Con 231 voti a favore, 198 contrari e 17 astenuti l'europarlamento ieri ha deciso di depennare il ponte sullo Stretto di Messina dalla lista dei 30 progetti prioritari (Ten) per dotare l'Unione allargata di adeguati reti di trasporto transeuropee. Il testo approvato dall'assemblea ritiene «necessario effettuare un'ulteriore valutazione ambientale strategica nonché un'analisi dei costi-benefici sul piano socio-economico». Per il siluramento del progetto si sono pronunciati socialisti, verdi e comunisti, metà dei radicali e i liberali con la sola eccezione, tra gli italiani, di Paolo Costa. Bocciata anche la proposta di inserire una variante occidentale al corridoio 5. (Lione-Torino-Venezia-Trieste-Lubiana-Budapest-Kiev) con l'aggiunta della Torino-Marsiglia via il tunnel del Monginevro. È invece passato a larghissima maggioranza (308 voti a favore e 70 contrari) l'emendamento per riempire il "buco" di 20 km nella Venezia-Lubiana con l'aggiunta della tratta Venezia-Ronchi sud-Divaca (anche se non è detto che il voto di ieri basterà a convincere il Governo sloveno a colmare la lacuna che gli è utile per favorire lo sviluppo del suo porto di Capodistria a danno di Trieste). Con quorum analogo ha ricevuto la benedizione di Strasburgo anche il corridoio 8, Bari-Durazzo-Varna, che invece non era riuscita a entrare nella lista dei Trenta in quanto attraversa Albania e Macedonia, due paesi che non sono membri dell'Unione e per ora nemmeno candidati. Promosse anche le autostrade del mare nel versante Sud-Est. «La bocciatura del Ponte sullo stretto è un giudizio senza appello sulla improponibilità economica e sulla insostenibilità ambientale di un progetto velleitario, costoso e sostanzialmente inutile nonostante i tentativi del governo Berlusconi di farlo passare come urgente e irrinunciabile per il Mezzogiorno» ha dichiarato l'eurodeputato Claudio Fava a nome del gruppo dei Ds. «È una grande notizia perché viene cancellato un progetto insostenibile dal punto di vista ambientale, ingiustificato dal punto di vista dei flussi di traffico e scandaloso per le enormi risorse finanziarie che avrebbe sottratto a investimenti più urgenti» ha rincarato per i Verdi Monica Frassoni. «Ha prevalso la cieca logica antagonista piuttosto che il gioco di squadra in Europa» il commento deluso di Giorgio Lisi (Fi). A Bruxelles per partecipare al Consiglio Competitivita il ministro dell'Industria Antonio Marzano ha gettato acqua sul fuoco: «La decisione non è così definitiva, ora bisognerà che l'europarlamento negozi con il Consiglio per arrivare, mi auguro, a una conclusione positiva. Il Governo è comunque determinato a fare il ponte». Marzano non ha mancato di «constatare con dispiacere che, per iniziativa di italiani, non si sia fatto l'interesse dell'Italia». Il ministro per le politiche comunitarie Rocco Battiglione ieri ha immediatamente preso contatto con i colleghi del Consiglio dei ministri Ue: «Si cerca di ostacolare un'opera fondamentale per collegare, lungo l'asse Berlino-Monaco-Palermo, la Sicilia con le aree più ricche e vitali d'Europa. Resto comunque convinto che il Consiglio difenderà la lista dei 30 mantenendo la priorità assegnata al Ponte». In effetti anche secondo la Commissione Ue l'abrogazione dei progetti dalla lista non è accettabile se lo Stato interessato non è d'accordo. Già oggi sulla vicenda si riunirà a Bruxelles il Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dei 15. Lunedì la presidenza di turno irlandese dovrebbe rendere nota la propria posizione. Il tempo stringe perché l'europarlamento in maggio chiuderà i battenti per le elezioni e nessuno vuole rimandare alle calende greche la realizzazione delle grandi reti. La situazione però a questo punto è molto confusa. Da una parte c'è infatti l'inserimento del ponte di Messina nella lista dei 30 con decisione presa a suo tempo all'unanimità dal gruppo Van Miert, poi approvata dalla Commissione Ue e quindi adottata all'unanimità dal Consiglio dei ministri dei Trasporti Ue il 5 dicembre scorso sulla base di un accordo politico. Che andrebbe formalizzato a fine mese per passare alla seconda lettura parlamentare in aprile e quindi chiudere il cerchio prima dell'estate. Dall'altra c'è il conflitto apertosi tra Consiglio, Commissione ed europarlamento. Se non sarà superato al più presto e in seconda lettura si arriverà a una nuova bocciatura, si finirà in conciliazione, cioè si slitterà a settembre. A quel punto ci saranno tre mesi per decidere ma in concreto si finirà per perdere un anno. A rischio 600 milioni di finanziamento Ue La permanenza del Ponte di Messina nella lista delle trenta opere prioritarie europee può valere fino a 600 milioni di contributo europeo. Sulla carta è previsto un finanziamento Ue a fondo perduto al massimo del 10 delle opere prioritarie e al massimo del 20 di quelle inserite nella «quick start list». Il Costo complessivo del Ponte è stimato in 6 miliardi di euro. Accanto al contributo della Ue ci sono i finanziamenti della Bei. Lo schema di finanziamento del Ponte previsto dal Governo italiano non prevede l'erogazione di contributi a fondo perduto, né il rilascio di garanzie da parte dello Stato ma si basa su un aumento di capitale della Stretto di Messina di 2.500 milioni di euro pari a circa il 40 del fabbisogno complessivo. Le residue occorrenze finanziarie, circa il 60 dei fabbisogni, saranno coperte attraverso finanziamenti di tipo Project finance, contratti in più tranche sul mercato internazionale dei capitali. Tali finanziamenti saranno pertanto garantiti dai flussi finanziari generati dalla gestione dell'opera. È tuttavia evidente che la possibilità di attingere ai finanziamenti della Ue agevolerebbe la realizzazione dell'opera. Senza considerare il fatto che l'inserimento nella liste delle opere prioritarie sarebbe una carta in più da giocare per attrarre i capitali privati.
L'Europa boccia il ponte sullo Stretto
L'Europarlamento ha deciso di depennare il Ponte sullo Stretto di Messina dalla lista dei 30 progetti prioritari (Ten) per dotare l'Unione allargata di adeguati reti di trasporto transeuropee. Il testo approvato dall'assemblea ritiene necessario effettuare un'ulteriore valutazione ambientale strategica nonché un'analisi dei costi-benefici socio-economici. Il progetto è stato bocciato anche dalla proposta di inserire una variante occidentale al corridoio 5. Il corridoio 8, Bari-Durazzo-Varna, è stato invece promosso e ha ricevuto la benedizione di Strasburgo.
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