Clima avvelenato, ma il parroco difende la scelta: «Ha voluto ricordare il figlio morto» L'affresco è stato completato da poche settimane, un'opera che va a colorare una parete fino a quel momento spoglia. Ma queste poche settimane sono state sufficienti a creare un clima avvelenato nella patria di Pinocchio. Motivo del contendere proprio il dipinto che spicca sopra l'abside della chiesa di San Bartolomeo a Collodi, realizzato dal pittore comasco Mario Bogani e finanziato da un noto imprenditore del luogo, Dino Bianchi (titolare dell'omonima azienda produttrice di fiori secchi). A far scaturire la polemica non è stata una qualche ragione artistica, ma piuttosto la presenza, tra i soggetti raffigurati nell'affresco, dello stesso committente. Accanto a lui, nel dipinto, anche la moglie Rosa e, soprattutto, il figlio Franco, scomparso all'età di 16 anni in un incidente stradale. Ed è stato proprio per onorare la memoria del figlio che Bianchi aveva deciso di finanziare quest'opera. La sua famiglia è raffigurata in un angolo del dipinto, dove la parte centrale è dedicata alla figura del Cristo e dove sono raffigurate le varie personalità della chiesa, da Papa Benedetto al parroco di Collodi, don Giovanni. Contro quella realizzazione si è scagliato l'autore di un anonimo volantino, appeso in varie parti di Collodi, per contestare "l'autocelebrazione" che verrebbe fatta del committente attraverso l'affresco. Un attacco rivolto anche ai collodesi, accusati di accettare a testa bassa quell'opera e, in pratica, di essere schiavi del potere. Nel volantino si chiede anche l'intervento della Curia di Lucca (da cui dipende la parrocchia) e della Soprintendenza. Durissima la reazione di don Giovanni Checchi il quale, dopo aver ricordato come l'opera sia stata approvata sia dalla Curia che dalla Soprintenza, si scaglia contro chi muove un simile attacco celandosi dietro l'anonimato: «Infangare tutto e tutti senza metterci la firma è ignobile, vergognoso e altamente disonesto». È lo stesso parroco a ricordare che quell'affresco segue un criterio consolidato nella storia dell'arte, ossia quello di raffigurare i seguaci di Gesù che compongono la chiesa nel periodo in cui è stata eseguita l'opera. Quindi don Giovanni insiste sul motivo che ha spinto il committente a finanziare questa realizzazione: «Dino Bianchi non ha voluto autocelebrarsi né tanto meno conquistarsi l'immortalità, ma solo dotare la chiesa di Collodi di un'opera d'arte che sarà ammirata nei secoli, e fare memoria del figlio Franco, tragicamente scomparso in un incidente stradale, e questa ragione dovrebbe trovare anche nei cuori più gretti comprensione e rispetto ed, infine celebrare Cristo vero centro e ragione del dipinto». Da parte di Dino Bianchi c'è solo un po' di amarezza per quanto accaduto, ma non si mostra particolarmente sorpreso: «Chiunque faccia qualcosa troverà sempre qualcuno pronto a criticarlo». L'ESPERTA «Ha seguito una tradizione» Ha seguito un'antica tradizione l'imprenditore che a Collodi ha deciso di far affrescare la cappella di San Bartolomeo con una scena sacra in cui ha voluto raffigurati anche se stesso e i suoi parenti. A confermarlo è un'autorità come Cristina Acidini, soprintendente speciale per il patrimonio storico e per il polo museale di Firenze. «Il caso di Collodi - spiega la soprintendente - si ricollega ad una tradizione che trova le sue radici già nella pittura gotica, dove i mecenati erano ritratti in scene sacre con i loro parenti per ritagliarsi un posto nella storia». Un costume che si è consolidato nel rinascimento, quando ha vissuto il suo periodo di massima fioritura. «Ne sono una conferma - spiega Acidini - per esempio la cappella Sassetti a Santa Trinita di Firenze, dipinta da Domenico Ghirlandaio, ma anche il Battesimo di Cristo nella Cappella Sistina a Roma dove molti dei personaggi sono realmente esistiti ed erano vicini alla figura del committente. Tra le altre opere si può citare l'affresco Le Nozze di Cana di Bernardino da Poccetti, realizzato nel 1601 alla Badia a Ripoli di Firenze, nel refettorio del convento, dove sono ritratti personaggi reali negli abiti dell'epoca». Ma esempi simili si trovano anche più recentemente. E' del 1984 per esempio l'affresco di Luciano Guarnieri a Santa Lucia sul Prato a Firenze, dove molti parrocchiani fecero da modello per la folla intorno alla crocifissione.