Pur berlusconiano, Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali, è trasversalmente presentabile, non è additato al crucifige dai filistei della cultura dominante e - a differenza di Cesare Previti e Letizia Morattì - se la cava ai roghi dei girotondi perché ha tanto uso di mondo, tanto è vero che ha potuto concedere un'intervista in memoria di Norberto Bobbio senza perciò scatenare esorcismi. E' amico di Giulio Tremonti, ma è considerato quasi un interlocutore dalla cosiddetta società civile eccetto che per le singole greppie sottratte alle Terrazze romane, trattandosi di cinema, al solito giro dei piacioni, trattandosi di arti figurative, agli stipendiati dell'ex egemonia culturale in genere, terrorizzati all'idea di non avere più un interlocutore in via del Collegio Romano. Urbani non è odiato, è solo annusato. Perugino, bocconiano, politologo, non è neppure entrato a suo tempo nella schiera dei «professori», quelli capitainati dal grandissimo Lucio Colletti, perché, comunque, è veramente un intimo nella cerchia che fa capo a Silvio Berlusconi. Se Marcello Dell'Utri ha fatto la struttura militare di Forza Italia, Urbani è quello che al partito diede l'alito metafisico, era infatti destinato a fare da consigliori a Mario Segni se quest'ultimo avesse raccolto l'invito di Berlusconi, fare quel partito liberale dì massa prima di doverselo fare da solo, scendendo in campo. Recentemente Urbani ha fatto la voce grossa coi colleghi rifiutandosi di partecipare al Consiglio dei ministri a causa dello scarso interesse mostrato dall'esecutivo verso i problemi del cinema e ha pensato di costruire una legge restrittiva che stani dai cunicoli delle loro razzie telematiche tutti quelli che prendono musica «a gratis» da Internet. Mite, educato, garbato, è in realtà un osso duro. Sceglie da sé e sceglie da solo. Fu impossibile la convivenza con Vittorio Sgarbi, suo sottosegretario ai primordi del secondo governo Berlusconi, e la questione fu ridotta all'osso: «O io o lui». Vinse lui.
Un osso duro garbato ed educato che nessuno riesce a odiare
Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali, è considerato un politico trasversale, non additato dai filistei della cultura dominante. È amico di Giulio Tremonti e considerato un interlocutore dalla società civile, ma è considerato annusato dagli stipendiati dell'ex egemonia culturale. Urbani è un intimo della cerchia di Silvio Berlusconi e ha fatto la struttura militare di Forza Italia. Ha recentemente rifiutato di partecipare al Consiglio dei ministri a causa dello scarso interesse dell'esecutivo verso i problemi del cinema. Ha anche pensato di costruire una legge restrittiva per limitare le razzie telematiche.
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