Il sogno delloncologo: laboratori e luoghi di cura sul modello Usa In un "campus" tutte le strutture di accoglienza per pazienti, parenti, medici, studenti e insegnanti universitari Lobiettivo è leccellenza nella lotta ai tumori, in cardiologia, neuroscienze e neonatologia con i migliori cervelli del mondo Seicentomila metri quadrati accanto allo Ieo firmati dallarchitetto Stefano Boeri e sui terreni di Salvatore Ligresti Il sogno di una cittadella della scienza lo insegue fin dagli anni Novanta. Fin da quando scrisse una lettera a Enrico Cuccia. È lì, in quelle righe spedite allallora presidente onorario di Mediobanca per ringraziarlo del sostegno ricevuto per far nascere lo Ieo, che Umberto Veronesi immaginò un centro sul modello del National Institute of Health di Bethesda, negli Stati Uniti: un concentrato di istituti scientifici con finalità differenti ma tutti collegati tra loro. Tutti uniti fino a diventare una realtà così importante da diventare il cuore della biomedica dOltreoceano. Era lidea iniziale del Cerba, acronimo di Centro per la ricerca biomedica avanzata. Un luogo di cura, certo, ma anche di ricerca multidisciplinare in campo oncologico, cardiologico, di neuroscienze e neonatologia unico in Europa, dove i migliori cervelli avrebbero potuto trovare rifugio. Con una base comune: la medicina molecolare. Un sogno, però, che procede al ritmo dei tempi della politica e della burocrazia. Troppo per loncologo, che nel 2006, lanciò un appello alla città per non vedere naufragare quel suo sogno: «Bisogna fare in fretta o rischiamo di perdere unoccasione unica. Quella di far diventare Milano capitale della scienza in Europa». Il Cerba è stato immaginato lì, poco lontano dallaltro "figlio" del professore, lo Ieo, lIstituto europeo di oncologia. Su terreni di Salvatore Ligresti, allinterno di un pezzo di Parco agricolo Sud che gli ambientalisti hanno provato a difendere. Ma è proprio sugli aspetti ecologici che è stato immaginato il piano firmato dallarchitetto Stefano Boeri. Un modello innovativo per la sanità italiana, hanno sempre sostenuto alla Fondazione, capace di mettere insieme altissima tecnologia e centralità del paziente, innovazione e spazi che contribuiscano a rendere le cure più umane. Tutto su unarea di oltre 600mila metri quadrati, la metà destinata a diventare un grande parco aperto a tutta la città. Trecentomila, invece, i metri quadrati da costruire tra corsie, laboratori, residenze per i ricercatori, bar, ristoranti, negozi, biblioteche, sale per lo studio e i convegni. Tutte strutture pensate seguendo i criteri del risparmio energico, stanze illuminate con luce naturale, pannelli solari. Un progetto articolato che lo stesso oncologo definì come «apripista per lExpo» e destinato a passare attraverso due fasi: una prima, che sarebbe dovuta concludersi nel 2012 con il completamento di quasi la metà delle strutture previste, e un ampliamento entro il 2017. Per una spesa finale che supererà il miliardo di euro. I pazienti e i ricercatori, è sempre stato convinto Veronesi, arriveranno da tutta Europa, grazie anche alla collaborazione con realtà come lo Ieo, ma anche del Monzino e del Besta: almeno 45mila ricoveri lanno nella "fase uno", 27mila interventi chirurgici e 1.100 postazioni a disposizione delle giovani menti. Il Cerba, naturalmente, è pensato come un ospedale, con 550 letti (50 dedicati alla terapia intensiva, 100 per i day hospital), ambulatori, 60 attrezzature diagnostiche avanzate, 20 sale operatorie. Ma questi elementi rappresentano il cuore di un gigantesco centro pensato anche per formare nuovi medici e scienziati, che qui vivranno, si incontreranno, lavoreranno, studieranno. Oltre al quartiere della medicina, infatti, ci sarà anche un "campus" distribuito intorno al parco, che ospiterà tutte le strutture di accoglienza per i pazienti e i parenti, i medici, gli studenti e i docenti delle strutture universitarie. Al centro, un mega-laboratorio di 65.000 metri quadrati e varie strutture di diagnosi e cura. Ispirate al modello americano anche le modalità di finanziamento, garantito dai capitali privati. È questo, per lex ministro della Salute, il futuro. Lultima trincea da cui sferrare lattacco decisivo alle principali malattie del secolo. «Dopo la decodifica del Dna - spiegava parlando del suo Centro - la moderna ricerca biomedica richiede collaborazione tra le parti: non si può procedere a compartimenti stagni. E poi, levoluzione tecnologica e il costo delle apparecchiature ci impongono di concentrare tutto in grandi aree in modo da condividere le strumentazioni tra più centri».