Un progetto lungo tre anni per riunire un secolo di bozzetti, foto e carteggi Il battesimo avverrà nella Sala Banca di Pitti dove nacque il Made in Italy La storia della moda italiana del secolo scorso è un mosaico complicato, unopera affascinante costituita da uninfinità di tasselli: centinaia e centinaia di bozzetti, schizzi, fotografie, ritagli di riviste, campioni di stoffa, decorazioni, tessuti rari e dettagli di accessori, senza dimenticare le corrispondenze, i carteggi privati, le pagine di diario, gli ordini e i documenti di contabilità conservati negli archivi di stilisti e grandi case di moda. Ricostruirla è un lavoro complesso, che ha il sapore delle grandi imprese. Vi si cimenterà per la prima volta lAnai, lAssociazione nazionale archivistica italiana, con un progetto triennale in collaborazione con il ministero per i Beni e le attività culturali. Si chiamerà, semplicemente, «Archivi della moda del ?900» e sarà presentato, lunedì 12, in un luogo che già di per sé, per il made in Italy, rappresenta un pezzo di storia: la Sala Bianca di Palazzo Pitti, la stessa che, nel luglio del 1952, ospitò la sfilata con cui la moda italiana fece il suo ingresso ufficiale nel mondo, preparandosi, in breve tempo, a conquistarlo. E sempre a Firenze, nel 2011, sarà organizzato il convegno internazionale «Stilisti, creatori di mode del ?900: gli archivi del sistema moda», che segnerà la conclusione dei lavori. Lobiettivo degli «Archivi» è quello di portare alla luce un materiale immenso, e finora in gran parte inesplorato, che vive prima di tutto nelle raccolte personali conservate dai singoli stilisti: un nome per tutti Roberto Capucci, il cui archivio, gestito scrupolosamente dallomonima Fondazione (la stessa che cura il museo di villa Bardini), raccoglie 500 abiti originali e oltre 40mila disegni a colori, decine di album di schizzi in bianco e nero, migliaia di fotografie, diapositive e video, e poi corrispondenze private («Ma loriginale della lettera della regina di Svezia - confessa lui - la tengo a casa: qua ne abbiamo portato una copia») e le pagine del diario che lo stilista compila giorno dopo giorno: «Ne tengo uno personale, della mia vita, da almeno trentanni. Ogni giorno, da quando ho iniziato, scrivo lora in cui mi alzo, in genere le 4.30, e accanto scrivo anche come è il tempo. Per cui se lei volesse sapere che tempo cera il 3 aprile del 1966 lo può desumere dalla pagina del mio diario privato». Un patrimonio sopravvissuto quasi per miracolo se si pensa che, come ammette lo stesso Capucci, «un tempo volevo disporre che alla mia morte fossero bruciati tutti i miei disegni con me». Altre volte, si tratta di materiale conservato un po qua e un po là, dove il là può voler dire anche dallaltra parte del mondo. E il caso di Renato Balestra, che ha donato una parte dei suoi disegni allUniversità di Parma, mentre unaltra è conservata a Pechino, dove è professore onorario: «Ma conservo personalmente i modelli e i vestiti più interessanti». Fondamentali anche gli archivi di giornali e riviste di settore, quelli di fondazioni e accademie, senza dimenticare il materiale audiovisivo - preziosissimo - conservato dalle cineteche come lIstituto Luce o la Cineteca nazionale. Tutti documenti capaci di raccontare, meglio di qualsiasi saggio in materia, la storia di uno stile inconfondibile che, nato in sordina dalle sartorie degli anni Cinquanta, è stato capace nel giro di pochissimi anni di imporsi come una legge nei templi della creatività internazionale. Un ruolo centrale nel lavoro di ricostruzione lo avranno le cosiddette «capitali della moda» in Italia e nel mondo: Firenze dunque, ma anche Milano, Roma (per ciascuna delle quali è stato formato un distinto comitato scientifico), e poi Parigi, Londra, New York, Anversa e Tokyo. Parte importante del progetto è anche lorganizzazione di seminari e convegni di studio, nelle città che sono centri di distretti produttivi legati alla moda e ai suoi accessori: ancora Firenze dunque («Sistema moda e sistema degli archivi della moda» nel 2009) e poi Milano («Editoria e riviste di moda», 2009), Roma («Costumi, moda e spettacolo», 2010) ma anche Biella per il comprensorio laniero, Napoli per larte del corallo e della sartoria, Venezia e Schio per lindustria laniera e la filiera del cuoio e della calzatura. I dati raccolti verranno rielaborati e inseriti, passo dopo passo, in un portale telematico realizzato nellambito del sistema archivistico nazionale. Obiettivo finale - spiega lAnai - è «lelaborazione di linee-guida di un modello di specifica formazione interdisciplinare degli addetti degli archivi di moda, da proporre alle scuole operanti nel settore e da realizzare eventualmente anche in collaborazione con le scuole e gli istituti del ministero». Levento La presentazione il 12 gennaio -------------------------------------------------------------------------------- La presentazione di "Archivi della Moda del ?900" avverrà il 12 gennaio nella Sala Bianca di Pitti (ore 14). Seguirà la tavola rotonda "Il Sistema Moda Italiano e limportanza della valorizzazione della sua memoria" (ore 16,30) e verranno proiettati filmati di repertorio dallArchivio dellIstituto Luce. Fra i partecipanti la sovrintendenti del Polo museale Cristina Acidini, il direttore regionale per i Beni culturali Mario Lolli Ghetti, gli imprenditori della moda Ferruccio Ferragamo e Roberto Capucci, il presidente dellEnte Cassa di Risparmio Edoardo Speranza, lad di Pitti Immagine Raffaello Napoleone. Il progetto è dellAssociazione Nazionale Archivistica Italiana e del ministero per i Beni e le Attività Culturali.