L'assessore alla cultura Salvatore Canubba fa il punto sul rinnovamento delle raccolte civiche Molte le iniziative in corso, dalla messa a norma del Castello al restauro di Palazzo Reale. Ma rimane la difficoltà di comunicare tutti questi progetti Un teatro storico risanato di sana pianta e un altro costruito ex novo in ventisette mesi. Un castello rinascimentale messo a norma, una reggia neoclassica finalmente ristrutturata dopo i danni della guerra. E poi, nuovi musei: uno tutto dedicato all'Ottocento e uno tutto al Novecento. In più, una casa-museo con una collezione d'arte contemporanea da capogiro. Stiamo parlando di Bilbao? No, di Milano. Una città che in questi ultimi anni ha investito risorse ingenti nel patrimonio artistico e culturale permanente ma che forse non è riuscita a comunicare gli sforzi compiuti. Genova si è inventata un logo e uno slogan per promuovere eventi e riaperture di musei nel 2004; Torino ha da tempo acceso potenti riflettori sui mondiali di sci del 2006. Milano ha fatto tante cose e ne ha messe altrettante in cantiere, ma pare abbia anche innestato la sordina mediatica, soprattutto a livello nazionale. Parliamo di questo argomento con l'assessore alla Cultura Salvatore Carrubba che, da giornalista esperto, separa subito i fatti dai commenti, e comincia dai fatti: «La prima cosa che mi preme sottolineare è il cambiamento di rotta indotto da questa amministrazione. Normalmente, un assessore alla cultura punta su iniziative di breve periodo, quelle che gli assicurano il consenso elettorale. È un dato di fatto che, fin dagli inizi del mio mandato, abbia voluto insistere sulla questione strutturale, vale a dire perché si interviene sul patrimonio artistico permanente. Noti le nascondo che è proprio queste l'aspetto che mi piacerebbe venisse ricordato del mio impegno politico: l'aver insistito pei un progetto di recupero del patrimonio milanese e l'aver tenuto conto di tutti gli aspetti delk cultura, aite, musica, musei, biblioteche, teatri e scienza». Non c'è dubbio che a Milano in questi anni sia stata messa molta carne al fuoco. Ma tornando al tema iniziale, domandiamo all'assessore perché i numerosi lavori fatti sono così poco percepibili. E prendiamo i titolo di esempio il Castelk Sforzesco. «Quando sono arrivato in Comune nel 1997, l'unico documento che ho trovato relative al Castello Sforzesco era un documento a me ben noto: il libro pubblicato dalle Edizioni del Sole-24 Ore sulle condizioni disastrose in cui versava il monumento, quasi in abbandono e senza progetti. Bisognava agire in due fasi. La prima fase, conclusa, è coincisa col rinnovamento dell'impiantistica: abbiamo rifatto tutti gli impianti di sicurezza, illuminazione e climatizzazione. In contemporanea abbiamo recuperato nuovi spazi espositivi e aperto un book shop che è oggi la più grande e fornita libreria d'arte di Milano. Adesso partirà la seconda fase. Grazie al finanziamento di 26 milioni di euro stanziati dalla Fondazione Cariplo, si metterà mano ai nuovi allestimenti delle raccolte (a giorni aprirà quella dei mobili antichi), alla ripavimentazione dei cortili, al restauro delle facciate, all'apertura della caffetteria e al recupero di nuovi spazi di esposizione e riunione all'ultimo piano del castello. Spero che dopo tutti questi lavori qualcuno prima o poi "percepisca" il cambiamento». Speriamo. Ma c'è un altro cantiere che i milanesi da anni "percepiscono" sempre e solo come tale: Palazzo Reale. Siamo di fronte a un'altra "fabbrica del Duomo"? «No, al contrario. I lavori di Palazzo Reale sono in dirittura d'arrivo. È già partito il terzo lotto che interesserà il terzo piano del palazzo, le facciate e i cortili. Poco prima o poco dopo il 2006 (e io, ovviamente, spero poco prima) dovremmo restituire a Milano il Palazzo Reale completamente recuperato, con il Museo della Reggia da un lato e le aree espositive dall'altro. Bisogna riflettere sul fatto che in sette anni si è concluso un recupero sul quale si discuteva da sessant'anni. Ma mi permetta di sottolineare anche un altro aspetto: che nonostante i complessi lavori, Palazzo Reale ha continuato a proporre in questi anni grandi mostre e una vivace attività scientifica. Attualmente ci sono quattro rassegne aperte in contemporanea, tutte di grande livello; francamente nemmeno a New York mi sembra che l'offerta sia cosiìricca». Le mostre però passano, i musei restano. Vero, assessore? «Verissimo: a Milano resterà in permanenza la splendida casa-museo Boschi, mentre nell'edificio dell'Arengario in piazza Duomo troverà posto la collezione del Cimac in un nuovo Museo del Novecento, con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo che accoglierà il visitatore. La Villa Reale di via Palestro, ora in ristrutturazione, diventerà invece il Museo dell'Ottocento, con nuove scultore e nuovi dipinti, alcuni provenienti dall'Accademia di Brera. Il Museo di Milano ha appena riaperto i battenti con un nuovo allestimento e il lascito di un'intera collezione, la collezione Litta». In effetti, quello dei lasciti sembra essere un fenomeno in aumento negli ultimissimi anni a Milano. Un segno che i cittadini sono tornati ad avere fiducia nell'istituzione comunale? «La progettualità ha come immediato esito la generosità. Il fatto che all'Ansaldo sia stato previsto un Museo delle culture extraeuropee ha indotto il lascito Balzarotti di arte mesoa-mericana, e così spero che il Museo dell'Arengario attiri lasciti o faciliti acquisizioni di importanti collezioni del Novecento italiano». I motivi di soddisfazione sembrano non mancare, eppure il sistema culturale di Milane non è adeguatamente conosciuto. Qual è l'opinione dell'assessore in proposito? «Poche città in Italia stanno investendo come stiamo facendo noi nel settore della cultura: le ricordo solo il grande cantiere della Scala, sperando che qualcuno ne abbia sentito parlare. Le dico però che il Governo italiano non ha ci ha supportato: io ho avvertito molto l'isolamento della città su queste questioni. L'unico che ha mostrato grande attenzione è state il Presidente della Repubblica, presente a numerose nostre inaugurazioni. Anche la stampa mi è parsa poco sensibile: mi pare fuor di dubbio che preferisca l'effimero e che metta in secondo piano queste realtà strutturali». Che cosa direbbe, infine, i chi si lamenta che a Milano non succede mai nulla? «Ripeterei quello detto fin qui, e farei anche presente che chi si lamenta non rappresenta la maggioranza dell'opinione pubblica, che ha invece reagite benissimo alle nostre proposte: la casa Boschi è stata presa d'assalto e al Castello Sforzesco passano quasi due milioni di persone all'anno. Ma ricorderei anche l'eccezionale tempestività con cui si stanno svolgendo i lavori alla Scala che sarà pronta per l'inagurazione del prossimo 7 dicembre. La sala del Piermarini sarà più bella di prima: un grande successe non dell'amministrazione A-bertini ma dell'intera città. Ebbene, tutto questo è avvenuto, nonostante il "gufaggio" generalizzato».