la storia Era la controversia più antica del tribunale. Il ricavato della vendita dello stabile di Pré diviso fra 130 eredi L'ULTIMA SCONFITTA del signor Giacomo Filippo Strizoli e dei "fedecommessi" che ne amministrano i beni dal 1792, è il testo che annuncia, per il prossimo marzo, la messa all'asta di uno degli ultimi pezzi della sua colossale e per molto tempo inscalfibile eredità. Atto terminale di una delle cause più controverse e lunghe della storia del tribunale di Genova, il palazzo di vico Santa Fede 8 andrà all'incanto a marzo al prezzo, base d'asta, di 590 mila euro. Cinque piani, tredici appartamenti, una manciata di attività commerciali (chiuse) al piano strada, questo edificio è stato dichiarato di "importante interesse" dalla direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici. Perché, detta in soldoni, è arrivato dal '700 ai giorni nostri senza subire un solo intervento di restauro, portandoci quindi un decadente ma comunque fedele dettaglio della Genova che fu. E perché in corrispondenza dell'ingresso presenta un portale del Quattrocento di rara bellezza. «Questo palazzo appartiene a una storia lunghissima e travagliata, della quale non rappresenta che uno degli ultimi tasselli». Andrea Cosenza è l'amministratore della "comunione" dei beni Strizoli. Ha il compito di mostrare a eventuali pretendenti all'acquisto quel poco che c'è da vedere di questo immobile corroso da tempo e incuria. È lui a raccontare di Strizoli, imprenditore e pluripossidente che dopo essersi arricchito con le antiche calcinare di Borzoli e aver costruito un impero immobiliare decise, in punto di morte, che nessun erede avrebbe dovuto disperdere ciò che lui aveva creato. Volontà affidate a un testamento che nominava il cugino Gerolamo come fedecommesso perpetuo, amministratore nominato cioè a gestire i beni e a distribuirne tra i discendenti i proventi. Per sempre. Ben 115 immobili, 130 eredi "maturati" fino ad oggi, per smembrare e vendere questo immenso patrimonio di abitazioni, botteghe e fondi sono stati necessari due secoli di guerre tra amministratori ed eredi, due secoli di carte bollate, avvocati e ricorsi. Tutto scoppiò quando alcuni eredi di Gerolamo, nel 1803, chiesero di vendere e sciogliere la fedecommesseria. Una partita lunga, arrivata fino al ventesimo secolo. Finché nel 1991 e dopo una causa iniziata nel 1964, una delle più lunghe mai gestite dal tribunale di Genova, gli eredi l'ebbero vinta al terzo grado di giudizio. La Cassazione sentenziò che le fedecommesserie, nella moderna giurisdizione, non esistono più. E che quindi i beni sarebbero dovuti essere messi all'asta. «Impossibile quantificare cosa spettasse a chi - racconta Cosenza - così si decise che il tribunale avrebbe curato la vendita con una serie di aste, e successivamente avrebbe distribuito l'"incasso" tra gli aventi diritto». Oltre al palazzo di vico Santa Fede, oggi occupato da famiglie in molti casi senza un contratto valido di affitto, l'eredità comprendeva appartamenti e interi edifici in centro città e fuori. Tra questi immobili, ce n'erano alcuni in via Madre di Dio e attorno a via XX Settembre. Furono espropriati per costruire il Centro dei Liguri, poi sede della Regione, e il Mercato Orientale di via XX Settembre. In quegli anni sorse una causa legale per i primi pezzi sottratti a una "collezione" a questo punto mutilata. Ora gli eredi del (a questo punto) povero Giacomo Filippo Strizoli - alcuni diventati nel frattempo Strizioli, Striscioli o Strixioli - si fregano le mani aspettando l'asta del palazzodi vico Santa Fede. Quasi certamente nessuno si curerà di andare a riservare un pensiero o un grazie al danaroso antenato. D'altra parte dove sia finita la sua tomba, dopo che il convento della chiesa di San Domenico - che ne ospitò la salma - fu abbattuto per far posto al teatro Carlo Felice, nessuno lo sa. daniele grillo grilloilsecoloxix.it
LIGURIA - In causa da 201 anni: Palazzo Strizoliora finisce all'asta
Il palazzo di vico Santa Fede 8 a Genova, un edificio del XVII secolo, sarà messo all'asta il prossimo marzo. Il palazzo appartiene all'eredità di Giacomo Filippo Strizoli, un imprenditore e pluripossidente che nel testamento decise che i suoi beni non dovessero essere dispersi. La controversia sulla gestione dell'eredità è stata lunga e controverse, con due secoli di guerre tra amministratori ed eredi. Nel 1991, la Cassazione sentenziò che le fedecommesserie non esistono più e che i beni dovrebbero essere messi all'asta. Il tribunale di Genova curerà la vendita con una serie di aste e successivamente distribuirà l'"incasso" tra gli aventi diritto.
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