Dal 1952 l'editore Felici racconta la città: negli ultimi 8 anni ha pubblicato 350 titoli Dal folklore alla cucina, dall'archeologia al fantasy, il catalogo propone oltre 50 sezioni, tutte però legate al territorio Digiti www.felicieditore.it e ti ritrovi a osservare dall'alto mille anni di storia pisana. Un catalogo che colpisce per la varietà delle sezioni, più di una cinquantina. Frutto del lavoro di una piccola casa editrice che sogna in grande, e che negli ultimi anni ha moltiplicato l'offerta abbandonando le radici di storica tipografia per puntare tutto sul mondo dell'editoria. Una scelta fatta una ventina d'anni fa da Fabrizio Felici, 44 anni, erede di una famiglia di stampatori pisani. Come è nata la Felici editore? Mio nonno, che si chiamava Epaminonda, negli anni venti aprì una piccola tipografia nella zona di Porta a Mare. Lavorava già come incisore su pietra, come dipendente, e riuscì a mettersi in proprio. Un'attività proseguita fino al 1938. A mio padre Spartaco, il più giovane di 11 figli, lasciò due macchine da stampa. Fra le tante attività postbelliche, avendo i macchinari, mio padre all'epoca ventiquattrenne decise di riaprire la tipografia. Era il 1952. Si trattò di ricominciare da zero, dato che la vecchia attività era solo un ricordo di bambino. L'azienda si chiamava Editrice Universitaria Litografia Felici, nella zona della Cittadella. All'inizio puntò molto sulla collaborazione con università ed enti pubblici. A fine anni cinquanta iniziò a pubblicare qualche dispensa universitaria, e si spostò in lungarno Pacinotti, dove rimase fino all'alluvione del 1966, che devastò i locali. Fino a metà anni settanta proseguì l'attività in piazzetta San Giorgio, accanto alla Sapienza, quindi si trasferì prima a Ospedaletto, poi nell'attuale sede alla Fontina. Nel 1988 sono subentrato come socio in quella che era una ditta individuale. Dal 2001 dirigo l'azienda. Quali sono il primo e l'ultimo libro pubblicati? Il mio primo è stato un libro sul Gioco del ponte a Pisa, del 1987, di Mauro Gianfaldoni. Gli ultimi una biografia di Giacomo Puccini, di Dieter Schickling, tradotta dal tedesco. Ma solo a dicembre sono uscite 10 novità. Quanti libri ha pubblicato? Da quando ho in mano io l'azienda, dal 2001, circa 350 titoli. negli anni precedenti un centinaio. Dal 2001 abbiamo infatti abbandonato la stampa per dedicarci al settore editoriale. Una scelta di mercato ma anche di passione: l'editoria è sempre stata il mio sogno. La soddisfazione di creare un libro dal niente è straordinaria, ogni volta è come se nascesse un bimbo. Qual è il libro che ha venduto di più? "Il fattore i per una teoria generale sull'imbecillità" del professor Piero Paolicchi. Nel 2007 è stato un best seller, settimo nella classifica nazionale delle vendite per la saggistica. Una tiratura di diecimila copie, a totale rischio della casa editrice, senza sponsor. La prima tiratura era stata di 1000 copie, poi sono seguite 5 ristampe. Si tratta di un testo satirico, che partendo dall'esperienza di uno psicologo, rende fruibile a tutti, grazie aln taglio umoristico, i risultati di un'analisi che normalmente sarebbero andati a costituire un saggio da docenti universitari, per addetti ai lavori. Un altro titolo che ha avuto grande successo è "Livorno vista da un pisano" di Renzo Castelli: ha venduto molto, e quello che è strano anche fuori dalla Toscana. I lettori hanno poi premiato "Business etiquet", un libro sul bon ton di Nicola Santini. Infine negli ultimi tempi vanno molto i gialli, anche in raccolte. E il libro che lei ha amato di più? Ogni libro che nasce per me è un'emozione, come se fosse la prima volta. La bellezza di un libro per me sta nell'iter, nel seguire un progetto che va dall'ideazione al vederlo stampato. Per questo ogni testo ha una sua storia. In assoluto il libro che mi ha richiesto più impegno è la recente biografia di Puccini, un'esperienza importante: per la prima volta abbiamo acquisito i diritti da una casa editrice straniera, e abbiamo affrontato la traduzione. Poterlo presentare a Milano è stato importante. Qual è l'asse portante del catalogo? Il catalogo nasce dalla collaborazione con l'università di Pisa, grazie a rapporti personali con docenti, ricercatori e studiosi. E ancora di più nasce dal rapporto con la città; l'impronta principale è data dalla storia della città e del territorio, da qui nascono i rapporti con tutte le altre realtà. Che sia il folklore del Gioco del ponte, o la cucina pisana, si tratta di libri legati comunque al territorio. Da qui la varietà degli argomenti: dall'archelogia ai libri di cucina, dai libri per bambini alla storia cittadina, dal giallo al fantasy. I libri di cucina sono quelli che rendono di più, e nell'immediato; altri libri nascono infatti con una programmazione più a lungo temine. Chi sono i suoi lettori? Credo che siano quelli interessati alla storia della città, pisani, ma non solo, e l'obiettivo è quello di crescere a livello nazionale. Come trova i nuovi autori? Ora che ci siamo ritagliati un buon mercato, e grazie alla visibilità delle varie fiere, da Torino a Roma, molti ci inviano il materiale via email o per posta. Noi leggiamo tutto, poi insieme ad alcuni collaboratori scegliamo. Però abbiamo anche due collaboratori che si occupano di ricerche sul territorio toscano. Comunque sia, il mercato cerchiamo di crearcelo noi. Ha un libro nel cassetto, o un sogno da realizzare? Un sogno sarebbe riuscire ad avvicinare e pubblicare un grande scrittore, Antonio Tabucchi, nostro concittadino. Per ora è impossibile, ma stiamo cercando di trovare dei punti di contatto: per noi anche solo un racconto di Tabucchi sarebbe importante, non solo come evento in sé, ma come una sorta di sigillo di qualità dell'azienda. Poi, per il 2009, speriamo di trovare un autore nuovo che ci dia la possibilità di esser conosciuti a livello nazionale. Avete curato anche la ristampa di antichi testi? Le ristampe anastatiche sono una delle prime cose che ho fatto: a fine anni novanta abbiamo ristampato San Rossore nella storia e Coltano nella storia, due libri di Dario Simoni del 1910. Ma la ristampa anastatica è legata a un interesse territoriale, un mercato ridotto, anche perché il prodotto importante va a cozzare con gli interessi delle grandi case editrici. Come sopravvive una piccola casa editrice? In questi anni non sono mancate le difficoltà, ma l'editoria è un settore particolare: ad esempio il 2008 si è chiuso con un bilancio positivo. Noi cerchiamo di collaborare con enti e associazioni che hanno necessità di pubblicare materiale proprio. La fonte della sopravvivenza è quella, non possiamo contare solo sulla vendita al pubblico: la libreria è un target difficile per un piccolo editore. Se un testo funziona, le grandi case si muovono per oscurare le capacità di promozione. Ad esempio abbiamo pubblicato il libro di una ragazza livornese di 16 anni, Sara Baldi, un fantasy, "L'orologio di mister Weeping", 450 pagine scritte quando aveva solo 14 anni. Era uscito da pochi giorni, e una grande casa editrice ha tirato fuori un altro fantasy, guarda caso scritto da un adolescente. Cosa c'è nel prossimo futuro della Felici? Abbiamo una rivista di cultura del territorio, Locus, e per il 2009 ci sono già in programma 4 uscite. Poi sono in cantiere una ventina di titoli da far uscire da qui a giugno: fra questi una raccolta di gialli che uscirà in giugno, un testo di architettura e uno di urbanistica.