Ha recuperato visitatori soltanto nel finale grazie alle scuole PISA. La mostra "Pisa e i Lorena" ha recuperato in extremis i visitatori che, grazie all'infornata delle scuole, hanno superato le 10.000 unità. «Abbiamo raggiunto un risultato accettabile», commenta Nicola Landucci, assessore provinciale alla cultura. Di queste 10.276 persone che hanno calcato le sale del Palazzo Reale, sede della mostra, i non paganti sono stati 1.833 che si sono concentrati il giorno dell'inaugurazione e nelle due giornate di accesso gratuito alla mostra. La mostra ha chiuso i battenti il 14 dicembre, un peccato perché forse i visitatori sarebbero aumentati nel periodo delle feste natalizie. La media dei visitatori nei tre mesi di esposizione è stata di 120 persone al giorno. Dire se la mostra abbia ottenuto i risultati di pubblico attesi è alquanto arduo, perché è difficilmente paragonabile con altre mostre di carattere storico in giro per la Toscana. Da un lato questo è un segno distintivo, non v'è dubbio; dall'altro, l'occhio, forse con una certa invidia, cade sui dati di affluenza per la mostra a Firenze del quadro di Raffaello - la Madonna del Cardellino - che in una sola settimana ha fatto 15.000 visitatori paganti, a fronte dei 10.000 in tre mesi per i Lorena. Fatto sta che è solo grazie all'afflusso corposissimo delle scuole dell'intera provincia che si è potuto arrivare a una cifra di una certa rilevanza. Landucci commenta: «Ben vengano le scuole. La mostra è stata pensata per fare luce su un periodo storico importante, ma che non è mai stato valorizzato quanto la Pisa repubblicana, medievale e rinascimentale». Giusto e meritorio, quindi, aver concentrato sforzi economici e organizzativi su "Pisa e i Lorena", ma va ricordato che, stando alla tabella delle esenzioni e degli sconti sui biglietti, gli studenti accompagnati dagli insegnanti hanno pagato la metà del biglietto: 3 euro invece di 6. Come dire che al "botteghino" la mostra sui Lorena non è stato un successo economico, visto che l'incasso è stato - a essere di manica larga - di alcune decine di migliaia di euro. Il costo dell'evento espositivo si è aggirato intorno a un milione di euro. Quasi la metà, a carico degli enti promotori: Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio, Università, Soprintendenza e Comune di Pisa. «La mostra dei Lorena - ribatte Landucci - non era stata pensata come esposizione da botteghino, da boom di incassi, ma grazie a questa iniziativa e alla visibilità nazionale che ne hanno dato i media, è stato valorizzato l'intero territorio pisano». E visto che a Pisa ci si lamenta sempre della scarsa comunicazione degli eventi, il battage informativo è stato esemplare sui media locali, regionali e nazionali. L'esposizione a Palazzo Reale ha richiamato un pubblico di una certa caratura intellettuale, di nicchia, o comunque appassionati di storia. «Se ci mettiamo ad analizzare i dati di afflusso - dice ancora Landucci - vediamo che c'è un incremento notevole di visitatori nell'ultimo mese, a testimonianza di un apprezzamento che aumentava e si diffondeva anche grazie al passa parola». Tra gli ospiti d'eccezione va ricordato l'Arciduca Sigismondo D'Asburgo, ultimo discendente della dinastia, ed evento nell'evento, va segnalata l'esposizione della prima legge al mondo che sanciva l'abolizione della tortura e della pena di morte, firmata a Pisa dal Granduca Leopoldo nel 1786. «È stato - conclude l'assessore Landucci - un momento denso di significato, perché coincideva con la Festa della Toscana e il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, ha ricordato il ruolo dei Lorena nella legislazione all'avanguardia per i diritti umani, e ha dato ampio risalto alla mostra pisana». Carlo Venturini