Le commissioni provinciali previste dal regolamento del 1940 vengono nel dopoguerra in gran parte istituite e propongono una prima ipotesi di tutela delle bellezze naturali. Che però non diviene operante con vincoli di salvaguardia e viene ben presto sopraffatta e abbandonata sotto lespansione tumultuosa delle città e linvasione incontrollata del territorio. La nozione di paesaggio come valore di bene culturale e patrimonio della collettività espressa dal diritto pubblico, di cui il legislatore aveva solennemente affermato la supremazia, soccombe rispetto al diritto soggettivo a cui corrisponde linteresse di natura economica espresso dalla proprietà immobiliare privata. Difficile si rivela infatti la protezione di un valore come il paesaggio che ha fondamento in unastratta categoria del pensiero ed è quindi di valutazione soggettiva e in pari tempo valore di scambio radicato e sedimentato nellopinione comune e inoltre protetto da unantica giurisprudenza. Per correre ai ripari Giuseppe Galasso, sottosegretario ai Beni culturali, promuove nel 1985 una legge più avanzata, rendendo non più opinabili ma oggettivi i beni da proteggere. Vengono così sottoposti a tutela i territori costieri compresi in una fascia di 300 metri dalla battigia, i territori contermini ai laghi, i fiumi, i torrenti, i corsi dacqua e le relative sponde, le montagne, i ghiacciai, i parchi, le riserve, le aree boschive, le zone umide, i vulcani. Si tratta di una linea di difesa compromissoria, non essendo solo quelli elencati gli elementi del territorio in cui risiede il paesaggio, ma è già abbastanza per proteggere quanto resta da salvare nelle parti più delicate e significative del territorio dopo i danni inferti dalla speculazione selvaggia. La legge obbliga le Regioni a redigere i piani territoriali paesistici, che il regolamento attuativo della legge del 1939 affidava alle soprintendenze. E le Regioni si attivano a pianificare i propri territori, ricercando regole, procedure, compatibilità, sostenibilità, in una gara di prontezza e velocità, proporzionale allinteresse che largomento suscita nella cultura e negli schieramenti politici. Anche la Regione siciliana mette mano al proprio Ptpr, producendo le linee guida del piano, sotto forma di una pregevole analisi preliminare del territorio, che vengono approvate nel 1999, dando vita a una complessa attività progettuale affidata a diciassette gruppi di lavoro, quanti sono gli ambiti in cui il territorio dellisola viene suddiviso. Da quel tempo vari eventi normativi si sono susseguiti con i quali si ribadisce e si consolida a livello nazionale e europeo la politica di conservazione del paesaggio, dal testo unico sui beni culturali del 1999, al Codice Urbani del 2004, alla Convenzione europea sul paesaggio, adottata nel 2000, ma recepita in Sicilia solo nel 2006. Ma a oggi, dei diciassette ambiti del Ptpr siciliano solo quello di Ustica è divenuto operante. Tutti gli altri, mentre lesercito di esperti mobilitati dallassessorato regionale ancora si interroga su che cosa è il paesaggio, sono ancora lontani dalla meta finale. Senza contare che giunge da non molto lontano il suono delle fanfare di guerra che già si profilano in mano ai detentori di interessi di rendite di posizione, costituitesi nel territorio e nelle comunità locali, presso le quali spesso i nemici del paesaggio si sono insinuati e organizzati. E intanto il paesaggio, che pragmaticamente Giuseppe Galasso aveva pensato di definire nei suoi elementi essenziali in modo semplice ed inequivocabile, a settantanni dalla definizione dei piani paesistici e a ventiquattro dalla legge che li ha resi obbligatori, è rimasto nella nostra regione indifeso è oggetto di una pratica costante di erosione, fino a far temere che il piano paesistico prossimo venturo non abbia più niente da proteggere e tutelare. E dire che se avessimo avuto la fortuna di avere fra i responsabili dei beni culturali fedeli interpreti e onesti esecutori delle norme di legge, un po di paesaggio di casa nostra si sarebbe potuto salvare, forse la Conca doro, certamente Pizzo Sella. Lautore è rappresentante della Fondazione Salvare Palermo
SICILIA - paesaggio da salvare: dieci anni senza regole
Le commissioni provinciali previste dal regolamento del 1940 sono state istituite nel dopoguerra per tutelare le bellezze naturali, ma sono state in gran parte abbandonate a favore dell'espansione delle città. La nozione di paesaggio come valore di bene culturale e patrimonio della collettività è stata sopraffatta dal diritto soggettivo a cui corrisponde l'interesse di natura economica espresso dalla proprietà immobiliare privata. Nel 1985, Giuseppe Galasso promuove una legge più avanzata che rende non più opinabili ma oggettivi i beni da proteggere, come i territori costieri, i laghi, i fiumi e le montagne.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo