da torino a rovereto, da nuoro a roma musei e gallerie sono diretti al femminile Il fenomeno è tutto italiano e si va estendendo Negli altri paesi europei, invece, il potere è saldamente maschile Ida Gianelli sbarca al Palaexpo e allunga una lista in cui compaiono Belli, Veaute, Christov-Bakargiev e altre ancora Il caso di Palma Bucarelli che nel 1942 fu nominata alla guida della Gnam Anna Mattirolo sarà alla testa del Maxxi progettato da Zaha Hadid ROMA Nel 1942 a molti sembrò una pazzia la nomina di Palma Bucarelli a direttrice della Galleria nazionale darte moderna di Roma. Una donna, una rappresentante del "sesso debole", ai vertici di unistituzione così importante come la Gnam: parve quasi uno schiaffo per il "macho" italico. Ma in pochi anni Palma Bucarelli divenne potente e temuta e anche se criticata e circondata da un mugugno crescente, in oltre trentanni anni di governo riuscì a creare il museo che aveva in mente, a organizzare mostre di Picasso, Mondrian, Pollock, ad aprire le porte a Capogrossi, Afro, Burri, allarte pop, a Pino Pascali. Quando lasciò lincarico, nel 1975, si disse che non aveva eredi e così fu ripetuto anche alla sua morte, nel 1998. E invece le donne dellarte stavano lentamente prendendosi una grande rivincita. Oggi che Ida Gianelli ha lasciato il Castello di Rivoli di Torino perché è stato dato il via alliter per la sua nomina a presidente del Palaexpo di Roma, funzione assai complessa che investe le sedi espositive più importanti della capitale, comprese le Scuderie Papali al Quirinale, appare chiaro come i più rilevanti organismi statali e comunali legati e collegati allarte moderna e contemporanea siano affidati esclusivamente a donne. Su una quindicina di istituzioni museali "strategiche" per lo sviluppo culturale del paese almeno dieci, due terzi - dal Castello di Rivoli al Maxxi di Roma, dal Mart di Trento e Rovereto alla Gnam romana, dal veneziano Palazzo Grassi al Man di Nuoro, al milanese hangar Bicocca che probabilmente andrà a Chiara Bertola - sono affidate a gentili signore dal sorriso cordiale e dal pugno di ferro. Scrisse Alphonse Karr che «le donne hanno uninclinazione naturale per tutto ciò che è bello, elegante, scintillante e ricco; è un gusto al quale occorre attribuire i più grandi progressi dellindustria e dellarte». Vero, falso? Certo è che se non ci fosse stata una donna, Gabriella Belli, occhi di ghiaccio, testarda e indomabile, il Mart, il museo darte moderna di Trento e Rovereto progettato da Mario Botta, non avrebbe mai preso forma. E neppure la Casa Museo Depero di Rovereto, un museo archivio interamente dedicato a Fortunato Depero, che dopo un decennio di restauri la settimana prossima riapre al pubblico mentre il Mart dedica una grande mostra ai futuristi. Dice Gabriella Belli che questo gran potere delle donne è in qualche modo un caso unico in Europa dove il moderno e il contemporaneo sono in mano maschile, dalla Tate di Londra al Museo dOrsay di Parigi. In Italia è cresciuto quasi casualmente, a partire dagli anni Settanta: «Alle donne furono lasciate professioni residuali: a loro le facoltà umanistiche con prospettive di carriera e di guadagni assai modeste, agli uomini le ricche attività scientifiche», spiega la direttrice del Mart. «Ma con il passare del tempo sono cambiate molte cose, sono nati i musei del moderno e del contemporaneo, che in quel periodo non esistevano. E negli ultimi anni si sono aperte delle prospettive: le donne erano lì, pronte. Non è detto che il futuro sia simile. Le prospettive di una direzione più che alla storia dellarte appaiono vicine al management. Il direttore dovrà essere più manager. E la professione potrebbe diventare più interessante per il versante maschile». Guerre in vista? Già ora quello femminile è un universo di duro lavoro quotidiano. Ida Gianelli, che per oltre un decennio ha retto il Castello di Rivoli, uno dei musei darte contemporanea più importanti dEuropa, e che adesso approda alla presidenza del Palaexpo di Roma sostiene: «Inizialmente quelli dei musei non erano posti di potere. E agli uomini non interessavano. Il nostro successo? Da parte delle donne cè una maggiore disponibilità a lavorare per costruire listituzione. Lattenzione è indirizzata a far crescere il museo, non è per una carriera autonoma. Non cerchiamo di farci un nome o di creare una corrente artistica». Ribadisce Monique Veaute, nascita francese marito italiano, da pochi mesi seduta dentro la cabina di comando del veneziano Palazzo Grassi, di cui è amministratore delegato e direttore: «Con gli artisti le donne non cercano di imporsi come direttore o curatore ma si mettono accanto, o dietro, non vogliono imporre il loro pensiero, non cercano una propria corrente o un proprio movimento. E questo gli artisti lo avvertono. Le donne sono più brave e non solo in Italia. Basta ricordare Catherine David che ha diretto Documenta X. Quello che è avvenuto in Italia è la logica evoluzione di quanto era nato una quarantina di anni fa. Senza dimenticare però che le donne hanno dovuto faticare molto più degli uomini». E a proposito di Documenta. La direzione per la seconda volta nella storia è stata affidata a una donna, Carolyn Christov-Bakargiev, passaporto italiano e americano, e alla quale questanno è andata anche la gestione della direzione artistica del Castello di Rivoli, facendone, di conseguenza, una vera potenza. Secondo Carolyn Christov-Bakargiev, «qualcosa è accaduto o sta accadendo, adesso anche a livello mondiale. Forse non nella proporzione italiana. Personalmente guardo la cosa da un punto di vista sociale, psicanalitico e filosofico. Siamo in unepoca complessa, in cui si deve navigare nellincertezza. Pochi si sono accorti che siamo passati dalla società della televisione, alla società di Internet che è diventato il mezzo attraverso cui passano i canali delle Tv. È Internet il luogo di cui YouTube e Facebook sono limmagine più facilmente comprensibile da tutti. La psiche femminile, per tante ragioni, è più adatta a guardare alla flessibilità. Ci sono cose antichissime nella donna, cè una soggettività dai confini più labili che la rende più adatta al sistema tecnologico di unepoca digitale. E questo sicuramente in parte spiega il gran numero di direzioni femminili». È un lungo elenco che comprende Anna Mattirolo, direttrice del Maxxi di Roma, il museo del contemporaneo progettato da Zaha Hadid che dovrebbe aprire i battenti proprio questanno, Maria Vittoria Marini Clarelli, che siede nella poltrona della Gnam che fu di Palma Bucarelli, Angela Vettese divisa tra Modena e la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Cristiana Collu, che è al Man di Nuoro, Angela Tecce a Napoli, a Castel SantElmo, Julia Draganovic, sempre a Napoli, al Pan... Il potere maschile "regge" tra Napoli (il Madre), Bergamo, Prato, Bologna e Siena... nonché grazie ad Achille Bonito Oliva e Germano Celant, che però non hanno mai accettato una direzione: si sono indirizzati verso un lavoro critico legato alla nascita di movimenti come la Transavanguardia e lArte Povera, lavoro oggetto di non troppe larvate critiche. E "macho" è il mondo dellarte antica, delle soprintendenze anche se al polo museale di Firenze è arrivata Cristina Acidini. Ma il contemporaneo ha sempre il sorriso di Venere sia a guardare le Fondazioni (Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Alda Fendi, Graziella Lonardi) sia il mercato dellarte. Il direttore della più importante mostra mercato dItalia, Arte Fiera di Bologna, è una donna: Silvia Evangelisti. Forse aveva ragione Alphonse Karr a dire che il progresso dellarte è dovuto al gusto delle donne, come quello che aveva, mai dimenticato, Palma Bucarelli.