Tutto questo è così evidente che anche il presidente della Confindustria siciliana, Ivan Lo Bello, con una lettera molto chiara e precisa, ha invitato lassessore ai Beni culturali, Antonello Antinoro, a rinnovare la convenzione che lega la Rai alla Regione. Perché - scrive Lo Bello - «attraverso la produzione di Agrodolce si stanno creando le condizioni per lo sviluppo di una vera e propria industria della fiction. Industria che rappresenta nel nostro Paese e sul piano internazionale uno dei settori a maggior crescita con importanti ricadute tecnologiche e occupazionali». Dunque se stiamo sbagliando - come sostiene lassessore Antinoro - lo facciamo in buona, anzi in ottima compagnia. Ma cè di più. Tutti i politici a vario titolo che hanno fortissimamente creduto in questa avventura, da Gianfranco Miccichè, allex presidente Cuffaro, allattuale presidente Lombardo, allonorevole Musotto, tutti ci hanno sostenuto senza chiedere nulla in cambio, ma consapevoli dellimportanza delliniziativa per la Sicilia. Forse sembrerà strano, ma è andata proprio così. Lassessore Antinoro chiede - legittimamente, per carità - lumi sul valore di ritorno dellimmagine per la Sicilia e chiede di conoscere i parametri di questa valutazione. Se quelli calcolati dal professore Robert Leonardi e dalla Confindustria nono sono sufficienti, si vede che dovranno essere probabilmente calcolati in metri, o forse in chilometri, in litri o in fotogrammi. Aspetto risposta. Ma se il parametro dovesse essere quello del fotogramma, ricordo al responsabile dei Beni culturali che calcolando il prezzo degli spot da 30 secondi in quella fascia oraria, forse non basterebbe lintero budget dellassessore per pagare i 6-7 minuti di esterni per ogni puntata previsti in "Agrodolce" (faccia il conto di quanto costerebbe promuovere Porticello, Santa Flavia, Cefalù, Caccamo, Segesta, Erice, Mazara del Vallo, Catania, Palermo, Lipari, cioè alcuni dei luoghi dove abbiamo girato finora: avrà una sorpresa da capogiro). Ultimo argomento: si dice che lo share di Agrodolce è basso. Risponde il vicedirettore generale della Rai Giancarlo Leone: «Agrodolce è perfettamente in linea con le attese di ascolto previste. Inoltre sta creando un pubblico nuovo nella fascia oraria dove non cera fiction da molti anni». Potrebbe bastare, ma vorrei aggiungere ancora una riflessione. Tredici anni fa, quando a Napoli, su impulso di Elvira Sellerio, ho messo in piedi "Un posto al sole" le critiche erano le stesse. Nessuno voleva accettare il principio che la lunga serialità ha un tempo di crescita e di consolidamento che gli esperti mondiali del settore calcolano essere di 8-10 mesi. Così è andata. Oggi "Un posto al sole" è un successo riconosciuto, dura da tredici anni, ha prodotto 2.400 puntate, più di 1.700 posti di lavoro, è in piena salute e ha contribuito alla nascita dellindustria moderna della fiction. Ed è stato un grande laboratorio ed una fucina di talenti: uno su tutti, Muccino, viene da "Un posto al Sole". "Agrodolce" promette già meglio, perché in un contesto competitivo molto più duro alla stessa ora ha gli stessi risultati che aveva "Un posto al sole" il primo anno. Infatti alle 20.15 su RaiTre "Un posto al sole" faceva il 5,65 di share medio, "Agrodolce" è già al 5,70 (un milione e mezzo di persone). E se "Agrodolce" avrà la vita e il successo di "Un posto al sole", vuol dire che in Sicilia sarà nata e si sarà stabilizzata unindustria moderna. Naturalmente tutto è migliorabile e lo sarà. Restano da capire, dicevo allinizio, i contorni di questa polemica. Se riguardano davvero solo "Agrodolce" le risposte date mi sembrano sufficienti. Se, come leggo, sulla pelle di "Agrodolce" e di chi ci lavora si stanno giocando battaglie che provengono da altre terre e da altri feudi - sanità, case di riposo, sottogoverno e quantaltro odora di vecchia Sicilia - allora sono orgoglioso di dichiarare la mia totale e consapevole incompetenza.