Neon che si rompono, superfici che si anneriscono, palloni che si sgonfiano, colori che si alterano. È la particolare usura che colpisce le opere darte contemporanea, spesso più difficili da restaurare proprio per i materiali utilizzati, come carbone, cemento, grasso sintetico, sangue, polvere da sparo. E poi ci sono gli incidenti, come l incendio che nel 1992 ferì alcune delle opere del collezionista Ovidio Jacorossi a Roma. Lartista Mario Schifano, accorso, non ebbe dubbi, allora, sugli interventi da fare sulle sue tele: «Non toccatele, sono belle così». La vita aveva incontrato le opere darte. Le difficoltà principali di chi restaura? «Entrare nellidea che lopera darte contemporanea esca dalle regole del buon fare durevole - spiega Antonio Rava, esperto sono stati i futuristi a teorizzare lapertura a tutti i materiali della realtà». Ma quando lartista non cè più? «Si interpellano le fondazioni realizzate dai discendenti che mantengono i diritti. Abbiamo bisogno del parere dellartista per capire il significato dei materiali e individuare nella stratificazione cosa è voluto e cosa invece è possibile sovrapporre». Ma quando le superfici sono particolarmente estese e le alterazioni dovute allesposizione dei materiali allaperto non sono contemplate, le difficoltà aumentano. E in Sicilia sono almeno due gli esempi di opere contemporanee esposte alle intemperie, come il Cretto di Burri a Gibellina, monumentale esempio di land art, e Fiumara dArte, nel Messinese. Nel primo caso i licheni hanno ricoperto e annerito la superficie di 65mila metri quadrati, mentre nel secondo le dimensioni monumentali dellopera hanno creato problemi di sicurezza, come racconta ancora Rava, che ha appena concluso un convegno a Roma sulla conservazione dellopera contemporanea e che si è interessato al caso di Fiumara: «Se non si fanno degli studi specifici sulla salvaguardia si va verso la distruzione dellopera darte. La Finestra sul mare di Tano Festa andava messa in sicurezza - dice - il basamento era stato lambito dallacqua e il cemento si era alterato col salmastro». Si fanno strada le prime provocatorie ipotesi di demolizione, «ma sarebbe stata una grande perdita - aggiunge, poi la soluzione unenorme busta di sottovuoto larga 20 metri per 20, per raggiungere in profondità le fessure e i recessi più profondi e isolare il materiale». A Gibellina, invece, la soluzione escogitata per ripulire il Cretto è allo studio della Regione per un progetto da utilizzare nella ristrutturazione dei mosaici di PiazzaArmerina: «Il ghiaccio secco diffuso da un compressore ha restituito identità al sudario bianco che aveva perso la sua smagliante differenza col resto del paesaggio». Rava ha visto molti turisti arrivare a Gibellina «ci sono opere darte meravigliose, è un luogo dattrattiva ideale ma servono più servizi, accoglienza e spiegazioni, cè molto interesse da parte del pubblico». Un coinvolgimento sperimentato anche a Catania, dove le opere commissionate da Antonio Presti a tanti artisti si uniranno in un percorso che cinge il quartiere di librino: «Gli artisti stanno lavorando nelle aule magne di quattro scuole, insieme agli studenti - aggiunge lesperto - le immagini degli abitanti saranno proiettate sulle facciate bianche delle case e ci saranno giardini lungo gli svincoli per dare un segno rasserenante a una città ferita».