Il comune ci riprova. Con una delibera approvata dalla giunta lunedì, l'amministrazione ha deciso di mettere in vendita quaranta immobili del centro storico che da tempo non sono più considerati strategici e procurano solo problemi, ovvero spese di manutenzione e di messa in sicurezza. Nell'elenco dei fabbricati in vendita spicca soprattutto Palazzo Cefalà di via Alloro. Fino a qualche anno fa, mentre nel centro storico impazzava il Kals'Art, l'edificio nobiliare, adiacente al centro culturale Expa, era considerato un piccolo monumento da tenere in vita e da valorizzare. Oggi, invece, è diventato un inutile ingombro del quale disfarsi in fretta. Palazzo Cefalà è stato anche occupato dai componenti del centro sociale Sparo (acronimo di "storico palazzo abbandonato ripulito occupato") finché le forze dell'ordine non l'hanno fatto evacuare. "Il vasto patrimonio comunale si legge nella delibera della giunta è composto anche da cespiti che per lo stato di degrado in cui versano, per l'ubicazione, per le caratteristiche strutturali, per la frammentarietà nonché per l'irrisorietà del gettito che ne deriva o che potrebbe derivarne, si presentano assolutamente inidonei a essere proficuamente utilizzati per il soddisfacimento di finalità istituzionali o per la realizzazione di servizi pubblici". Il Comune, insomma, non sa più cosa farsene. Nell'elenco, a parte Palazzo Cefalà, sono inclusi magazzini e appartamenti sparsi in tutto il centro storico: dal cortile delle Bisacce, ai vicoli Pesacannone, di Spagna, dell'Altare, delle Pergole, alle vie Merlo, Scarpelli, Casarelli, del Protonotaro, Filippone, Cassari. L'amministrazione municipale, nonostante non abbia ancora messo in vendita gli immobili, ne ha già calcolato il ricavato, che ammonta a 1.191.490 euro e che sarà messo tra le entrate del bilancio 2009. del budget presunto fanno parte 334 mila euro che riguardano i sedici immobili della lista che sono di proprietà comunale ma che in precedenza sono appartenuti alle Opere pie. Metterli in vendita non è stata operazione semplice perché, stando alle norme vigenti e agli statuti delle stesse Opere pie, gli immobili in questione devono essere destinati esclusivamente a "finalità assistenziali". È stato necessario uno scambio di pareri con l'assessorato regionale alla Famiglia perché si arrivasse a sbloccare la vendita a patto però che il ricavato venga destinato, pure quello, a "finalità assistenziali". Con la vendita dei quaranta immobili, il Comune si candida ad accaparrarsi fondi che la Regione è pronta a ad anticipare alle amministrazioni municipali impegnate proprio nella cessione di parte dei loro patrimoni. Nella prossima legge finanziaria, infatti, dovrebbe essere inserito un fondo di rotazione destinato agli enti locali. Qualora un ente in difficoltà decidesse di mettere in vendita i propri beni, la Regione potrebbe anticipare le somme da incassare. Somme che il Comune, a sua volta, dovrà restituire non appena sarà conclusa l'operazione di vendita. "Si tratterebbe, in sintesi, di una sorta d'anticipazione che farebbe la Regione ha spiegato qualche settimana fa il ragioniere generale dell'amministrazione siciliana, Enzo Emanuele Chiaramente questa anticipazione dovrà essere calcolata in base alle disponibilità finanziarie della Regione". Resta da capire se gli immobili che il Comune ha deciso di mettere in vendita susciteranno l'interesse di qualcuno disposto ad acquistarli al prezzo fissato dall'amministrazione. I precedenti, a questo proposito, non sono certo confortanti. Appena un anno fa è andata deserta, per la seconda volta, la vendita di Palazzo Sammartino, altro edificio storico di via Lungarini. La base d'asta era di due milioni di euro, ma in assenza di acquirenti l'amministrazione comunale è stata costretta a rimetterlo in vendita stavolta con una trattativa privata proponendo un ulteriore ribasso del dieci per cento. È andata decisamente meglio con altri immobili in dismissione di dimensioni minori e dalla storia assai più modesta. Aggiudicati un appartamento al piano terra di via Costantino Nigra (pagato al Comune 108 mila euro) e un magazzino di via Chiappara (10 mila gli ero incassati).