Gela. Guerra dei reperti tra Gela e Siracusa, una vicenda che non sembra avere precedenti in Sicilia. L'amministrazione comunale di Gela dal 2005 minaccia di far causa al museo di Siracusa per ottenere, dopo oltre 80 anni, la restituzione di reperti ritrovati a Gela nel 1904 da Paolo Orsi durante le sue campagne di scavo e dallo stesso chiesti in prestito all'amministrazione in carica per poterli studiare e restaurare. All'epoca in Sicilia esistevano solo due musei, quello di Palermo e quello di Siracusa. Gela era sotto la giurisdizione della Soprintendenza della Sicilia orientale ed Orsi quei materiali li portò a Siracusa. Da allora i reperti (frammenti di tegoloni fittili, di statue, di una Gorgone e di grandi dolium) che dovrebbero essere le decorazioni architettoniche del tempio di Atena, non hanno fatto mai ritorno a Gela. Dopo Orsi, le studiò e ne curò la ricostruzione un altro padre dell' archeologia Luigi Bernabò Brea. Lo scorso ottobre il sindaco Rosario Crocetta è tornato alla carica dando mandato all' avv. Carolina Macrì, socia di Archeoclub, di trascinare in Tribunale il museo di Siracusa. La singolare tenzone è finita sul tavolo dell'assessore ai Beni Culturali Antonello Antinoro che ieri ha incontrato le parti in causa cioè i due direttori dei musei di Gela e Siracusa, arch. Salvatore Gueli e dott. Concetta Ciurcina, l' avv.Macrì, il presidente di Archeoclub Nuccio Mulè e con loro l' on. Lillo Speziale. L' assessore ha sentito le ragioni di Gela e Siracusa e, allo scopo di addivenire ad una composizione bonaria del contenzioso, ha annunciato che intende nominare una commissione con in testa due direttori dei musei ed esperti in archeologia delle due ex colonie greche, per una ricostruzione storica della vicenda ed anche per studiare e definire quali pezzi provenienti da Gela ed esposti a Siracusa potrebbero essere oggetto di restituzione. Ammesso che si superino queste due fasi di comune accordo, ci sarebbe da stabilire come gestire l'eventuale operazione di restituzione alla luce delle leggi vigenti sui beni culturali. Un percorso di lavoro ipotizzato dall' assessore Antinoro dopo un lungo dibattere con la dott. Ciurcina che spiegava l' antistoricità della richiesta gelese ed i pericoli dell' effetto domino che un'eventuale consegna dei reperti a Gela potrebbe creare non solo in Sicilia. Il legale del Comune invece sosteneva che si tratta di restituzione di reperti concessi in prestito dal Comune di Gela all'archeologo Paolo Orsi. La battaglia dei reperti si fonda su due lettere trovate nell'Archivio storico del Comune di Gela dal prof. Nuccio Mulè e scritte di suo pugno dall'archeologo Paolo Orsi nel 1924 e nel 1925. Il 31 dicembre del 1924 Paolo Orsi chiese al commissario prefettizio di Gela dott. Melendez di poter trasferire temporaneamente alcuni reperti dal museo civico di Gela al museo di Siracusa per poterli restaurare. Il 1 marzo del 1925 Orsi con un'altra lettera informava il commissario prefettizio che il materiale era giunto al museo di Siracusa e che l'estate successiva, restaurato, sarebbe stato restituito al museo civico di Gela. «I reperti di Gela resteranno a Siracusa». Non ci sono dubbi per il sovrintendente emerito di Siracusa, Giuseppe Voza. «Sarebbe come pretendere che il British Museum restituisse le metope del Partenone ad Atene. Un grande museo è tale perché custodisce un patrimonio che non può essere smembrato. Ciò è per offrire una visione unitaria d'arte e di storia». Voza parla delle legittimità delle collezioni che hanno dato vita al museo archeologico "Paolo Orsi" e accenna al fatto che quando Orsi scavò a Gela allora non vi era alcuna struttura museale in loco. «Sono contrario alla restituzione del materiale che Gela rivorrebbe - prosegue Giuseppe Voza - poiché ritengo che oggi sia sì giusto creare musei locali laddove vi siano rinvenimenti, ma non è pensabile scomporre una collezione storica come quella di Orsi nata per descrivere la produzione artistica di tutta un'area geografica». Per questo nelle collezioni di età arcaica del museo "Paolo Orsi", attualmente in fase di ri-allestimento e per questo chiuso al pubblico, oltre a materiale rinvenuto nel territorio aretuseo vi sono reperti di Grammichele, Lipari, Milazzo, Naxos, e non soltanto. "Dovremmo restituire anche questi?».