Tra statue di imperatori, elmi dei gladiatori e vecchi libri sui rapporti tra Stato borbonico e Chiesa. La quinta giornata della visita privata di Giorgio Napolitano nella sua città si snoda tra la cultura e lo studio, tra il museo archeologico nazionale e la libreria Colonnese a Port'Alba. Due appuntamenti voluti fortemente dal capo dello Stato, che da tempo desiderava visitare le mostre itineranti del museo di piazza Cavour e tornare nella libreria antiquaria fondata nel 1965 da Gaetano Colonnese. Così, sfidando il freddo, il presidente della Repubblica ha varcato due volte i cancelli di Villa Rosebery. La prima quando l'orologio ancora non segnava le 10 del mattino. Accompagnato dalla moglie Clio, Napolitano è stato accolto al museo archeologico nazionale dal direttore Maria Rosaria Borriello che per l'occasione ha vestito i panni del Cicerone guidando la coppia presidenziale tra le sale dedicate all'antica Ercolano - con le figure degli dei e delle dinastie imperiali e gli scheletri delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo - e la rassegna che propone in quaranta e passa reperti la storia dei «munera», i giochi gladiatori. Poi, ammirate anche le opere e la Collezione Farnese, il capo dello Stato ha salutato tutti gli impiegati del museo e s'è congedato, deciso a rientrare a Villa Rosebery. Sulla strada del ritorno, però, neanche lui è riuscito ad evitare il traffico impazzito di Napoli e così auto e scorta presidenziali si sono ritrovate imbottigliate nei pressi di piazza Dante. Superato il traffico e tornato a casa, Napolitano ha pranzato nella sua residenza napoletana - dove un gruppo di cittadini di Chiaiano del comitato civico «Rosa dei venti» ha consegnato una lettera contro l'apertura della discarica - per poi uscire di nuovo poco prima delle 18. Questa volta senza la signora Clio. Ma in compagnia di due vecchi amici. Perché, insieme con il presidente della Repubblica, hanno fatto visita nella libreria Colonnese anche Alfredo Mazzei, ex presidente Ctp oggi vicepresidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, e Ivano Russo, direttore unico della fondazione guidata da Geremicca. Con loro Napolitano - che già nel giugno 2006, alla prima visita in città da capo dello Stato, si fermò nella libreria a due passi dal conservatorio di San Pietro a Majella - ha esaminato libri su libri prima di trovare quello giusto, un editto promulgato da Ferdinando II di Borbone che lo stesso presidente ha definito un «pre-concordato». Poi, scherzando con Mazzei che cercava una copia della «Divina commedia» per la figlia, Napolitano ha declamato i versi dell'Inferno dantesco tradotti in napoletano: «A mezz'età, mettennome in cammino, io me truvaie pe na furesta nera pecché m'ero mbriacato senza vino» e ha esclamato: «Questa non la comprare, la traduzione è troppo libera». E giù risate. Salutati i gestori della libreria Edgar e Vladimiro Colonnese (mancava la madre Maria, costretta a casa dall'influenza), il presidente ha comprato «L'arte di essere felici» di Paolo Mantegazza - «Lo ha letto Clio e le è piaciuto molto» - e non ha nascosto la commozione quando i figli di Gaetano Colonnese gli hanno regalato una copia di una raccolta di poesie del padre Giovanni, «Il fiume invisibile», con dedica autografa. Quindi, tra chi lo acclamava e lo ringraziava e un paio di giovani dei centri sociali che urlavano «Anarchia, anarchia» e invocano un gesto per Gaza, il capo dello Stato s'è incamminato verso l'auto parcheggiata nell'area del vecchio policlinico ed è tornato a Villa Rosebery. Da dove dovrebbe ripartire stamattina, in tempo per pranzare a Roma con i nipoti nel giorno dell'Epifania. Più riposato e soddisfatto della minipasseggiata tra i vicoli di Port'Alba: «Ho visto un pezzo di centro a me molto caro».