«La commissione di cui faccio parte non e la soluzione, leducazione deve partire dai genitori» «Non ci sono ideali: un giovane graffitaro vuole deturpare in nome dellodio per la bellezza». Che sia pessimista (in fatto di graffiti) lo ammette solo dopo un po. Ma lo si poteva intuire da subito, a dire il vero. Perché quando gli si chiede a cosa serve la sua commissione per la qualità architettonica, Eugenio Riccomini, storico dellarte, risponde senza peli sulla lingua: «Quella commissione non ha alcun potere, ma è davvero necessaria una commissione per dire una cosa così ovvia, cioè che i graffiti devono essere puliti, quando li si vede?». Non lo so, me lo dica lei che ne fa parte, Riccomini... «Cè una situazione di diseducazione così diffusa a cui una commissione (che è solo consultiva) non può porre rimedio. Non è che noi emaniamo un editto e da quel momento nessuno scrive più sui muri». Pare proprio di no. Nemmeno il pugno di ferro promesso dal sindaco Cofferati (con tanto di telecamere scova writers) ha sortito alcun effetto. «Secondo lei abbiamo tanti poliziotti da metterli a controllare dietro ogni colonna che nessuno tiri fuori una bomboletta? É praticamente impossibile cogliere i graffitari in flagrante. Le soluzioni a questo problema non possono essere trovate in tempi brevi: bisognerebbe che i genitori doggi iniziassero a educare i propri bambini». E tre. In questi giorni è già la terza persona, dopo il direttore del Mambo Gianfranco Maraniello e la dirigente regionale dei Beni culturali, Carla Di Francesco, che non vede soluzioni credibili, se non nelleducazione (civica) delle nuove generazioni. Il solito scaricabarile? «No, è realismo: non si può auspicare che la gente diventi improvvisamente educata. Oggi lunica ideologia dominante è lidolatria del nulla, non ci sono idee e ideali: è comprensibile che un giovane voglia deturpare una continuità di tono (che è la caratteristica principale di Bologna) in nome dellodio per la bellezza. Leducazione va data da bambini, ma oggi è molto difficile: se una maestra rimprovera un alunno, adesso si trova i genitori in classe che si lamentano. Una volta il bambino, invece, lo si rimproverava anche a casa». La doppia strigliata (oggi) che eviterebbe tanti scarabocchi sui muri (domani)? Daccordo la lungimiranza, ma la politica dei piccoli passi forse qualche muro aiuterebbe a tenerlo pulito subito... «Cancellare le scritte appena compaiono può evitare leffetto-emulazione come è successo in alcuni tratti del ghetto ebraico, ma devono essere i privati a tenere puliti gli edifici. Aiutarli con degli incentivi è una strada, anche se dovrebbe essere sentito come un dovere. Dovremmo imparare tutti da un residente di via Quadri che incontro quasi tutte le mattine con secchio e pennello in mano per ripulire le scritte che sono comparse durante la notte». Il senso del dovere va benissimo, ma spesso cè un problema di risorse. «E allora puntiamo alla creazione di piccole cooperative di persone che si mettono insieme e che periodicamente raccolgono un po di soldi e ripuliscono alcuni parti della città. Ma non pensiamo di risolvere definitivamente il problema». Insomma, Riccomini, vede tutto nero in fatto di graffiti... «Sono francamente pessimista sui graffiti, è vero. Ma spero che ai bambini che verranno venga insegnato a riconoscere cosa è bellezza e cosa no. Peccato che tutti i governi hanno ridotto, o addirittura abolito, le ore di insegnamento di storia dellarte a scuola». La dirigente dei Beni culturali, Carla Di Francesco, proponeva notti bianche dedicate anche ai bambini, in cui insegnare il colore di Bologna. «Le scuole didattiche per bambini nei musei funzionano già molto bene. Ed è vero: va insegnata la caratteristica che rende Bologna unica: la continuità dei toni che si accompagnano luno accanto allaltro, che è più monumento dei monumenti. Bologna è come un quadro di Morandi. Per questo va difesa in tutti i modi da questo nulla scarabocchiato sui muri».
BOLOGNA - Riccomini: Segni di nulla
La commissione di cui il ricomini fa parte non è la soluzione per la qualità architettonica di Bologna. La vera soluzione è l'educazione dei genitori, che dovrebbero insegnare ai propri figli il valore della bellezza e della continuità dei toni. Il sindaco Cofferati ha promesso di mettere a controllare i graffiti, ma non ha sortito alcun effetto. Le soluzioni non possono essere trovate in tempi brevi, ma bisogna iniziare a educare i bambini. La dirigente Carla Di Francesco propone notti bianche dedicate ai bambini per insegnare la bellezza e la continuità dei toni. Le scuole didattiche nei musei funzionano bene e dovrebbero essere estese.
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