Una destra che oggi a Napoli non offre alcuna alternativa credibile per aprire nuove prospettive. Ma adesso i motivi che sostenevano quella tesi si sono sicuramente ristretti. Bisogna dire, nondimeno, che la serietà politica obbliga a scegliere il male minore, e in questo senso non è del tutto irrealistico ritenere che la nuova giunta possa risalire la china per un tratto significativo a condizione che i vertici nazionali del Pd siano determinati nel voler raggiungere tale traguardo. È una responsabilità che ricade sul segretario Veltroni e il commissario Morando, che dovrebbero esercitare una costante funzione di stimolo e di verifica nei confronti della attività della giunta. Tutta la partita si gioca sul raggiungimento di due ben definiti obiettivi programmatici. Primaria è lesigenza di mettere in carreggiata i servizi comunali da cui dipendono la vivibilità e il decoro civico della città, esigenza drammaticamente avvertita e invocata dai napoletani. Si vedrà presto se la nuova squadra messa su dalla Iervolino ha la visione adeguata di questo grave problema e la capacità di risolverlo. Ma poi è politicamente rilevante che non ci siano altri dannosi ritardi nellavvio di un piano di sviluppo per larea napoletana, un problema troppo a lungo trascurato. In questi ultimi anni cè stato un arretramento rispetto a quaranta-cinquanta anni fa, quando vigeva lidea che lo storico sottosviluppo dellarea napoletana poteva essere affrontato solo con lo strumento della programmazione dello sviluppo. In tale direzione andavano le analisi della Svimez e di "Nord e Sud", e anche le idee dellIri che portarono alla elaborazione del "progetto-pilota dellarea napoletana". Il fatto che questo progetto non ebbe seguito, rappresenta il primo grande fallimento del ceto politico campano nato con listituzione della Regione nel 1970. Occorre lavorare per la ripresa del processo di industrializzazione. Oggi larea napoletana registra un tasso di industrializzazione (numero di addetti per settore manifatturiero per ogni mille abitanti) che è pari a meno della metà della media nazionale; e ciò in una struttura sociale caratterizzata da estese sacche di sottoproletariato come in nessunaltra realtà metropolitana del mondo euro-occidentale. Se così stanno le cose, non cè il minimo realismo in chi crede che si possa reinnescare lo sviluppo industriale facendo appello allimprenditoria locale adeguatamente incentivata. Occorrono grandi investimenti dallesterno, tra i quali è fondamentale la componente estera. Un discorso analogo si deve fare per il turismo, che nellarea napoletana ha straordinarie potenzialità oggi miseramente inutilizzate. Finora sono echeggiate solo le proposte di piccolo respiro di assessori e addetti del settore, mai supportate da analisi tecniche dello sviluppo turistico che ci può essere in una plaga che vanta beni storico-ambientali, artistici e naturalistici come quelli del grande capoluogo, dei Campi Flegrei, del Vesuvio e della fascia costiera che va da Napoli a Pompei. Una sconfortante povertà di idee che la dice lunga sul profilo culturale delle nostri classi dirigenti. E qui è appena il caso di ribadire che un piano di sviluppo integrato passa necessariamente dal riassetto urbanistico-ambientale di tutta larea, con il risanamento e il restauro dei centri storici e il potenziamento delle infrastrutture territoriali. E anche a questo specifico riguardo, bisogna dire che è mancata una adeguata azione politico-amministrativa. Cè da chiedersi con puntuale realismo se il Comune di Napoli sia tecnicamente attrezzato per studiare un piano di sviluppo come quello qui brevemente indicato. La risposta è sicuramente no. Ma esso può assumere liniziativa di affidarne lincarico a un ente esterno di sicura competenza. Questo potrebbe essere la Svimez, centro di studi di seria tradizione culturale e morale.
CAMPANIA - la necessità dello sviluppo
La nuova giunta di Napoli è stata eletta con la promessa di risolvere i problemi della città, ma adesso è necessario scegliere il "male minore" tra le opzioni disponibili. La priorità è la gestione dei servizi comunali e la vivibilità della città, ma è anche necessario avviare un piano di sviluppo per l'area napoletana, che è stata trascurata per troppo tempo. La città ha un tasso di industrializzazione molto basso e una struttura sociale caratterizzata da estese sacche di sottoproletariato. Per reinnescare lo sviluppo industriale è necessario investire in grandi progetti esterni e incentivare l'imprenditoria locale.
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