C'era una volta il Cimac: un oggetto misterioso che si celava dietro un nome oscuro e un po' minaccioso (in realtà un mite acronimo che, sciolto, significa Civico museo d'arte contemporanea) e se ne stava ben nascosto all'ultimo piano di Palazzo Reale. Soffitti bassi, finestrelle da stanze di servizio (lo erano state), custodi annoiati. E un tesoro strepitoso di capolavori del '900, ovviamente sconosciuti ai più. Fra poco più di tre anni ci sarà invece il Museo del Novecento: troverà casa nell'Arengario, uno dei due edifici gemelli (quello contiguo a Palazzo Reale) progettati nel 1937 da Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffini, per il quale Italo Rota, vincitore del concorso internazionale d'architettura indetto dal Comune di Milano nel 2000, ha ideato una scala elicoidale intensamente illuminata che si srotolerà dietro alle gigantesche vetrate della facciata ben visibile dunque dalla piazza e in stretto rapporto con la città e che condurrà i visitatori attraverso l'arte del secolo scorso, in un viaggio che fra mille avventure visive, dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (1901) li porterà fino al salone in facciata dei Fontana, all'ultimo piano. Qui, i magnifici suoi dipinti (molti della collezione Boschi, giunta in dono alla città nel 1973) saranno esposti sotto all'ultimo arrivo: un lucente soffitto che Lucio Fontana eseguì per un albergo dell'Elba e che, acquisito dal ministero, è stato affidato dalla soprintendente Maria Teresa Fiorio alle raccolte d'arte del Comune. Era stata lei, del resto, quando era direttore di quelle raccolte, a suggerire l'Arengario come sede per il Cimac, con una scelta condivisa da subito dall'assessore Salvatore Carrubba e da Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale dell'assessorato. Difficile del resto immaginare un contenitore più felice per l'arte del '900, di questo edificio dalle tipiche forme anni Trenta, decorato all'esterno dai rilievi di Arturo Martini, che ospiterà il meglio dell'arte italiana di quel secolo, comprese naturalmente (e finalmente, visto che prima se ne stavano nei depositi, per mancanza di spazio) le magnifiche sculture dello stesso Martini. Già finanziati (27,5 milioni di euro), i lavori prenderanno il via alla fine, di quest'anno, una volta conclusa la gara d'appalto, e dureranno tre anni. E dalla fine del 2007, dopo il Quarto Stato, incipit storico del percorso, le 400 opere scelte tra le oltre 3.500 del patrimonio del museo da Marina Pugliese e Luigi Sansone con Alessandra Mottola Molfino, saranno distribuite nei 3.200 metri quadrati di superficie espositiva in un ordinamento che punta a evidenziare i nuclei più forti di identità del museo: la collezione Jucker (acquistata nel 1992), con i capolavori delle avanguardie stori-che europee, del futurismo e della metafisica; i Boccioni donati da Ausonio Canavese nel 1934 e le magnifiche opere degli altri maestri del futurismo, da Balla a Carrà, Severini, Soffici, Sironi; gli anni Venti e Trenta, con il Novecento (Sironi in testa, e con lui tutti gli altri maestri di quell'area, dal gruppo "storico" a coloro che ne condivisero le atmosfere: Carrà, Arturo Martini, Funi, Guidi, Casorati, Tozzi, Rosai, l'appartato Morandi, con opere dagli anni Venti in poi, e Marino Marini), e.jspi de Chirico, Savinio e gli altri «Italiens de Paris», ma anche coloro che contestarono le poetiche novecentiste, dagli astrattisti degli anni Trenta, a Corrente, alla Scuola Romana, al Chiarismo. E, ancora, gli anni Cinquanta e Sessanta con opere capitali dello Spaziali-smo (Fontana in testa), del Mac, dell'Informale, del Pop, dell'Arte Povera, del Concettuale, fino alla Transavanguardia. Il criterio prescelto per l'ordinamento è quello di una libera sequenza cronologica, con pause di approfondimento per i gruppi o gli artisti più significativi e con una speciale attenzione all'integrità dei nuclei collezionistici. Il tutto in un allestimento a maglie larghe, aperto alle donazioni o ai depositi di collezionisti e artisti (Arnaldo Pomodoro è fra i primi) che dopo decenni potranno riprendere il dialogo interrotto con i musei della città, certi di vedere esposte le loro opere. Quanto al percorso cronologico, la scelta è in evidente e deliberata controtendenza rispetto a quella tematica oggi in voga, dopo la Tate Modern e il riallestimento del MoMA di New York: perché, come spiega Alessandra Mottola Molfino, «questi allestimenti fortemente anticronologici negano i principi stessi dell'estetica per il desiderio di attirare nuovo pubblico suscitando clamore: ma io sono convinta che un curatore di museo non possa permettersi, in nome della moda e delle proprie ambizioni, di scardinare il senso della storia, ingannando il pubblico e finendo anche con il penalizzare i più vecchi e fedeli fruitori dei musei, cioè gli artisti, gli storici e gli insegnanti».
II gioiello sarà il nuovo Arengario
Il Museo del Novecento di Milano sarà inaugurato nell'Arengario, uno degli edifici gemelli progettati nel 1937. Il museo sarà ospitato da un'opera di Italo Rota, che include una scala elicoidale intensamente illuminata. Il museo sarà sede di una collezione di capolavori del '900, comprese opere di artisti come Fontana, Carrà, Sironi e Morandi. I lavori di costruzione inizieranno alla fine del 2006 e dureranno tre anni. Il museo sarà organizzato in un ordinamento che punta a evidenziare i nuclei più forti di identità del museo, con una libera sequenza cronologica e pause di approfondimento per i gruppi o gli artisti più significativi.
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