MALTEMPO. UNO STILLICIDIO DI PERDITE, NEANCHE TROPPO SEGNALATE, CONTINUA A DEPAUPERARE UN PATRIMONIO STORICO CHE ARRICCHIVA IL NOSTRO TERRITORIO La pioggia ha avuto un significato politico. «Piove, governo ladro» è lo slogan mazziniano più famoso, inventato a Genova quando il maltempo rovinò un convegno repubblicano. [FIRMA]Allora, a fine Ottocento, L'Arena era anticlericale e nemmeno la nota meteorologica poteva scostarsi dalla linea politica: «Ieri una pioggerellina gesuitica ha infastidito i liberi cittadini». E perché Verona nel 1848 non insorse contro gli austriaci, come aveva fatto Brescia? Perché Carlo Alberto aspettò invano a Santa Lucia che il popolo gli uscisse incontro? Leggendaria la risposta dei veronesi: «Piovea». Così, ai tempi nostri, perché stupirsi se la rovina di un monumento è annunciata come «conseguenza del maltempo»? È successo nell'aprile scorso in vicolo Calcirelli: «Crollo di una parte del muro di cinta di un cantiere». Era cascato in pezzi un capitello monumentale: Madonna del Privilegio in stile rinascimentale, colonne, timpano, ex voto e tutto. Il bilancio?Un'auto in sosta è stata gravemente danneggiata . Può capitare che un muro plurisecolare crolli, specie se dietro ci scavi una voragine grande come due campi da calcio. Può capitare che crolli quando piove, magari se a ridosso del vecchio muro si lasciano pochi metri di terreno, che la pioggia ammollisce. Può anche capitare, ma guarda un po', che il muro crolli proprio nel punto dove è gravato da un peso: chessò, un capitello monumentale, per esempio. Del resto, si potrebbe forse pretendere che non piova per tutta la durata di lunghi, programmati e debitamente autorizzati lavori? Sono passati otto mesi da quando, «per conto dei proprietari dell'immobile in vicolo Calcirelli, dove si è verificato il crollo della Madonna del Privilegio, e per conto dell'impresa che sta eseguendo i lavori», Elena Corsini, avvocata dello studio legale Donella, scriveva all'Arena per assicurare che «l'edicola sarà ricostruita». Non è stata ricostruita. I pezzi saranno ancora «temporaneamente depositati in un magazzino», come spiegava all'epoca l'avvocata. Otto mesi non sono pochi, ma bisogna capire. In un grande cantiere, come questo che sta realizzando un parcheggio sotterraneo a due piani per un centinaio di automobili, ci sono sempre sorprese, oltre alla pioggia. Le scoperte archeologiche, per esempio: una ghiacciaia del Seicento (quella che diede il nome al vicino vicolo Ghiacciaia?), una tomba romana con scheletro, le murature di edifici medievali... Gli abitanti del vicolo hanno assistito dalle loro finestre a tutte queste scoperte, dopo aver visto sparire nello scavo l'ex brolo dei carmelitani Scalzi: prato, noci e altri alberi secolari in quello che era l'ultimo grande orto urbano. Che spariscano adesso anche i resti del capitello? Non sarà stato un monumento importante come Palazzo Forti, quello che l'avvocato Donella di cui sopra cerca di conservare al patrimonio pubblico veronese, patrocinando in tribunale una causa contro la vendita del palazzo da parte del Comune. Ma se diecimila persone hanno firmato la petizione pro Palazzo Forti, ci sono anche quelle 250 che hanno scritto a sindaco, soprintendenza e procuratore della Repubblica per riavere il capitello al suo posto in vicolo Calcirelli: non sarà importante come il museo d'arte moderna di Palazzo Forti, ma anche l'edicola era parte integrante di quel museo diffuso che è Verona, che è l'Italia. Un museo che continua a perdere pezzi. Se ne rammarica Carlo Caporal, che da decenni documenta quell'arte minore a parole tanto rivalutata e nei fatti massacrata. Il suo libro del 1993 e i suoi registri dimostrano quanto è andato perso. La Madonna dei carmelitani, crollata nel capitello agli Scalzi, ha corso rischi anche in un altro capitello storico che la raffigura, dentro Porta Vescovo. «Mi sono allarmato», racconta Caporal, «quando il bellissimo trittico nel fornice centrale sembrava scomparso. Sono sempre preoccupato per ciò che può capitare, quando si apre un cantiere. Ho cercato di intervenire durante i lunghi restauri della porta. Ho chiesto sopralluoghi della soprintendenza e finalmente ho avuto assicurazione che il capitello sarebbe stato rimesso al suo posto, come è effettivamente avvenuto in questi giorni. Ma che ne è stato degli affreschi vicini al trittico, che nel degrado di Porta Vescovo apparivano fatiscenti? La cancellata è sempre chiusa e da fuori non si può vedere. C'era da recuperare quello che, sotto le patine di sporco, sembrava uno stemma araldico». In vicolo Calcirelli intanto Maria Teresa Paroli, una dei 250 che hanno firmato la petizione per riavere il capitello, guarda dalle sue finestre lo scavo e il muro crollato dove c'era la Madonna del Privilegio. «Siamo preoccupati», dice la signora, «dalla mancanza di segnali visibili d'intervento e dal protrarsi dei tempi della ricostruzione. Adesso abbiamo paura che dove è caduto il muro facciano l'accesso carraio al parcheggio sotterraneo, e che il capitello lo rimontino magari in un altro posto. Sarebbe una beffa». Che piova sul bagnato?