Il complesso fu costruito tra il 1911 e il 1913 dallingegnere De Giovanni. Oggi ospita impiegati e studenti Tutti i residenti lodano robustezza e abitabilità. I soffitti sono alti ben quattro metri Previsti anche miniappartamenti per i dipendenti che non avevano una famiglia «Ce ne fossero di case costruite come queste al giorno doggi, dormiremmo tutti sonni più tranquilli». Petronilla Grammatico loda le case per i ferrovieri di via Carlo Pisacane 12, nel rione Perez-Filiciuzza, a pochi passi da corso Tukory. «Hanno tetti alti e sono robuste, sembrano fortezze». Si tratta di due isolati, uno con ingresso in via Pisacane, laltro in via DOndes Reggio, proprio a ridosso della scuola elementare Francesco Paolo Perez. Per essere case destinate ai ferrovieri sono quasi un oggetto di culto. Tre piani, più uno rialzato, persiane verdi, prospetti bianchi e beige scanditi da linee rosse. In cima, poco sotto il tetto a due falde, la ruota con le ali, il logo dei ferrovieri di inizio secolo. Ampi e luminosi corpi scala con tanto di balconcini da cui ci si può perfino affacciare, terrazzini coperti, oggi spesso chiusi da antiestetiche verande in alluminio. Gli appartamenti, da due-tre e quattro vani più servizi hanno tetti così alti - 4 metri - che è difficile resistere allidea di creare un soppalco. Il gruppo bagno-cucina dei 162 appartamenti è posto vicino lingresso. Solo gli appartamenti più grandi possono vantare il doppio affaccio su corte interna e strada. «Sono confortevoli - dice lavvocato Erina Pellitteri - lunico neo è che manca lascensore e se hai un bimbo piccolo può essere un problema. Non puoi certo arrampicarti per le scale con un passeggino e la spesa». Laffitto di un appartamento costa intorno ai 300-400 euro, ma diventano anche il doppio se cè da affittarlo a studenti. Rosamaria Cortese è una di loro, viene da Cefalù, non le va di fare la pendolare: «Ma siamo in quattro e la spesa è abbordabile. Ognuna di noi si prende una stanza, ma la privacy è garantita, le stanze sono grandi e ben isolate acusticamente». Acquistare un appartamento di piccola metratura costa almeno 70mila euro, che diventano il doppio poco più per quelli più grandi. «Queste case le ha fatte Mussolini - aggiunge Pasquale Corona - sono a prova di bomba». Si avvicina Vincenza Rotolo, casalinga, e aggiunge una colorita frase che non ammette repliche: le case doggi «sono solo sciuscia ca vola. Pianti un chiodo per appendere un quadro e poco ci manca che buchi il tramezzo del vicino». Anche Antonio Nuccio, pensionato, è convinto della solidità e della robustezza degli edifici: «Perfino i medianti sono abbastanza spessi, mica sono realizzati con mattoni forati. Un tempo sì che le case le facevano come si deve». Ma a proposito, chi ha realizzato queste case? E quando sono state costruite? Tutti, davano per scontata la tesi che fossero case del ventennio. Tutti, meno uno: lidraulico Pietro Cilibrasi, che mentre sgomma di ritorno dal mercato sembra la guida rossa del Bellafiore in formato mobile: «Macché, le case sono del 1911-13, il fascismo non centra nulla, le ha progettate lingegner Giuseppe De Giovanni. Cera anche un sistema idrico a caduta». Un salto in biblioteca permette di confermare la sua descrizione e di scoprire anche che i due isolati furono realizzati a seguito della legge Luzzati del 1903, che prevedeva interventi pubblici di edilizia popolare. Le ampie corti interne dovevano essere arredate a giardino, ma nessuno ne ha memoria. Il progetto depositato in sovrintendenza mostra chiaramente il disegno delle aiuole, con tanto di alberi. Ma oggi ci sono dei posteggi. Ai piani terra erano anche previsti alloggi per ferrovieri scapoli. Sono piccoli, ma sono quanto basta per quelli che oggi vengono definiti "single". Ora, in uno di questi appartamenti proprio a pochi passi dallingresso principale di via Carlo Pisacane, cè un patronato. Lingegnere De Giovanni si rifaceva al modello inglese delle città-giardino. Un modello sperimentato con successo anche nellaltro isolato, al di là di via DOndes Reggio, e in unaltra zona della città, nel rione Olivuzza, dove è stato impiegato lo stesso partito decorativo ma le palazzine sono più piccole. La corte interna avrebbe dovuto assicurare isolamento acustico e buona aria ai residenti. Ne è venuto fuori un quartiere ancora oggi ammirato dagli studiosi non solo per le sue qualità estetiche e funzionali ma anche come una tra le più aggiornate proposte di architettura economica. Lunico capriccio di modernità che si è concesso lisolato, in tempi recenti, è sostituire il vecchio cancello liberty con uno scorrevole. Ma se si guasta son guai: ripararlo è costato più di 2000 euro. Oggi il quartiere è abitato da impiegati, artigiani, studenti e solo in parte da ferrovieri o da loro parenti. Le case, una volta riscattate possono essere vendute. Un segno della perdita di identità è data dalla presenza del cinese che dribbla il fotografo: «Nessuna foto, per favore».
SICILIA - Le case dei ferrovieri nate un secolo fa in via Pisacane un angolo dInghilterra
Il complesso di case fu costruito tra il 1911 e il 1913 dall'ingegnere De Giovanni. Ospita impiegati e studenti. Le case sono robuste e abitabili, con soffitti alti di quattro metri. Previsti miniappartamenti per i dipendenti. Le case sono state progettate per i ferrovieri, ma oggi sono abitate da impiegati, artigiani e studenti. L'ingegnere De Giovanni si è ispirato al modello inglese delle città-giardino. Il quartiere è ancora oggi ammirato dagli studiosi per le sue qualità estetiche e funzionali. Le case possono essere vendute dopo essere state riscattate. Oggi il quartiere è abitato da persone di diverse età e professioni.
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