E perché non si parla invece dei casi numerosi in cui i denari sono stati spesi benissimo, ad esempio nel recupero dei monumenti, che hanno dato vita ad una scuola torinese di restauro leader nel mondo, o della gestione del Teatro Regio che offre stagioni prestigiose, senza sprecare un centesimo? Ma il punto non è questo. La questione è che di fronte alla crisi Fiat tutti si sono sgolati a ripetere che bisognava costruire unaltra immagine della città, e che questa immagine passava principalmente per la cultura. Poi, recuperato, se è vero, il ruolo della grande industria, la cultura è tornata ad essere un di più, un lusso che da bravi padri di famiglia non ci possiamo permettere. Alla faccia della coerenza. Sembra quasi che Torino - esageroma nen! - si senta più sicura nel vecchio ruolo di "one-company-town", che non in quello di città che cerca se stessa anche attraverso lo specchio - e la riflessione critica - della cultura. Nello stesso tempo, simpatico paradosso, continua ad essere una delle città più colte, più sensibili. E stato appena aperto - che sfrontatezza - un nuovo museo, il Mao. Le stagioni musicali hanno pochi confronti anche nelle capitali, di cui una, Milano, ha chiesto ed ottenuto il know-how di Settembre Musica. Fa piacere leggere ora che il più grande festival musicale italiano sarà decurtato per decisione di enti e fondazioni, e che la parola dordine corrente sia «biennalizzare», accanto a quella, non migliore, «razionalizzare». Certo che bisogna spendere meglio, chi lo nega? Ma abbassare numero e livello delle iniziative è unaltra cosa. Gli stati generali convocati dallAssessore Oliva sfoceranno in una manifestazione pubblica il 14 febbraio. Torino - ne va dato merito allassessore - è in questo momento la città dove più si discute e si protesta contro i tagli del governo. Già, del Governo. Perché anche qui, bisognerebbe sgomberare il campo da ogni sospetto di ipocrisia: la colpa è tutta di Bondi? O magari qualche indifferenza, qualche fastidio non alloggia anche nei palazzi torinesi? E non parliamo degli assessorati competenti. Detto questo, un ritorno al passato leviamocelo dalla testa. Torino con i Giochi invernali e appunto i buoni investimenti nella cultura è cambiata in modo irreversibile, è la città italiana forse con lidentità culturale più forte. Dovremmo smettere con un altro luogo comune stucchevole, lossessione dei confronti e della ricerca di modelli. «Torino non è Firenze!». Ma va?! E perché dovrebbe esserlo? Non basta a se stessa? «Torino non sarà mai un città turistica!». Ma di quale turismo? Quello che ha reso invivibili le cosiddette città darte, o invece un turismo selezionato, che non faccia grandi numeri, ma possibilmente buoni fatturati e soprattutto diffonda limmagine forte della prima capitale? Torino ha anche una tradizione rara di cultura popolare "alta", lossimoro è inevitabile. Basti pensare a soggetti purtroppo scomparsi come la Pro-cultura Femminile, o a quelli per fortuna vivi e vegeti come lAccademia Stefano Tempia, la più antica (1875) dItalia, che sta compiendo un grosso sforzo di rinnovamento. Se qualcuno pensa solo ad una cultura di grande eventi, più "vendibili" sul mercato della comunicazione, si accorgerà presto di costruire sul nulla. ( Vicepresidente Accademia Stefano Tempia)
TORINO - Torino è cambiata in modo irreversibile indietro non si torna
Torino è una città che ha cambiato in modo irreversibile grazie ai Giochi invernali e ai buoni investimenti nella cultura. La città ha una identità culturale forte e non si sente più sicura nel vecchio ruolo di "one-company-town". La cultura è tornata ad essere un di più, un lusso che non si può permettere. La città ha anche una tradizione rara di cultura popolare "alta". Tuttavia, alcuni pensano solo ad una cultura di grandi eventi, più "vendibili" sul mercato della comunicazione, e si accorgeranno presto di costruire sul nulla. La città sta per affrontare gli stati generali convocati dall'Assessore Oliva per discutere i tagli del governo.
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