Di queste ben 44 sono a Medicina. La convenzione prevedeva che luniversità si sarebbe dovuta accollare i costi 63 CATTEDRE A RISCHIO CHIUSURA Già nel 2007 il professor Federici ammoniva: "E falso che non costino niente" FRA il 2000 e il 2006 i docenti della facoltà di medicina delluniversità di Firenze - ordinari, associati, ricercatori - sono passati da 404 a 472, aumentando di 68 unità. Nessunaltra facoltà ha conosciuto un incremento analogo del corpo insegnante. Una parte rilevante dei nuovi insegnamenti a medicina è costituita da 44 «cattedre convenzionate», cioè finanziate per alcuni anni da soggetti privati o pubblici esterni alluniversità, come aziende farmaceutiche, aziende ospedaliere o la Regione. In tutto lateneo risultano attive 63 cattedre convenzionate. Da anni si sostiene che luniversità italiana deve aprirsi allesterno, alle imprese, alla società. Listituto della cattedra convenzionata va in questa direzione e, almeno sulla carta, costituisce un robusto supporto per gli esangui bilanci degli atenei italiani. La controindicazione più temuta riguarda il condizionamento della ricerca. Lo stesso ex rettore della Bocconi Mario Monti ha dichiarato il 22 aprile 2006 al Corriere della Sera: «Non ho sempre visto con favore lidea delle "cattedre convenzionate". Avevo qualche timore che questo condizionasse lassoluta indipendenza delluniversità dal potere economico...». Lantidoto consiste in meccanismi di trasparenza e garanzia nella scelta dei docenti e nelle linee di ricerca, su cui lo sponsor non dovrebbe avere voce in capitolo: ma in tal caso perché mai finanzierebbe una cattedra? Oltre al rischio di condizionamenti, le cattedre convenzionate presentano anche un altro problema: i sovvenzionamenti esterni sono «a termine», durano 3, 5 o 6 anni, dopodiché le facoltà si impegnano a «sopperire al finanziamento con le risorse disponibili a seguito di cessazione di docenti e ricercatori» dello stesso o di altri settori scientifico-disciplinari. Perciò le cattedre convenzionate non sono a costo zero ma rappresentano impegni di bilancio differiti. E oggi - dopo il rigido blocco del turn over imposto dalla finanziaria - pongono agli atenei problemi praticamente insolubili, perché i nuovi posti non possono essere coperti con le risorse lasciate libere dai pensionamenti. Lallarme è stato lanciato già nel 2007 dal sito Ateneo Futuro del professor Giorgio Federici, che avvertiva: «E unillusione dire "tanto non costa niente"». Per anni, tuttavia, lUniversità di Firenze ha continuato ad autorizzare concorsi per cattedre convenzionate. La Federcaccia ha finanziato per 5 anni un posto di professore associato nel settore «Assestamento forestale e selvicultura» ad Agraria. LIndustria farmaceutica Serono ha finanziato per 4 anni un posto di ruolo di seconda fascia a Medicina nel settore della Neurologia. Nel 2006, quando già nuotava in cattive acque, il Cspo, Centro per lo studio e la prevenzione oncologica, ha proposto un finanziamento di 4 anni per listituzione di un posto di ricercatore in Statistica Medica. Ancora nel 2006 le aziende farmaceutiche Amo Italy, Alcon Italia e Pfizer Italia hanno proposto di cofinanziare per 5 anni un posto di ricercatore in oculistica. Sempre nel 2006 il soprintendente per il polo museale fiorentino, professor Antonio Paolucci, ha offerto uno stanziamento di 27.500 euro per 3 anni per cofinanziare un posto di ricercatore in musicologia in grado di collaborare allattività scientifica del Museo degli strumenti musicali presso la Galleria dellAccademia. Aziende ospedaliere, Comuni e Regione hanno finanziato un gran numero di cattedre convenzionate. In Senato Accademico e in Consiglio di Amministrazione gli unici ad opporsi sono stati i rappresentanti degli studenti. Il 9 aprile 2003 in Senato Alessandro Barducci rilevava che a suo giudizio il fenomeno del finanziamento delle cattedre da parte di esterni aveva assunto «dimensioni preoccupanti», dichiarandosi stupito del fatto che su 455 mila euro solo 90 mila fossero «destinati ai ricercatori». Il 26 maggio 2006 in Consiglio di Amministrazione la studentessa Camilla Baroncelli dichiarava: «I rappresentanti degli studenti hanno sempre espresso voto negativo sulle proposte di finanziamento di posti di ruolo provenienti da enti esterni, ma anche i finanziamenti di enti pubblici debbano essere attentamente valutati. In generale i finanziamenti vengono assegnati a specifici settori disciplinari ma dalle pratiche presentate al Consiglio non si evince quali siano le situazioni di sofferenza delle Facoltà e non si comprende se lintervento vada ad incidere o meno su queste situazioni». Inoltre, proseguiva la studentessa, «il Consiglio deve chiedersi se il settore da cui attingono le risorse (in seguito ai pensionamenti Ndr) si troverà o meno in stato di sofferenza o lo sia già». Dubbi ragionevoli, ma rimasti del tutto inascoltati.