IL NASTRO bianco e rosso delimitala facciata del complesso conventuale dei Girolamini, in via Duomo. A terra ci sono ancora i segni del crollo dellintonaco che lunedì tanto ha spaventato Francesca Martini e il figlio di cinque mesi, Guido Giuseppe, fortunatamente illesi. Sulla porta un biglietto bianco avvisa che il nuovo ingresso è spostato in via Duomo 142. Quel nastro bianco e rosso è una ferita aperta nella città darte che tiene rigorosamente off-limits alcuni dei suoi prestigiosi tesori. Grate, cancelli, catenacci e, perfino, erbacce sbarrano lingresso di chiese e cappelle dei centro storico. Santa Maria di Betlemme, San Basiello alla Vicaria, Santa Maria di Vertecoeli, Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco; SantAgnello a Caponapoli o SantAgrippino a Forcella sono solo alcune delle trentatré chiese bisognose di interventi urgenti secondo un censimento redatto dal Comitato civico di Santa Maria di Portosalvo, dal nome dellomonima chiesa. «Sono quasi cinquecento quelle che versano nellincuria e che avrebbero bisogno di interventi di manutenzione» precisa il presidente Antonio Pariante che sul sito (www.portosalvo.org) ha inserito una collezione di oltre cento foto sulle facciate delle chiese peggio custodite. Ognuna è un colpo allocchio: fa male vedere i cassonetti dellimmondizia ammassati davanti alla storica chiesa abbaziale di SantAndrea e San Marco a Nilo o i vetri rotti della chiesa di Santa Barbara dei Cannonieri e Marinari, in rua Catalana, o ancora le grate arrugginite e le erbacce davanti la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dellarte dei fornai in via Annunziata. I decumani e le altre viuzze del centro storico di Napoli, patrimonio dellUnesco dal 1993, sono piene di edifici religiosi chiusi, abbandonati o in parte inaccessibili. Di chi siano e a chi spetti la responsabilità della cura spesso è un mistero. La Curia ha avviato un censimento su quelle di sua proprietà e anche il comune di Napoli nel 2005 portò avanti un progetto di censimento sotto la guida dellallora assessore allEdilizia privata Amedeo Lepore con limpegno di utilizzare alcuni edifici per usi collettivi. «Quello che manca è un piano di gestione delle chiese e di tutto il centro storico, un piano strategico che non è mai stato redatto e che impedisce di stilare le priorità dintervento e di utilizzare a cofinanziamento anche i fondi dellotto per mille destinati alla Chiesa cattolica» precisa Antonio Pariante che polemizza con gli interventi allAlbergo dei Poveri o alla chiesa di Santa Caterina a Pormiello, a suo parere, non meno urgenti rispetto ad altri edifici. Non è dello stesso avviso padre Eduardo Parlato, responsabile peri Beni culturali in diocesi. «Si enfatizza molto luso delle risorse derivanti dallotto per mille, ma quello che giunge alla nostra diocesi ogni anno (350mila euro circa) è solo una goccia nel mare rispetto alle reali esigenze di manutenzione e, non dimentichiamo che questi soldi devono essere utilizzati anche per opere di carità». Non resta che affidarsi dunque al ministero dei Beni culturali (vedi limpegno del governo per il, recupero della chiesa di SantAgostino alla Zecca a Forcella) o ai privati. «Nel nuovo anno spenderemo 200mila euro, donati dallazienda Impredcost di Gennaro DElia annuncia Antonio Pariante - per il restauro della chiesa di Santa Maria di Portosalvo, destinata ad ospitare il progetto Migrantes del cardinale Crescenzio Sepe». Intanto per il nuovo anno è atteso il giudizio degli ispettori dellUnesco, Mettschild Rossler e Andrea Urland, che in questo mese hanno visitato Napoli e che saranno tenute a relazionare su quanto visto nella riunione di giugno 2009 in programma a Siviglia.