra e ha scritto un saggio dardita eleganza sulla bellezza della rovina e dellarchitettura come palinsesto di diversi linguaggi. Un Renzo Piano in stato di grazia presenzierà in primavera lampliamento del Chicago Art Institute, un edificio in vetro e acciaio con alcune parti rivestite ìn roccia calcarea per armonizzarsi con i caratteri delledificio preesistente. Chi conosce larchitettura di Piano vi troverà declinati tratti inconfondibili del suo progetto, come la copertura a ombrello per proteggere le gallerie superiori, il giardino dinverno come un cuore verde dentro ledificio, la trasparenza stradale del piano terra verso il parco integrato nella struttura. Chipperfield e Piano inseguono unidea di Bellezza utile che volge le spalle alla stravaganza e in un museo pongono al centro la percezione dellopera mostrata più che un teorema architettonico da dimostrare. Come sarà forse il caso del Maxxi di Roma, che - salvo paventati imprevisti - a fine anno dovrebbe mettere in funzione laggrovigliata macchina di tubi di Zaha Hadid, sulla cui funzionalità rispetto alla collocazione delle opere già si avanzano dubbi dagli allestitori. Non meno perplessità per il costoso giocattolo della Cctv Tower di Pechino, il macchinoso ideogramma di Rem Koolhaas che entrerà in funzione nel 2009, ma che ha già fatto gridare alla responsabilità etica dellarchitettura contro la dittatura. Per qualcuno, però, non tutto il male viene per nuocere e forse da questo imprevisto "fuoco delle vanità" potrebbe uscire nel prossimo futuro unarchitettura migliore.