Cè una fotografia bellissima che lo ritrae mentre cammina per le strade di Parigi con un fascio di manifesti strappati dai muri della città e caricati di peso sulle spalle. Limmagine è diventata un simbolo del suo lavoro, perché Jacques Villeglé (nato a Quimper, in Bretagna, nel 1926) ha lavorato in questo modo ? prelevando oggetti reali da rimpastare sulle tele ? per più di cinquantanni; a partire cioè dal 1957 quando diede il suo contributo al gruppo degli affichistes inventandosi la poetica del manifesto lacerato e lidea del décollage, strumento di unarcheologia urbana contemporanea che ancora adesso fa parte della sua sperimentazione. Lo dimostrano le opere inedite esposte nella personale a cura di Dominique Stella alla galleria Agnellini di Brescia, che cade in concomitanza con lantologica al Centre Pompidou e con lesposizione dedicata al Nouveau Réalisme allestita al Pac di Milano fino a febbraio. In una carrellata di 70 pezzi, dagli anni Sessanta a oggi, si scopre lo sviluppo del suo linguaggio informale, costantemente in bilico fra listinto selvaggio dello strappo (anche più audace di quello di Mimmo Rotella) e una voglia di poesia che ricorda la grafica armoniosa di Mirò.
LOMBARDIA - Villeglé. Manifesti strappati dal muro alla tela
Cè una fotografia bellissima che lo ritrae mentre cammina per le strade di Parigi con un fascio di manifesti strappati dai muri della città e caricati di peso sulle spalle. Limmagine è diventata un simbolo del suo lavoro, perché Jacques Villeglé (nato a Quimper, in Bretagna, nel 1926) ha lavorato in questo modo ? prelevando oggetti reali da rimpastare sulle tele ? per più di cinquantanni; a partire cioè dal 1957 quando diede il suo contributo al gruppo degli affichistes inventandosi la poetica del manifesto lacerato e lidea del décollage, strumento di unarcheologia urbana contemporanea che ancora adesso fa parte della sua sperimentazione. Lo dimostrano le opere inedite esposte nella personale a cura di Dominique Stella alla galleria Agnellini di Brescia, che cade in concomitanza con lantologica al Centre Pompidou e con lesposizione dedicata al Nouveau Réalisme allestita al Pac di Milano fino a febbraio. In una carrellata di 70 pezzi, dagli anni Sessanta a oggi, si scopre lo sviluppo del suo linguaggio informale, costantemente in bilico fra listinto selvaggio dello strappo (anche più audace di quello di Mimmo Rotella) e una voglia di poesia che ricorda la grafica armoniosa di Mirò.
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