«Così non possiamo andare avanti. Entro pochi anni saremo costretti a chiudere tutti». E' il grido di dolore che si alza da alcuni dei negozi e locali storici fiorentini simbolo della città: Giubbe Rosse, Gilli, Paszkowski, Rivoire. La necessità di attivare provvedimenti a sostegno di quegli esercizi e attività che hanno fatto la storia e rappresentano l'anima più autentica di Firenze, è emersa nel corso del convegno organizzato ieri dalla Regione al Convitto della Calza. «Negozi e mercati storici e di tradizione, dalla tutela alla promozione», è il titolo attorno a cui si sono discusse le esperienze di altre realtà italiane, con problemi e caratteristiche simili a.quelle fiorentine. I molti commercianti intervenuti hanno ribadito l'urgenza di intervenire prima che la maggior parte delle ultime botteghe rimaste tiri giù il bandone per sempre. Come purtroppo è già accaduto a tante prestigiose insegne. «II problema è che il lavoro c'è, almeno abbastanza, ma le spese sono così tante e così alte che riusciamo appena a tirare avanti», spiega Fiorenzo Smalzi, titolare del mitico «Caffè Giubbe Rosse», un monumento più che un locale, dove è passata tutta la cultura del nostro Novecento. «Se si considera che pago 20.000 euro al mese di affitto - continua Smalzi -, 55.000 euro all'anno di suolo pubblico e lo stipendio a 17 dipendenti, si capisce che i margini sono sempre più risicati». Ma oltre ai costi sempre più elevati, c'è anche il problema dei clienti, quelli buoni, sempre meno assidui. «Una delle difficoltà è che la sera ormai non c'è più nessuno in centro - aggiunge Ugo Bardelli di Rivoire -. Bisognerebbe proprio fare in modo di rianimare la città, riportare la gente a passeggiare, cercare di riavvicinare non solo i turisti, ma anche i fiorentini. Altrimenti non abbiamo futuro».