Interventi per la cattedrale Dalla facciata ai lati. Il restauro è finito, ufficialmente ieri con la benedizione del cardinale Tettamanzi, ma i cartelloni tornano sulla cattedrale. Il Duomo si riaffida alla pubblicità per rispondere al taglio dei fondi pubblici. E affitta i marmi agli sponsor. «Non è una soluzione definitiva», spiega Benigno Visconti Mörling Castiglione, il direttore della Veneranda Fabbrica. Ma è vero anche che non c'è alternativa: lo Stato non ha rinnovato il contributo annuale da 5 milioni di euro e per il 2009 è previsto un ultimo bonus da 2,5 milioni. Insomma, una mazzata che costringe la Fabbrica ad appellarsi a istituzioni e privati e annunciare una manovra anti-crisi da un milione di euro. Dai risparmi su collaborazioni e consulenze all'apertura serale delle terrazze fin dalla primavera. Il caso Dopo la benedizione della facciata, ritorna la pubblicità sui lati della cattedrale. Il soprintendente: ora devono intervenire le istituzioni Il Duomo cerca soldi. «Sì a sponsor e visite notturne» Le iniziative della Veneranda Fabbrica per i bilanci del 2009. «I tagli dello Stato ci mettono in crisi» Lo Stato non ha rinnovato i contributi annuali di 5 milioni di euro. Per il 2009, un bonus da 2,5 milioni È stata appena calata dalla facciata: giù ponteggi e poster, ché il restauro è finito. A breve ricoprirà i lati: manifesti di banche, vestiti (castigati), penne a sfera e iPod. Il Duomo si riaffida alla pubblicità, riscopre il binomio anima commercio, risponde al taglio dei fondi pubblici affittando i marmi agli sponsor. «Non è certo la soluzione definitiva, è un palliativo. Una porzione delle risorse necessarie anche solo per garantire la gestione ordinaria» spiega Benigno Visconti Mörling Castiglione, il direttore della Veneranda Fabbrica. Il soprintendente ai Beni culturali, Alberto Artioli, ha garantito l'autorizzazione: «C'è piena sintonia». Per altro, non c'è alternativa: lo Stato non ha rinnovato il contributo annuale da 5 milioni di euro e per il 2009 è previsto un ultimo bonus da 2,5 milioni. Una mazzata che costringe la Fabbrica ad appellarsi a istituzioni e privati e annunciare una manovra anti-crisi da un milione di euro. È già pronto un pacchetto di risparmi su collaborazioni e consulenze e partono nuovi progetti per incassare 2-300 mila euro: s'inizia con la pubblicità sulle facciate laterali e si sperimenta l'apertura serale delle terrazze fin dalla primavera. Fatto il saldo, il bilancio del Duomo è rosso e fondo: c'è un buco preventivo da 1,5 milioni. Il restauro della facciata s'è chiuso ufficialmente ieri a mezzogiorno e venti, con la benedizione del cardinale Dionigi Tettamanzi. È il sigillo a sei anni di lavori e a un investimento da 20 milioni di euro, autofinanziato al 90 per cento. Sono stati sostituiti 2.500 elementi strutturali e decorativi della cattedrale, 192 statue e 47 bassorilievi. Sono stati utilizzati in tutto 270 metri cubi di marmo di Candoglia. «È stato un intervento maestoso, delicato e splendidamente riuscito» (così Visconti Mörling Castiglione). Perfetto. Ma il problema è: e ora? Senza nuovi trasferimenti pubblici la Fabbrica riuscirà a completare solo l'intervento di restauro della Guglia Maggiore. Dovranno aspettare sia la riqualificazione dell'area archeologica sotto il sagrato, con il Battistero di San Giovanni alle Fonti e l'antica basilica di Santa Tecla, sia la rinascita del Museo del Duomo. I conti della Fabbrica sono pubblici, trasparenti. Allarmanti. Le donazioni dei milanesi coprono meno dello 0,2 per cento delle entrate della Veneranda Fabbrica. Il Comune ha chiuso i rubinetti nel 2002, ha congelato l'imposta di famiglia da 2,8 milioni e concesso di recente solo fondi collegati a singole iniziative (vedi il museo del rock in piazza Duomo: 1 euro per ogni ingresso). Non solo. L'ultima Finanziaria ha lasciato la cattedrale a secco, dopo dieci anni di contributi. «È una fase difficile, complicata, critica», abbozza Visconti Mörling. Ma la Fabbrica non taglierà, almeno per ora, nessuno dei 120 dipendenti e piuttosto venderà i gioielli, qualcuno dei suoi cento appartamenti di proprietà («Deciderà il consiglio»). È il simbolo di Milano, il Duomo. «E ci fa soffrire sentire questa distanza della città». Alla cattedrale arrivano di continuo buone intenzioni, e non un bonifico: «Amministrazioni e privati hanno promesso un aiuto, ma non hanno garantito alcunché di concreto». Nell'attesa: pubblicità. «Ho suggerito e condiviso la soluzione dei poster conclude Artioli . Ma è necessario uno scatto dalle istituzioni ». Per ora, ci si rallegra degli scarti: «La cava di Candoglia sta fornendo marmi di ottima qualità senza sforzi», si scava e si butta meno, «si risparmia un po' anche lì...». Di questi tempi serve tutto. Anche i palliativi. La pubblicità Dopo la facciata, anche i lati della Cattedrale verranno rivestiti da cartelloni
MILANO - Duomo, pubblicità e visite notturne. I restauri? Servono fondi
Il Duomo di Milano ha completato il restauro della facciata con la benedizione del cardinale Dionigi Tettamanzi. Tuttavia, il progetto è stato finanziato in parte con la pubblicità e l'affitto dei marmi agli sponsor. La Veneranda Fabbrica, che gestisce il Duomo, ha dovuto annunciare una manovra anti-crisi per risolvere il problema dei fondi. Il bilancio del Duomo è rosso e fondo, con un buco preventivo di 1,5 milioni di euro. La Fabbrica ha già annunciato iniziative per risparmiare, come la pubblicità sulle facciate laterali e l'apertura serale delle terrazze.
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