Donna Camilla Savelli Albergo in un ex convento dove le suore nascondevano gli ebrei A Trastevere fra Oblate, Borromini e orrori nazisti Non si sentono, ma si vedono. Discrete, silenziose, scivolano con le loro vesti scure, il capo chino, quasi per non farsi vedere: mai per imbarazzo, ma per quel senso, appunto, di discrezione che accompagna la scelta di esser suore. Un albergo con sorpresa, questo aperto da poco sulla curva di via Garibaldi, dove Trastevere s'impenna e diventa Gianicolo. Davanti c'è il palazzo dei Carabinieri, dietro qualche secolo di storia. Non è la prima volta che un ex convento diventa albergo: i tempi moderni segnano da decenni la crisi di istituti religiosi che sopravvivono utilizzando i beni di «famiglia», che vengono venduti o affittati. Certo, gli esempi storici non mancano, basti pensare al San Domenico di Taormina. Però in questo Donna Camilla Savelli c'è qualcosa in più. Perché l'onda dei ricordi non è soltanto in ciò che è stato, ma in quel che vive ancora. Le suore Oblate Agostiniane, in questo che fu monastero e casa vacanza, ci sono ancora e vivono le loro giornate anche affacciandosi nell'albergo, andando a cercare un ricordo, a cogliere un frutto, a dare un'occhiata a quello che è stato il loro giardino. Questo che oggi entra nell'offerta raffinata di un gigante dell'hôtellerie, il gruppo Alpitour World Hotels Resorts, è un nobile palazzo seicentesco che la Duchessa Savelli, sposa Farnese, decise di affidare all'abile tecnica dell'architetto Francesco Borromini che disegnò il progetto non solo del convento, ma anche dell'attigua Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori. La realizzazione dell'intero edificio richiese molti anni: tra il 1643 e il 1646 vennero eretti la facciata, l'atrio e la Chiesa, mentre i lavori per la costruzione del monastero proseguirono con discontinuità, per le difficoltà economiche della Duchessa, per essere poi ultimati nel 1665. Oggi, dopo un lungo lavoro di restauro durato tre anni, il Donna Camilla Savelli si presenta come un'oasi di quiete e di sobria eleganza. Custode di mille storie. Perché la Roma che inciampava nel fascismo e nelle leggi razziali era anche la Roma degli affetti inconfessabili, degli aiuti disinteressati, della solidarietà che non conosce distinzioni di razza. Se dall'ex monastero si scende verso il Tevere, si attraversa ponte Garibaldi e si va a destra, verso la Sinagoga, si finisce nel cuore del Ghetto. Molti ebrei trovarono rifugio fra queste stanze, nascosti sotto le travi, nei sottotetti, negli scantinati, protetti dal rispetto che perfino i nazisti, qualche volta, hanno portato a chi vestiva un abito di fede. E così la storia oggi ripropone, nelle camere degli ospiti, mobili donati dalle famiglie ebree romane, i Sonnino, i Pavoncello, i Piattelli e tutti gli altri, in segno di affettuosa gratitudine verso le suore, ma anche, indirettamente, verso tutti quei romani che si sono comportati nello stesso modo. Oggi, vecchi armadi a tre ante, tutti con sportelli specchiati, antichi bauli e poltroncine liberty, sono lì a testimoniare un passato che non si dimentica. Una memoria che non tradisce e sa diventare presente. Quiete La facciata e il cortile d'ingresso, costruiti a metà del 1600, di quello che oggi è l'albergo Donna Camilla Savelli, a via Garibaldi. Nella foto a sinistra, uno dei corridoi interni Corrado Ruggeri
ROMA - Il giardino dei ricordi segreti
Il Donna Camilla Savelli è un albergo situato in un ex convento a Trastevere, a Roma. Il convento fu costruito nel 1600 e fu utilizzato come rifugio per gli ebrei durante il fascismo e le leggi razziali. Le suore Oblate Agostiniane continuarono a vivere nel convento e a lavorare nell'albergo. Oggi, il Donna Camilla Savelli è un albergo di lusso che offre una esperienza di soggiorno unica e storica. La struttura è stata restaurata e presenta una facciata e un cortile d'ingresso del 1600.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo