Bellascoperta Per Francesca Flores dArcais, laffresco trovato nella chiesa dellAracoeli nel 2000 e un autografo del maestro Fulcro religioso di Roma, semicoperto dal Vittoriano per volontà dí Vittorio Emanuele II, la chiesa francescana di Santa Maria in Aracoeli nellarco di cinque secoli venne ampiamente rimaneggiata, tuttavia la sovrapposizione di stili diversi, dal Duecento al Settecento, conferisce alledificio qualcosa di molto simile a un armonico disordine, motivo di fascino che accresce quello esercitato dallo straordinario patrimonio di sculture, dipinti e arredi che lo adornano. È proprio delle più insigni chiese di Roma concentrare al loro interno testimonianze darte distribuite nei secoli, ciononostante non è comune trovarvi dipinti di Pietro Cavallini, Benozzo Gozzoli e Girolamo Muziano, e sculture di Andrea Bregno, forse di Donatello e di Andrea Briosco. Nel 2000 venne alla luce un affresco nella cappella di San Pasquale Baylonne, ultima a destra, raffigurante la Madonna con Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, oltre ad alcuni lacerti minori sulle pareti laterali. Il piccolo complesso fu restaurato e pubblicato da Tommaso Strinati che, sottolineandone lalto livello, giunse ad attribuirlo a un maestro romano prossimo a Pietro Cavallini e a datarlo tra il 1295 e il 1300. Come si sa, lo stato spesso frammentario della pittura romana del Duecento ha reso particolarmente intricato il problema della sua catalogazione, lasciando irrisolta, o comunque aperta, la questione dei rapporti che intercorsero tra la scuola romana e la formazione del giovane Giotto che a Roma lavorò, in età probabilmente giovanile. Da Roma al cantiere della basilica di San Francesco ad Assisi, dove pure era attivo un manipolo di pittori romani, i quesiti dordine attributivo e cronologico si infittiscono. In ogni modo, tranne qualche illustre eccezione, la critica è per lo più orientata ad attribuire a Giotto gli stupendi affreschi con le Storie di Isacco, esempio di smagliante ripresa del classicismo romano, elemento che avvalora lipotesi di una permanenza di Giotto a Roma anteriore a una data vicina al 1290. A Roma il pittore toscano, secondo Pietro Toesca, potrebbe avere eseguito i tondi affrescati con gli Apostoli in Santa Maria Maggiore, e secondo Ilaria Toesca la Croce oggi nel Museo Nazionale di Palazzo Venezia, ridotta a una reliquia e proveniente in antico dalla chiesa dellAracoeli. E risaputo che nel Duecento Roma era stata una tappa del percorso di Cimabue (1272) e dal 1270 circa vi soggiornava un altro toscano: Arnoldo di Cambio. Tutto ciò fa sì che risulti doveroso domandarsi quale consistenza avesse avuto la produzione di Giotto a Roma, negli anni in cui il pittore non aveva ancora acquisito la fama che risplenderà quando lavorerà nel cantiere assisiate. Una cosa è certa: anche Giotto fu a Roma, dove si immerse nel clima di una cultura dellantico, resa viva sotto il suo pennello da unincredibile sensibilità naturalistica e da una capacità straordinaria di invenzione spaziale, per non dire prospettica. AllAracoeli si erge il monumento funebre del cardinale dAcquasparta con la lunetta dipinta a fresco da Pietro Cavallini. La vicinanza con laffresco della cappella di San Pasquale scoperto nel 2000 stimola il confronto tra le due opere e va detto che le differenze balzano allocchio anche di chi non è addentro alla materia. Non solo sulla base delle differenze, una studiosa, Francesca Flores dArcais ora ha avanzato la candidatura di Giotto quale autore dellaffresco riemerso nel 2000. Cosa vi possiamo notare che lo distingua da Pietro Cavallini? Innanzitutto la maggiore monumentalità, la definizione "grafica" dei contorni che paiono incisi, la concezione naturalistica della Vergine e del Bambino, rispetto allespressione un po astratta e lontana che pervade la figura statuaria di Pietro Cavallini. Quali invece le analogie con opere di Giotto: la vivezza degli sguardi, il segno guizzante delle pennellate dei due Santi Giovanni, il vistoso particolare della stoffa di tipo islamico che fa da sfondo alle figure della Madonna e che ritroviamo ripreso nei decori di,almeno tre episodi affrescati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Ma altri elementi di modernità e di "verità" sono visibili, per esempio lo splendido dettaglio della tunichetta di Gesù, stretta da un cordoncino, simile a quella del Bambino della Madonna di Giotto proveniente da San Giorgio alla Costa, conservata agli Uffizi; qui però i contorni appaiono meno affilati, mentre la Vergine ha assunto un volume grandioso, indice di una datazione avanzata rispetto allaffresco romano. Infine il dettaglio che trova forse più puntuale corrispondenza è quello delle mani affusolate di Maria che rivediamo pressoché uguali nel tondo che raffigura ancora la Madonna col Bambino, collocato sulla controfacciata della Basilica di Assisi. Lopera è sbiadita e non è ritenuta di Giotto unanimemente, tuttavia gli indizi a favore di una paternità condivisa con laffresco di San Maria Aracoeli, non sono per nulla deboli. Il caso di questa coraggiosa proposta attributiva, ancora inedita, è ovviamente aperto ed è chiaro che da qui in poi susciterà varie discussioni. Comunque, spendere il nome di Giotto allAracoeli non è un azzardo, non ultimo considerando che da tale insigne sede si è ipotizzato in passato che provenisse anche la croce di Palazzo Venezia.