" Rischiano di cedere, di venire giù, di sbriciolarsi: 482 case del centro storico, dopo le verifiche del Comune, sono state giudicate "pericolanti urgenti". Significa che esiste il concreto pericolo che crollino. Ma metterle in sicurezza non è affatto facile e di ristrutturarle non se ne parla. Perché, come spesso accade in questi casi, un singolo edificio ha proprietà divise fra decine di eredi e nessuno ha interesse a farsi carico del problema. E, allora, dovrebbe occuparsene l'amministrazione municipale che però non ha i soldi sufficienti. Così, al momento, di concreto c'è solo il censimento realizzato dal Comune e approvato alla vigilia di Natale dalla giunta. Il monitoraggio, effettuato alla fine dell'anno scorso e aggiornato periodicamente dagli uffici del Centro storico, comprende, ad oggi, 1.573 "unità edilizie". Di queste, 784 sono in condizioni di degrado legate essenzialmente al decoro, mentre 789 sono state classificate come "pericolanti": oltre la metà di queste, cioè 482, sono "pericolanti urgenti". La zona con maggior numero di edifici pericolanti è il mandamento Palazzo Reale con 274. Seguono i mandamenti Monte di Pietà (241), Tribunali (172) e Castellammare (102). Il provvedimento della giunta indica, naturalmente, come "ambito prioritario d'intervento" proprio gli edifici pericolanti a cominciare da quelli più esposti al rischio di cedimenti o crolli. Nel corso del 2008, tra diffide e ordinanze di eliminazione pericolo, dall'amministrazione municipale sono partiti circa quattrocento provvedimenti nei confronti di proprietari di immobili altamente degradati ed è stato intimato loro di metterli in sicurezza. In alcuni casi, davanti all'inerzia dei privati, il Comune, per tutelare la pubblica incolumità, si è attivato con risorse proprie effettuando interventi sostitutivi in danno dei privati stessi, cioè addebitando loro le spese di messa in sicurezza. Operazione, questa, che l'amministrazione dovrebbe fare con sistematicità, ma il bilancio non glielo permette. A ottobre, dall'ultimo conteggio è emerso che in cassa per mettere in sicurezza gli edifici pericolanti c'erano appena 200 mila euro. "Questo censimento afferma l'assessore al Centro storico, Raul Russo ci consente di fotografare la situazione attuale. Ora lavoreremo a nuove iniziative, ed è mia intenzione far pubblicare un nuovo avviso per l'assegnazione di contributi a chi ristruttura immobili fortemente degradati, utilizzando le economie realizzate nei bandi precedenti. Allo studio c'è anche l'ipotesi di promuovere interventi da parte di società di trasformazione urbana, figura prevista dalla legge per facilitare i processi di recupero edilizio". Il censimento degli edifici a rischio è cominciato oltre un anno fa, poco dopo che il crollo di una palazzina in vicolo Anello, nella zona del mercato del Capo, aveva causato la morte del ventottenne Antonino Troia. Due famiglie erano riuscite a mettersi in salvo ma il giovane, che stava dormendo, non ha avuto scampo. L'edificio venuto giù era stato segnalato perché a rischio, già sette anni prima. "L'amministrazione municipale sottolineano in una nota da Palazzo delle Aquile in questi ultimi anni è andata incontro ai privati anche mettendo a bando quasi 55 milioni di euro di contributi a fondo perduto per le ristrutturazioni nel centro storico. Ma questo non è servito a eliminare i rischi di crollo che invece sono via via aumentati. Colpa, soprattutto, della destinazione dei fondi pubblici che sono finiti fondamentalmente alle immobiliari e a quanti nel centro storico di Palermo hanno visto una fonte di business. Nel 2006 erano stati stanziati venti milioni di euro per recuperare gli edifici pericolanti della città vecchia che costituivano un concreto pericolo per la pubblica incolumità. Questo, almeno originariamente, prevedeva il sesto bando per il Centro storico. Ma nel marzo del 2006, con un colpo di mano, la maggioranza di centrodestra a Sala delle Lapidi ha allargato le maglie del bando, dando l'ok anche alle richieste relative ai fabbricati non a rischio crollo. Così. Se il finanziamento in principio riguardava 282 edifici fortemente degradati, con le correzioni apportate dalla maggioranza, i fondi sono stati concessi praticamente a tutte le case del centro storico. L'obiettivo di mettere in sicurezza gli edifici pericolanti è dunque inevitabilmente fallito e lo dimostrano le cifre appena diffuse dalla giunta. Le case a rischio di crollo non sono più 282 ma 482 e metterle tutte in sicurezza è un'operazione sulla quale nessuno, al momento, è in grado di fare previsioni: né sul tempo che bisognerà attendere né tanto meno sui soldi che sarà necessario spendere. Alla fine della scorsa estate. Solo il 30 per cento dei proprietari degli edifici a rischio crollo si era attivato per rimetterli in sicurezza. Tutti gli altri, cioè circa mille persone, hanno fatto cadere nel vuoto le ordinanze spedite dal Comune. Nell'elenchi degli edifici pericolanti, casupole fradice d'umidità ma anche residenze della nobiltà che fu, come palazzo Filangieri Cutò di via Maqueda, per il quale l'amministrazione municipale aveva lanciato un sos poco dopo Ferragosto.
Dalle casupole al palazzo nobiliare: centro storico, 500 edifici a rischio
Il Comune di Palermo ha pubblicato un censimento degli edifici a rischio di crollo, che ha rilevato 482 case del centro storico come "pericolanti urgenti". Questi edifici sono stati classificati come pericolanti a causa di problemi di stabilità e di cedimento, e il Comune ha lanciato un avviso per l'assegnazione di contributi a chi ristruttura immobili fortemente degradati. Tuttavia, il censimento ha rilevato che solo il 30% dei proprietari degli edifici a rischio crollo si è attivato per rimetterli in sicurezza, mentre altri 1.000 persone hanno fatto cadere nel vuoto le ordinanze spedite dal Comune.
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