I centanni della chiesa liberty del Sacro Cuore in viale Piave tra arte, devozione e solidarietà È la sola chiesa in stile liberty di Milano e ha appena compiuto cento anni. I graziosi motivi floreali che decorano la facciata, elegantissimi e di gusto mondano, fanno pensare più alla Belle Èpoque che a un luogo di culto e sembrano presi in prestito dai palazzi di corso Monforte o di corso Venezia. La chiesa del Sacro Cuore, in viale Piave, consacrata il 25 aprile 1908, appartiene ai frati Cappuccini che, da cinque secoli, a Milano si prodigano per patrocinare larte e, soprattutto, per prestare assistenza ai più poveri. Questanno ricorre anche il cinquantesimo dallapertura della mensa dei poveri, accanto alla chiesa e al museo, che serve gratuitamente 2.500 pasti caldi al giorno. Arte e carità entro le stesse mura: una duplice vocazione che i Cappuccini non hanno mai tradito fin dai tempi di fra Cristoforo, quando i frati commissionavano pale daltare ai più importanti pittori milanesi, come il Cerano, e assistevano i malati di peste nei lazzaretti, come racconta il Manzoni nei Promessi sposi. La mostra Sacro e Liberty, allestita al Museo dei Beni Culturali Cappuccini di via Kramer, racconta la storia della chiesa attraverso i disegni originali dei progetti eseguiti da Giorgio Combi e Paolo Mezzanotte. Foto, cartoline e documenti illustrano le vicende dei frati che hanno vissuto nel convento, come padre Giannantonio Agosti, spedito nei campi di concentramento per avere aiutato molte famiglie di ebrei, e fra Cecilio Cortinovis, il fondatore della mensa dei poveri, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Unintera sezione è dedicata alliconografia del Sacro Cuore, al quale è intitolata la chiesa: opere senza alcuna pretesa artistica, smaccatamente kitsch, che però hanno fatto la storia della devozione popolare fin dal 1765, quando Pompeo Batoni, ritrattista richiesto in tutte le corti dEuropa, dipinse la prima immagine di Gesù che tiene in mano il proprio cuore ardente. In mostra anche alcune opere ricevute in dono dai Cappuccini, tra cui un bel paesaggio divisionista di Angelo Morbelli. Nel sito si legge che «lingresso al museo è e sarà sempre gratuito»: non è poco in una città dove, come ha scritto Antonio Skarmeta, «il sole è lunica cosa che non costa niente ma non lo trovi mai».