Ritrovati a Torino quattro bassorilievi scomparsi da villa Albrizzi I quattro bassorilievi erano spariti 33 anni fa dalla splendida villa Albrizzì di Preganziol. Sono stati rintracciati a Torino, tra i tesori d'arte degli Agnelli che li avevano acquistati regolarmente negli anni Novanta. I quattro gessi, opera di Antonio Canova, non erano stati rubati ma semplicemente venduti nel '71 dal proprietario, l'allora conte Francesco Nanuk Franchetti, quando la Provincia di Treviso acquistò la villa, nonostante fossero vincolati e di conseguenza non in completa disponibilità del nobile. di Carlo Mion Ieri i finanzieri del Nucleo provinciale di polizia Tributaria di Venezia hanno suonato a villa Frescot, sulle colline di Torino e, in attesa che la Procura della Repubblica di Treviso stabilisca a chi spettano, hanno posto sotto sequestro i gessi che sono stati lasciati in custodia giudiziale alla famiglia Agnelli. Antonio Canova li realizzò fra il 1787 ed il 1792, hanno un valore stimabile attorno ai quattromilioni e mezzo di euro. I capolavori erano un tempo collocati sotto la baronessa sud della villa. L'intero complesso compreso parco e bassorilievi, risultavano vincolati dalla legge sui beni architettonici dal giugno del '65. In base a questa tutela i bassorilievi erano diventati «corpus unico» del complesso della villa, il proprietario, il barone Raimondo Nanuk Franchetti, morto a Venezia sette anni fa all'età di 71 anni, non poteva quindi disporre liberamente dei singoli beni, né tanto meno avrebbe potuto alienarli. Non potevano essere nemmeno rimossi dal loro sito, n barone Franchetti, il 10 novembre 1971, quando cedette la villa alla Provincia, fece inserire una clausola nel contratto per effetto della quale le opere del Canova venivano indicate come «cose mobili di sua proprietà in quanto costituenti C9lìezione privata». Da qui l'asportazione ritenuta ora illegale. E' stata la pubblicazione di un recente libro su Isabella Teotochi Albrizzi a riportare all'onore delle cronache la vicenda dei gessi. Da qui sono iniziate le indagini della Guardia dì Finanza che, coordinata nell'inchiesta dal pm trevigiano Iuri De Diasi, è riuscita a n trovare e recuperare i preziosi bassorilievi individuando i vari passaggi sul mercato delle opere d'arte. Inizialmente il conte Franchetti li aveva venduti a commercianti d'arte bresciani A metà degli anni Ottanta vennero acquistati dalla famiglia del re del tondino Lucchini e da questi venduti a Giovanni Agnelli negli anni Novanta, il reato su cui indaga la Procura è la rimozione di beni artistici vincolati senza autorizzazione. Reato che eventualmente sarebbe stato commesso dal conte Franchetti ora morto e quindi non più perseguibile. Lo studio Chiusano che rappresenta la famiglia Agnelli interviene a precisa: «Attualmente le opere sono di proprietà degli eredi. La Provincia di Treviso autorizzò espressamente l'allora proprietario a disporne liberamente. Per ammissione degli stessi investigatori gli Agnelli sono estranei a qualunque tipo di contestazione. Comunque hanno assicurato la loro massima collaborazione con l'autorità giudiziaria».