Entrando a Villa Borghese da via Pinciana, due cartelli marmorei intitolano rispettivamente un tratto di viale e uno slargo a Antonello e Francesco Trombadori. Al figlio giornalista, politico, estroverso, l'ingresso. Più nascosta la lapide paterna, nello stile di un pittore che con identica passione vendette quadri al Re e ai bidelli delle scuole dove seguitò a insegnare disegno ai ragazzini, rifiutando titoli accademici. La stessa moglie apprese di un cavalierato riordinando i cassetti. Ma attraversiamo il Parco e arriviamo a Villa Strohl-fern. Fra quelle mura, vincolato dal ministero dei Beni Culturali con quadri e arredi, è rimasto intatto lo studio in cui dal 1920 fino alla scomparsa nel 1961, l'importante artista siracusano visse e dipinse. Non solo. Qui, su appuntamento (339.2036276) e a titolo gratuito, Donatella Trombadori, secondogenita di Francesco e custode di opere e memorie, nonché presidente dell'Associazione Amici di Villa Strohl-fern, accoglie fino venti visitatori alla volta per raccontare della straordinaria compagine che abitò nel grande giardino romantico e un po' esoterico di un mecenate alsaziano innamorato della natura, della cultura, del bello. Lavandaie friulane immersero nel fontanone i panni di Carlo Levi e Ludovico Bragaglia; d'estate l'uomo del ghiaccio passava a refrigerare chi poteva pagare. Qui, Arturo Martini scolpì la Donna al Sole e Ercole Drei la stele Il Lavoro dei Campi oggi all'Eur. Ascoltare simile testimonianza è un incomparabile lusso. Bambina, Donatella Trombadori vide il pittore dalmata Giuseppe Lallich curare fiori di mille consistenze e colori, e ad occhi chiusi ci fa ancora immaginare i lucernai rivolti a nord.