ROMA - E' stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto che prevede lo stanziamento di fondi pari a 250 milioni di euro destinati al ministero dei Beni Culturali di Urbani: 80 milioni andranno al cinema, il resto sarà diviso tra teatri, lirica, spettacoli musicali. Con il decreto è stata resa anche operativa la Società per l'Arte, la Cultura e lo Spettacolo «Arcus spa» presieduta da Mario Giaccia che avrà il 3 delle risorse destinate «alle grandi opere». Nel 2004, dunque, la Arcus potrà contare sulla possibilità di fare mutui per 80 milioni di euro e interventi nei settori dei beni culturali e dello sport per 31 milioni quest'anno, 16 milioni nel 2005 e 25 milioni nel 2006. A Cinecittà Holding spa andrà un contributo straordinario di 350 mila euro per il 2004 e per il 2005. Al Centro sperimentale di cinematografia 500 mila euro per quest'anno e per l'anno prossimo. «Con questo decreto si è posto fine a logiche assistenzialistiche e clientelari», ha detto il ministro Urbani, «Lo stato spendeva più del disponibile: male e troppo». L'80 dei film finanziati con la vecchia legge non arrivava a 500 spettatori contro un 10-15 di film di successo e di qualità come, tanto per citarne uno, «Buongiorno notte» di Marco Bellocchio sul rapimento di Aldo Moro, venduto anche all'estero. Il fondo per il cinema della BNL era sceso nell'ultimo periodo da 600 a 80 milioni di euro in sette anni e in sei anni si erano spesi 1200 miliardi ma incassati solo 450 miliardi delle vecchie lire. Nel 2004 sono stati approvati 80 titoli nuovi, ha ricordato Urbani, ma ce ne sono ancora 50 film, alcuni di molti anni fa, in attesa dei soldi promessi. «La disponibilità finanziaria ottenuta, comunque è più ampia di 7 o 8 volte del fabbisogno pregresso», ha concluso il ministro. Ma il decreto si occupa anche di un altro aspetto che riguarda il cinema: la lotta alla pirateria. «La pirateria è un furto» ha detto Urbani, «e come tale va punita». Questa battaglia sta mettendo in difficoltà l'industria cinematografica di tutto il mondo come ripete Jack Valenti, gran capo dell'associazione dei produttori americani. Pene inasprite quindi per chi mette su Internet un film o parti di un film, anche «attraverso programmi di condivisione di file tra utenti»: la multa sarà di 1500 euro. Sanzioni penali con reclusione da 6 mesi a 3 anni e multe da 5 a 30 milioni di vecchie lire per chi, invece, lo fa a scopo di lucro. I server che non informassero rapidamente il dipartimento della pubblica sicurezza del ministero degli Interni di eventuali scorrettezze e violazioni compiute dai loro utenti dovranno pagare multe da 50000 a 250000 euro. Su questo è subito intervenuto Fiorello Cortiana dei Verdi sostenendo che così siblocca l'innovazione tecnologica e si penalizzano inutilmente i provider. Mentre l'onorevole Colasio della Margherita l'ha definito un «provvedimento tampone» e Federico Moccia, presidente dell'Associazione autori ed editori, ha protestato perché non si parla della tutela di libri musica e altre opere di ingegno. Gianni Massaro, a nome dell'Anica, l'associazione dei produttori, pur dando atto al ministro Urbani del suo impegno e pur ringraziando il sottosegretario Letta per la sua sensibilità, s'è detto perplesso. Gli sta bene la rapida approvazione del decreto, lo preoccupa il reperimento di fondi futuri. Non c'è più il «Gratta e vinci» per finanziare i film.