Abbracciarsi e dirsi addio. Quasi il titolo di un film dal finale agrognolo. Proprio quando i segnali di unaffezione alle mostre da parte del pubblico bresciano sembrano inconfutabili, il distacco di Marco Goldin dalla nostra città è irrevocabile come una sentenza. Ormai è punto senza più andare a capo. «Questa di Van Gogh - dice Goldin - è una mostra ben avviata a superare le 200 mila presenze, il che sarebbe un record mondiale per una esposizione di disegni. La mia vera soddisfazione è sentire questo consenso conclusivo. I dati degli ingressi parlano chiaro, la gente mi ferma per strada e mi chiede perché, sono centinaia le mail che riceviamo e che esprimono apprezzamento. Dopo i primi due anni esplosivi, in cui abbiamo sparato le grandi cartucce (Monet, Gauguin e Van Gogh), abbiamo fatto una mostra sul paesaggio impressionista e infine i due progetti coraggiosissimi come America e i disegni di Van Gogh. Le mostre bresciane sono state le più visitate in Italia. Anche questanno, Correggio a parte, saliremo sul podio». Tutti gli addii, anche quelli con il valzer e le strette di mano, sono tristi. Cè qualche rammarico? «Credo di aver fatto tutto quello che potevo fare risponde Goldin -. Ho portato a Brescia 2 milioni e mezzo di persone. Le mie sono state mostre popolari, ma con il senso della ricerca e con prestiti importanti. Abbiamo portato qui anche autori non proprio facili, come Millet e Mondrian, abbiamo lavorato sulla pittura italiane del900, abbiamo portato la gente in Castello. È stata un esperienza esaltante, lo confesso. Sono solo dispiaciuto per il modo: sto ancora aspettando una risposta alla lettera che ho mandato lo scorso autunno al sindaco. Penso che un minimo di attenzione, almeno dal punto di vista umano, per una persona che magari non è stata scelta da questa amministrazione. ma che del bene alla città ha pur fatto, era auspicabile». Quanto ai due Progetti sottoposti al vaglio della Loggia, Goldin si limita a dire che «erano solo due proposte dalle maglie molto larghe, tanto per intavolare delle discussioni. Oggi come oggi la situazione economica è cambiata, non è più quella del 2003, e non è più possibile utilizzare certe somme, le fondazioni bancarie e gli sponsor privati sono in ritirata. Occorre quindi inventarsi degli obbiettivi diversi con budget più bassi. Si deve ragionare su altri parametri e con altre idee. E' quello che sto facendo con altre città. Prevedo che in futuro ci sarà una asciugatura del mercato delle mostre». Pragmatico ma anche ottimista il commento di Agostino Mantovani, per qualche settimana ancora presidente di Brescia Mostre: «Le grandi mostre non hanno portato solo visitatori, hanno fatto cultura e hanno accresciuto la sensibilità per larte dei bresciani. Questo trend ha dato i suoi frutti. Per ora abbiamo giudicato lofferta di Marco Goldin, ora vedremo quella dei nuovi amministratori. Hanno ricevuto i voti per questo. La città ha vissuto un bel periodo, inutile polemizzare, viviamo questo passaggio come si vivono i passaggi della vita». Il carnet di Goldin è già annotato di impegni. Se Brescia non lo vuole, altre città gli aprono le braccia. Due progetti: uno da definire, laltro già siglato con la Regione Friuli Venezia Giulia, sede la prestigiosa Villa Manin di Passariano: si partirà con Zigaina e poi i fratelli Basaldella, Afro in primis, il maggiore pittore astratto italiano del900. Due progetti legati al territorio, come vorrebbero gli assessori bresciani, e con amministrazione di centrodestra. Perché lo lasciano andare, allora?
BRESCIA - Van Gogh, per Goldin un addio dolceamaro
Marco Goldin, direttore delle Bresciane Mostre, ha annunciato il suo addio alla città. La mostra di Van Gogh è stata un successo, con oltre 200 mila visitatori. Goldin è stato soddisfatto del consenso e dei dati degli ingressi, ma ha espresso rammarico per il modo in cui è stata gestita la mostra. Ha anche espresso la sua disponibilità a partecipare a future mostre in altre città. L'amministrazione di centrodestra ha deciso di non rinnovare il contratto con Goldin, ma ha accettato due progetti di mostre legati al territorio, uno già siglato con la Regione Friuli Venezia Giulia. La decisione è stata vista come un passaggio della vita, e Goldin ha già annotato gli impegni per il futuro.
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