IL paradosso non può essere più eclatante: mentre diminuiscono i fondi necessari a tutelare il nostro patrimonio archeologico, a potenziare sovrintendenza e musei, a salvare dai tombaroli reperti e capolavori, ecco che aumenta nella popolazione la consapevolezza del proprio passato, cui sì accredita anche la speranza che possa convertirsi in risorsa economica per il territorio. Da qui nascono rivendicazioni e lotte legali per recuperare il patrimonio perduto (con vittorie come quella che ha visto tornare in Italia ì capolavori della mostra «Nòstoi» a Roma: con i grifoni trafugati ad Ascoli Satriano); o per riaccogliere - anche solo temporaneamente - i capolavori dispersi. A ciò che sta avvenendo in questi ultimi tempi a Taranto, una città che tenta di risollevarsi puntellandosi soprattutto sulla cultura e sul riaperto Museo archeologico. Gruppi di cittadini premono affinché la «Dea in trono», la bella scultura posseduta dagli Staatliche Museen di Berlino, possa tornare nella città magnogreca dove riemerse nei primi anni del XX secolo. Difatti sembra impossibile rivendicarne la restituzione, dal momento che la statua fu venduta da un «legittimo proprietario» al Kaiser tedesco. Quel che si può ottenere - e sarebbe comunque un bel regalo per i tarantini e la Puglia - è un prestito, per il tempo adeguato per far ammirare la «dea» di Taranto ai suoi attuali abitanti. Daltronde qui, nel suo territorio, le sarebbe riservata una adeguata visibilità, più dì quanta ne abbia a Berlino, dove la sua singolare bellezza sminuisce accanto alla maestosa fabbrica marmorea del Pergamon. Scolpita in prezioso marmo pario e alta un mero e mezzo, la statua ripropone uno stile «severo» quasi arcaizzante, come è consueto per immagini cultuali: la sua datazione difatti è posta alla metà del V secolo a. C. Doveva essere dipinta e ornata - come mostrano fori sui lobi delle orecchie e sul capo - da orecchini e da un diadema doro. La fragilità di alcune parti suggeriscono che essa fu scolpita a Taranto, magari da uno scultore greco (proveniente da Egina?). La dea è purtroppo monca delle braccia. In realtà su dì essa aleggia più di un mistero. Non tutti gli studiosi sarebbero concordi che essa fosse riemersa a Taranto (benché questa sia la localizzazione indicata anche dal museo berlinese): alcuni infatti ne congetturano una origine locrese. E alquanto torbida appare anche la vicenda della sua vendita nel 1915 alla Germania, tra mercati antiquari clandestini, sequestri da parte della polizia francese, rivendicazione di legittimi proprietari... Daltronde le leggi di allora sui beni culturali non erano così severe come lo divennero in seguito, negli anni Trenta. E misteriosa è anche lidentificazione della immagine, che a prima vista rievoca la comune icona della «Dea Madre», grazie alla matronica presenza e a quel seno sinistro che sbuca nudo dall«himation» (mantello). Per la Zancani Montuoro - larcheologa che per prima ne propose una derivazione tarantina - essa raffigura la dea Persefone, la dea degli inferi che a Taranto aveva un suo santuario e godeva di un culto. Ma non è da escludere che possa essere una più composta Afrodite (come scrive Madeleine Mertens-Horn, soprattutto per lindizio della cuffia, in genere indossata da fanciulle in attesa di matrimonio). Non si dovrebbe escludere lidentità di Demetra, la madre di Persefone, spesso raffigurata in trono. Quali oggetti presentava nelle mani? Una melagrana (attributo di Demetra e di Persefone), una colomba (attributo di Afrodite)? Ovvero un bambino? Senza dubbio lintegrità avrebbe aiutato linter- pretazione. Il ritorno potrebbe favorire nuovi studi.
TARANTO - Taranto va alla ricerca della Dea perduta
Un gruppo di cittadini di Taranto, in Puglia, sta lottando per il ritorno della statua della Dea in trono, un capolavoro archeologico che è stata esiliata a Berlino. La statua, scolpita nel V secolo a.C., è stata venduta a un proprietario legittimo e poi acquistata dagli Stati Uniti, che la hanno poi ceduta ai musei di Berlino. I tarantini sostengono che la statua sia stata riemersa a Taranto e che sia quindi legittimo richiederne il ritorno. La statua è stata oggetto di diverse controversie e misteri, tra cui la sua identificazione e la sua provenienza.
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