Non sarà la Pyramide che Mitterrand volle per il Louvre, però è un segno trasparente di buona volontà. È una piramidina quella che gli esperti stanno infatti ipotizzando (e discutendo) fra le varie soluzioni per lasciare in mostra permanente i mosaici della domus romana scoperta in piazza Sordello. Dovrebbe essere la volta buona: a quasi due anni e un mese dalla scoperta archelogica, per l'inaspettato monumento della Mantova del I secolo dopo Cristo sta per essere sciolta la questione amletica. Mostrare o occultare? Cioè lasciare in vista i mosaici pavimentali, trasferirli nel Museo Archeologico Nazionale (sempre costruendo) di piazza Castello, oppure "proteggerli" riseppellendoli sotto i ciottoli, amen. Poco prima di Natale nella sede del ministero dei beni culturali si sono confrontati tutti i sovrintendenti coinvolti nella questione del cratere e gli specialisti in materia. Dopo ampia discussione sarebbero state formulate due ipotesi di soluzione. In entrambe prevale la priorità di lasciare in loco e in vista i pavimenti con una soluzione strutturale e funzionale che non sia dissonante con la piazza. Ecco quindi la proposta - da far maturare in progetto - di proteggere i mosaici con una "casa" trasparente, che nel bozzetto riprodotto in questa pagina ricorda appunto una piccola piramide, tutta da perfezionare. L'occasione ministeriale di venti giorni fa avrebbe di conseguenza liquidato le sollecitazioni a scavare-studiare-chiudere per abbracciare l'indirizzo più clamorosamente ovvio: studiare-scavare-vedere. All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sovrintendente regionale all'archeologia Umberto Spigo con la collega Elena Maria Menotti che è direttore dei lavori e responsabile del nucleo operativo di Mantova, il sovrintendente ai beni architettonici e del paesaggio Luca Rinaldi, il sovrintendente ai beni artistici e storici Filippo Trevisani. Con loro Cristina Ambrosini, inviata dal direttore regionale dei beni culturali Mario Turetta. Un vertice vero e proprio, convocato dal comitato tecnico-scientifico unificato del ministero. È evidente che il ritrovamento dei mosaici e il loro futuro sono un problema finalmente da sciogliere, ma sono anche un tema che sta fra le priorità del Comune di Mantova. Probabilmente la concentrazione del ministero retto da Sandro Bondi sull'argomento è stata alimentata anche dalle pressioni dell'amministrazione comunale sul dicastero, da una parte dal sindaco Fiorenza Brioni, dall'altra dal vice e assessore alla cultura Paolo Gianolio. La Brioni in ottobre: «È nostra intenzione fare tutto il possibile per dare alla città un'ulteriore attrattiva storico-artistica e per aprire un nuovo capitolo della sua storia straordinaria, fatta di preziose testimonianze». Gianolio in settembre: «Credo sia indispensabile rivolgersi immediatamente e direttamente al ministro dei beni culturali per sottoporgli la questione. Spero di riuscire a trovare una sponda sicura. L'interesse dell'amministrazione comunale di Mantova è superiore a quello che può avere la sovrintendenza». Le due idee "graficizzate" (spiegano i tecnici) ora attendono il parere del comitato ministeriale, che ha funzione consultiva ma non vincolante. In ogni caso l'orientamento è quello della visibilità, stretta o larga. Una parte degli specialisti e dei responsabili è del parere di mantere le dimensioni dello scavo, lì concluderlo, e proteggerlo con la piramide formato minimal puntata sul mosaico degli ottagoni. Fra i sostenitori di questo indirizzo il sovrintendente Luca Rinaldi. Un'altra parte sarebbe invece orientata a estendere le ricerche, almeno su tutto il lato corto di piazza Sordello, dove c'è il filare di tigli. Questa soluzione larga permetterebbe di sondare l'intero fronte sud, definire il perimetro dell domus romana e semmai l'estensione dell'insula, l'isolato. Questa versione è sollecitata dal sovrintendente regionale all'archeologia Umberto Spigo. La scelta della definizione di piramide siamo certi non piacerà ai sovrintendenti, perché il loro scrupolo è quello di non interferire sull'assetto della piazza e perché l'ipotesi grafica è soltanto un'idea. Solo un'idea il bozzetto che pubblichiamo, un'altrettanta idea quella dello scavo della trincea verso il Listone che - secondo Spigo - dovrebbe prevedere una copertura trasparente con telaio metallico e con tratti di percorso a livello dello scavo. Sopra e sotto. «Certo, la domus in vista è un valore aggiunto per la conoscenza della stratificazione di piazza Sordello che però non deve essere turbata». Spigo insiste anche sulla temporaneità della struttura per consentire comunque la prosecuzione delle ricerche e la scelta della copertura più idonea e definitiva. La domus è stata scoperta nel dicembre 2006. Lo scavo per l'installazione di un dissuasore di parcheggi selvaggi in piazza Sordello (angolo Questura) intercettò il primo pavimento. Mosaico fatto di tessere bianche perimetrato da una classica cornice a treccia. La sorpresa successiva: un altro ambiente dove la decorazione musiva è invece a tessere colorate e ritmata da ottagoni con figure di divinità e altri disegni geometrici con animali e piante acquatici. Tappeto pavimentale di gran lusso, che richiama stilisticamente quelli di Santa Giulia di Brescia e di Sirmione. Casa di vip, di conseguenza, quella trapelata - anche con le murature dipinte di rosso e giallo e prezioso "opus sectile" - all'imbocco di via Tazzoli, ricca quanto quella individuata in via Accademia, con i suoi mosaici sotto un bar. Domus nelle propaggini meridionali di quella che fino a ieri era ritenuta la città romana compressa dentro il rettangolo della moderna piazza Sordello. Una certezza ormai infranta (e meno male) appunto dall'individuazione di strutture abitative di rango o viabilistiche fuori dall'area classica. Basti ricordare che l'estate scorsa in piazza Santa Barbara, proprio davanti alla basilica, emerse un tratto di strada romana, con i suoi candidi basoli segnati dal solco dei carri. Direzione attuale ponte di San Giorgio. Non di soli Gonzaga vive Mantova.
Gazzetta di Mantova
8 Gennaio 2009
MANTOVA - Mosaici in vista? Spunta l'idea della mini piramide
ST
Stefano Scansani
Gazzetta di Mantova
Il ministero dei beni culturali ha convocato un vertice per discutere il futuro dei mosaici della domus romana scoperta a Mantova. La questione è se mostrare o occultare i mosaici pavimentali, trasferirli nel Museo Archeologico Nazionale o proteggerli sotto i ciottoli. Dopo ampia discussione, sono state formulate due ipotesi di soluzione: una che prevede la protezione dei mosaici con una "casa" trasparente, simile a una piccola piramide, e un'altra che prevede l'estensione delle ricerche per sondare l'intero fronte sud della piazza.
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