Il 20 dicembre all'inaugurazione dell'edificio destinato a diventare la nuova sede del Civico museo di storia naturale sono intervenute, oltre alle autorità, molte persone, di certo oltre un centinaio. L'ex caserma che ha l'ingresso principale in via Cumano è stata parzialmente rimessa a nuovo da valenti architetti e tecnici del Comune e non c'è da dubitare che il prodotto sia stato eseguito a regola d'arte. Peccato che secondo il parere di molti la struttura non sia idonea ad ospitare alcun museo di storia naturale per la natura stessa del materiale conservato in tali istituti. A Trieste le collezioni scientifiche raccolte in un periodo di 160 anni sono numerose, ricche di pregevoli esemplari ed hanno le particolarità più diverse, sono fragili, delicate, pesanti, ingombranti ecc. e fanno del Civico museo di storia naturale, classificato come museo multiplo, il più importante istituto del genere in regione. L'accesso all'edificio non è dalla via Cumano, ma unicamente dalla via dei Tominz 4, è un po' stretto e nascosto, sembra proprio un ingresso di servizio. L'atrio che dovrebbe accogliere i visitatori in pratica non esiste. L'elegante scala che porta al piano superiore appare stretta e insufficiente. Al piano terra e al primo piano sezioni attualmente visitabili ci sono belle sale in successione che non sembrano però adatte a contenere e a mettere in giusto rilievo grandi reperti quali lo scheletro dell'elefante, la testa della balena, il capodoglio, il pescecane, ecc., reperti che fino ad oggi sono esposti nelle più ampie sale di palazzo Biserini in piazza Hortis. Le autorità hanno spiegato come i lavori siano stati eseguiti velocemente, con una spesa che, visti i risultati, si può dire contenuta. La ristrutturazione ha richiesto interventi complessi essendo lo stabile sottoposto a vincoli architettonici, tanto che nelle sale esistono alcuni pilastri che probabilmente condizioneranno l'esposizione dei reperti e il percorso dei visitatori. Il sindaco tra l'altro si è detto orgoglioso del restauro che in tempi brevi gli ha permesso di consegnare alla «sua» città la nuova sede del Museo civico di storia naturale. Avrei preferito un discorso del tipo: «Mi sarebbe piaciuto destinare al Museo civico di storia naturale della "nostra" città un edificio diverso, più grande, rappresentativo della storia dell'istituzione e delle sue importanti collezioni, un edificio idoneo ad accogliere l'oggi e il domani del patrimonio museale, con spazi adeguati anche all'attività scientifica e a quella didattica. Avrei voluto che sorgesse nell'ambito del percorso culturale esistente e non che costringesse i visitatori cittadini o turisti che siano a cercarlo con il lanternino. Purtroppo il finanziamento era ridotto e l'urgenza di ristrutturare palazzo Biserini per l'uso della Biblioteca civica era pressante. L'unica struttura disponibile è stata individuata nel dormitorio dell'ex caserma e qui è stato fatto il meglio possibile». Forse questo sarebbe stato un discorso più sincero che avrebbe ottenuto maggior considerazione dai presenti. La città ha atteso 160 anni una degna sede per il museo, nato come Ferdinando Massimiliano, poi divenuto civico, ed è facile comprendere la delusione per la scelta effettuata. Non è il caso di essere fieri del meglio possibile che è stato realizzato perché è assolutamente insufficiente e rischia di rimanere tale per altri 160 anni. Se lo si vuole in periferia la sede definitiva potrebbe essere la caserma di via Rossetti, che il sindaco spera di avere a disposizione in tempi relativamente brevi, ma andrebbe valutato anche lo spazio dell'ex Pescheria con l'annesso magazzino vini. Bisogna avere il coraggio di ripensarci. Trieste ha aspettato a lungo questo museo e si merita il meglio.