Lucca. Nel complesso anche altri impianti sportivi e per lo svago, oltre al centro commerciale Il progettista spiega come sarà il Plaza a S. Donato Il nuovo stadio? Progetto di massima e obbiettivi (di business, sportivi e sociali) sono ben chiari nel piano dell'architetto Emilio Faroldi, al quale nel 2005 la Società Sviluppo Sportivo, azionista di maggioranza dello Sporting Lucchese, ha commissionato il progetto "Plaza Stadium" per realizzare a S. Donato, nei terreni acquisiti dalla Cipriano Costruzioni e dal gruppo immobiare Valore, la grande struttura che dovrebbe ospitare le partite dei rossoneri. Il progettista anticipa in esclusiva a "Il Tirreno" i contenuti del progetto. ESCLUSIVO. Ecco il progetto per S. Donato Stadio coperto da 15mila posti Con quattro tribune angolari si arriva a 20mila presenze Nel complesso anche il centro commerciale con ristoranti, cinema spazi per la musica e il tempo libero ben inseriti nell'ambiente MARCO INNOCENTI E NICOLA NUCCI LUCCA. Il nuovo stadio? Progetto di massima e obbiettivi (di business, sportivi e sociali) sono ben chiari nel piano dell'architetto Emilio Faroldi, al quale nel 2005 la Società Sviluppo Sportivo, azionista di maggioranza dello Sporting, ha commissionato il progetto "Plaza Stadium" per realizzare a S. Donato, nei terreni acquisiti dalla Cipriano Costruzioni e dal gruppo immobiare Valore, la grande struttura che dovrebbe ospitare le partite della Lucchese. Ma anche accogliere concerti e spettacoli per grandi pubblici, mentre al suo interno dovrebbero trovare spazio un centro commerciale, attività di ristorazione, ambienti per il tempo libero, il fitness e lo svago (serviti da ampi parcheggi). Oltre ovviamente a palestre e altri impianti per la pratica dello sport agonistico e non. "Plaza Stadium" è un nome provvisorio che identifica la struttura polifunzionale che la Cipriano Costruzioni del presidente rossonero Giuliano Giuliani e la Valore Spa sono pronti a costruire, se e quando otterranno il via libera del Comune. Che passa da una revisione dello strumento urbanistico per liberare, magari attraverso prescrizioni, l'area di S. Donato da vincoli idrogeologici e renderne possibile la nuova destinazione d'uso. Sui tavoli dello studio Faroldi e associati, nelle sedi di Parma e Milano, ci sono bozze, schizzi, disegni e dettagli del progetto che un domani potrebbe diventare la nuova casa della Lucchese. Il complesso è ritenuto dai promotori un volano economico per la città e la sua squadra di calcio, la quale a loro giudizio potrebbe autofinanziarsi coi proventi ricavati dalle attività commerciali, sportive e legate al tempo libero. Faroldi, professore alla facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, è un esperto in materia. In precedenza si è occupato anche della progettazione dello stadio di Prato, sempre su incarico di Giovanni Valentini del gruppo Valore. Nel 2006 è stato autore dell'opera "Gli stadi per il calcio: strutture multifunzionali integrate" e nel 2007 del volume "Progettare uno stadio. Architetture e tecnologie per la costruzione e gestione del territorio", con un capitolo dedicato al Plaza Stadium di Lucca. A "Il Tirreno" anticipa alcuni contenuti del progetto. Architetto, a che punto siamo con la fase della progettazione? «Al momento abbiamo elaborato un concept plan su come pensiamo di realizzare lo stadio e sulla filosofia guida che è ispirata ai moderni stadi di nuova concezione. Fermo restando che è prematuro parlare nei dettagli del progetto, al quale lavoriamo dal 2005. «Prima di entrare nel merito del carattere progettuale deve emergere la volontà politica di realizzarlo. La Società Sviluppo Sportivo, per quel che mi risulta, è in attesa di risposte positive da parte dell'amministrazione. «Senza una decisione politica e istituzionale degli enti che governano la città, non è opportuno fare nessun passo in avanti». Quali sono le caratteristiche del polo sportivo-commerciale da lei progettato? «La progettazione è l'esito di un complesso lavoro svolto in piena collaborazione con i promotori dell'iniziativa che intravedono nella polifunzionalità il vero valore aggiunto: un pezzo di città, quindi, non un elemento da essa avulso. «Il futuro degli stadi per il calcio è integrato a strutture alberghiere, servizi commerciali, ristoranti, cinema, spazi pubblici per la musica e il tempo libero. In altre parole, al servizio della collettività e di una società in continua mutazione, fruibile sette giorni su sette dalla cittadinanza. «Dovrà essere un complesso senza barriere. Uno stadio aperto, nella piena valorizzazione della cultura sportiva. Un ambiente sicuro, frequentato da famiglie e ragazzi che possono trascorrere diverse ore, non solo il tempo dell'evento calcistico. Un'idea di stadio-edificio, riconosciuto dalla collettività». Quale sarebbe la capienza della struttura? «È compresa tra e 12 e 15 mila spettatori seduti e coperti. La capienza è concepita in modo dinamico e flessibile poiché è possibile aumentare i posti a sedere sino a raggiungere le 20 mila unità, approntando quattro tribune angolari della capienza di 1.250 posti ciascuna negli spazi già predisposti. «Abbiamo monitorato impianti europei simili ad una città di medie proporzioni come Lucca. Specialmente in Svizzera e Portogallo». Quale sarebbe il rischio relativo all'inserimento nell'ambiente? «L'impatto sarebbe evidentemente basso in rapporto alla particolare funzione a cui è destinato, dato che nella zona dove dovrebbe sorgere lo stadio non ci sono abitazioni ed è collegata ad un asse di grande circolazione. È logico che non si può, inoltre, prescindere da uno stadio fondato su principi di eco compatibilità e sostenibiltà che tenga conto del rispetto ed integrazione dell'ambiente. «C'è anche un altro aspetto: la ferma volontà di perseguire reali obiettivi di risparmio energetico. L'impianto sarebbe eventualmente fornito di pannelli fotovoltaici, o altri sistemi tecnologici, per produrre energia alternativa». Quali indicazioni le ha dato il presidente della Lucchese, Giuliano Giuliani? «Il presidente condivide la necessità di uno stadio come fonte di sostentamento per la vita del club calcistico. Non stiamo parlando di un'opera fuori scala, bensì di uno stadio commisurato alla realtà lucchese e alle sue specifiche esigenze territoriali. «In quest'ottica, agli inizi di novembre in Parlamento è stato presentato un nuovo disegno di legge "bipartisan" (dai deputati Butti del Pdl e Lolli del Pd) che punta a snellire le procedure burocratiche in una sorta di liberalizzazione degli stadi». In Italia sembra essere una strada intrapresa da grandi club (Juve, Fiorentina, Atalanta, Cagliari), ma anche da medie e piccole realtà, come Pisa, Siracusa, Viareggio. Nei prossimi giorni il progetto-stadio dovrebbe essere sul tavolo del sindaco Mauro Favilla e dell'amministrazione che dovrà decidere se ritenerlo una delle priorità strategiche per il futuro della città e, ovviamente, della sua squadra di calcio più rappresentativa. Anche la cittadinanza sarà direttamente ascoltata attraverso un "sondaggio" condotto ad una società demoscopica. Alla fine del 2008, Ugo Giurlani, amministratore delegato della società rossonera, ha incontrato i vertici lucchesi del Coni per fare il punto sugli spazi cittadini dedicati alle attività sportive. La decisione tuttavia appare prettamente politica. Il sindaco, Mauro Favilla, pur dichiarandosi favorevole al progetto, tiene a ribadire che in ogni caso la realizzazione dovrà essere inserita in un provvedimento urbanistico organico che interesserà tutta l'area sud-ovest intorno alla città e che sarà oggetto di esame da parte del consiglio comunale. Altro scoglio è rappresentato dalla contrarietà a più riprese manifestata dalle associazioni dei commercianti, che temono ripercussioni negative sugli affari del dettaglio in caso di apertura di un grande centro commerciale nel complesso del nuovo stadio, sul quale peraltro sono divise anche le opinioni della cittadinanza in generale.
Il Tirreno
4 Gennaio 2009
LUCCA. URBANISTICA: Uno stadio da 15mila posti
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