Nuovo della laguna veneziana Archeologi spezzini al lavoro in questo periodo a Venezia, per gli scavi sull'isola del Lazzaretto Nuovo, nella Laguna. La notizia è raccolta sul sito Forum, ricco di aprofondimenti storici e belle immagini. Oltre 300 anni dopo la peste che sconvolse il Veneto l'Archeoclub d'Italia, il Laboratorio di archeopatologia per le indagini sulla peste (Lab.I.Pest) e il Gruppo Archeologico Spezzino diretto da Matteo Borrini, archeologo, antropologo forense e coordinatore del Lab.I.Pest. hanno presentato i primi risultati della campagna di scavi. Iniziati due-tre anni fa, gli scavi nell'area del camposanto dell'isola hanno contribuito a ridefinire il ruolo di questo baluardo sanitario della Serenissima, che da luogo di contumacia (o quarantena) per uomini e merci provenienti dai quattro angoli della Terra, con la pandemia si trasforma in luogo di morte. Nelle teche che compongono il percorso dell'anteprima museale al Tezon Grande sono condensati i diversi aspetti di alcune delle ricerche in corso sull'isola. Gli scavi nell'area cimiteriale, in particolare, sono stati condotti «non con le sole metodiche archeologiche, bensì con le più moderne tecniche dell'archeologia forense e dell'antropologia identificativa, importando nello studio di eventi passati le nozioni, la precisione e il rigore scientifico impiegati dai reparti investigativi di Polizia e Carabinieri sulla scena criminis». A presentare l'esposizione è Matteo Borrini, più volte consulente della magistratura e della Polizia Giudiziaria in materia di recupero e identificazione di resti umani in indagini anche di interesse storico contemporaneo, per esempio nella foiba di Campastrino (Spezia), teatro di un eccidio durante la Seconda guerra mondiale.
VENEZIA - Archeologhi spezzini protagonisti negli scavi al Lazzaretto
Archeologi spezzini stanno svolgendo scavi sull'isola del Lazzaretto Nuovo nella Laguna di Venezia. La campagna di scavi, iniziata due-tre anni fa, ha contribuito a ridefinire il ruolo di questo baluardo sanitario della Serenissima durante la peste. Gli scavi hanno utilizzato tecniche archeologiche e forensi per analizzare i resti umani e identificare le persone che sono state sepolte nell'area. I risultati sono stati presentati in un'esposizione al Tezon Grande, con la partecipazione di Matteo Borrini, un archeologo e antropologo forense.
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