La nascita del suo capolavoro Lindagine approfondisce da una parte le sfide progettuali per i concorsi e dallaltra la sua capacità di maestro nel forgiare gli allievi Le gelosie per il suo successo e le doti di innovatore Sosteneva che "il disegno è fondamentale nelleducazione di ogni persona" Fu ingegnere dellUfficio tecnico comunale e docente alla Real Università Un volume di Paola Barbera ricostruisce la carriera a Palermo dellautore del teatro Politeama in un ambiente "ostile e competitivo" Il personaggio Un volume di Paola Barbera ricostruisce la vita dellarchitetto LE DUE o tre cose che sappiamo di Giuseppe Damiani Almeyda - che è autore del teatro Politeama, che ne ebbe incarico di progettazione da ingegnere tecnico comunale, che vinse una sfida assai ardua dovendo pure competere sulla scena architettonica con Ernesto Basile - le dobbiamo al lavoro di scavo che Anna Maria Fundarò condusse tra le carte custodite dal nipote diretto, e suo compagno di vita, Mario Damiani. La scomparsa della studiosa ha rallentato il compimento dellopera che avrebbe dato, alla figura dellingegnere-architetto venuto da Napoli, ma qui accasatosi, la giusta collocazione nel parnaso non solo palermitano dei grandi "fabricieri" progettisti e teorici, ma non ha fermato del tutto un interessamento iniziato già nel 1938 ad opera di Enrico Calandra, che ne fa cenno ne la sua Breve Storia dellarchitettura in Sicilia. Il nipote Damiani ha infatti aggiunto ancora tasselli alla conoscenza della vita e dellopera dellillustre antenato, pubblicando documenti che illustrano i percorsi umani intrecciati a quelli professionali e didattici, nella trama di una vita dalle molte sfaccettature. Già nel 2007, con impegno congiunto le fondazioni Salvare Palermo, presieduta da Nino Vicari, e Banco di Sicilia, presieduta da Salvatore Butera, con il fattivo contributo della cattedra di Storia dellarchitettura tenuta da Maria Giuffrè, furono promotrici di una giornata di studi attorno alla figura del personaggio Damiani Almeyda, ove si produssero ulteriori dati di approfondimento, raccolti nel 2008 nel catalogo Giuseppe Damiani Almeyda. Una vita per larchitettura tra insegnamento e professione, e credibili promesse di prosecuzione nellopera di scavo. Che ora si sono concretizzati in un importante volume curato da Paola Barbera (Giuseppe Damiani Almeyda, artista architetto ingegnere, Pielle edizioni, Palermo 2008, pagine 200), studiosa di valore che aveva già esplorato con successo il patrimonio di disegni e appunti e tavole didattiche e di progetto di Damiani Almeyda, per preparare la sua relazione in occasione del seminario di cui sopra. Il libro di Paola Barbera, di grande formato e corredato di magnifiche riproduzioni delle tavole di progetto originali, ripercorre con uno sguardo dinsieme la vita e le opere di un personaggio definito "straordinario", avendo «lambizione di ricostruire un affresco generale che restituisca parte della complessità del personaggio, della sua epoca e della terra in cui vive». Proprio quel rapporto con una terra dalla quale è più volte tentato, e dal fratello sollecitato, a fuggire, costituisce la chiave di lettura più singolare della ricerca che si diparte dagli anni della rigorosa formazione napoletana, in cui già dà prova della sua straordinaria capacità di disegnatore e di ideatore di «composizioni architettoniche di grande ampiezza». Ma è a Palermo, ove trova un ambiente «competitivo e ostile» oltremodo alimentato dal successo che riscuotono i suoi primi progetti, che Damiani mette in mostra innegabili doti di innovatore del linguaggio architettonico nelle vesti, altrimenti convenzionali, di ingegnere mandamentale del fresco di costituzione Ufficio tecnico comunale. Nel medesimo anno 1864 vince il concorso per la Cattedra di Disegno del nuovo Istituto tecnico, e nel 1879 quello per professore straordinario di Disegno nella Real Università di Palermo. È qui che ritrova molti degli allievi del Tecnico e con alcuni di essi, primo tra tutti il prediletto Antonio Zanca che più di altri ne assimilerà la lezione, istituisce un legame che va oltre limpegno didattico, seppure appassionato e costante al punto di ritrovarsi insieme alle cinque del mattino davanti alle tavole da disegnare, per sfociare in quello professionale. Coerentemente con il duplice aspetto della personalità di Damiani professionista e docente, lindagine di Paola Barbera si biforca per approfondirli entrambi: da una parte lingegnere architetto progettista alle prese con i concorsi e le sfide progettuali vinte e perdute, le invenzioni strutturali, compositive, materiche e cromatiche, ma pure urbanistiche, che sfoceranno nellopera più nota del Teatro Politeama. Dallaltra si narra la storia di un maestro capace di forgiare allievi di notevole spessore, tutti immersi senza risparmio di energie in una Scuola, da quella privata napoletana a quella tecnica e poi universitaria palermitana, che produce notevoli contributi teorici per linsegnamento delle discipline dellarchitettura, tra cui lamatissimo disegno. È questa unaltra delle facce peculiari di Damiani, la straordinaria abilità grafica che impreziosisce la sua opera e meraviglia perfino i suoi contemporanei, e una passione autentica per la pratica della rappresentazione - con particolare predisposizione per lacquerello con cui fa vibrare qualsiasi segno - che gli fa affermare: «Il disegno ha una importanza fondamentale nella educazione di ogni persona, perché è strumento efficacissimo di percezione e di espressione dun ordine di alti concetti, che non vanno altrimenti estrinsecati e compresi». In questa premessa alle Istituzioni ornamentali in cui raccoglie i propri contributi didattici, e che pubblica non senza difficoltà senza peraltro riuscire a far seguire il tomo delle tavole dei disegni, si manifestano i principi in cui crede il docente e che larchitetto applica. Una impalcatura teorica mediante la quale esorta i suoi allievi a «ben interpretar il Vero alla maniera degli antichi, che tanto più di noi seppero escogitarlo per trovare il Bello», applicandosi nello studio del Classicismo e dei suoi cantori i quali furono «i più grandi maestri antichi delle epoche migliori». Farebbe molto bene alla città, a cominciare dagli attuali distratti amministratori, leggere attentamente il bel libro di Paola Barbera, o magari guardarne solo le figure per riconciliarsi con il concetto di Bello, visto che neppure dellAppena Decente riusciamo più a circondarci. Una riflessione dopo la consultazione del libro, servirebbe quantomeno a fare ammenda delloffesa arrecata alla sua più celebre opera e al luogo urbano che gli aveva creato attorno, poiché se a «far felici i bimbi» va bene un incongruo e abominevole capannone non ci sarà più posto per Grazia Bellezza e Armonia nel nostro panorama urbano. Occorre invece, per far felici i grandi, capire a fondo quanto valga larchitettura per una città e quanto sia costato, anche in termini umani al suo ideatore, lo stupefacente squarcio della policromia nel grigiore convenzionale del tempo.