Dai trucchi degli sbardelliani ai condoni di Berlusconi ai cambi duso È una storia fatta di furbizie, malaffare e inefficienza della pubblica amministrazione, quella che ha consentito la cementificazione selvaggia lungo via di Acilia. A raccontarla è Angelo Bonelli, ex consigliere regionale e deputato dei Verdi, che ne ha seguito e contrastato liter sin dagli esordi, quando a capo della XIII circoscrizione cera proprio lui. «Le 12 palazzine sequestrate dalla Procura sono il simbolo di una delle pagine più brutte e buie dellUrbanistica romana la cui vicenda inizia il 30 maggio 1990» dice. Fino a quel giorno, infatti, larea dove sarebbero sorte le Terrazze del Presidente, nome suggestivo mutuato dalla vicinissima tenuta quirinalizia di Castel Porziano, era destinata a verde e servizi pubblici. Un terreno di proprietà degli immobiliaristi Salvatore Ligresti e Antonio Pulcini, sul quale volevano costruire un centro produttivo e perciò avevano chiesto lautorizzazione al Comune di Roma. Ma poiché il Comune tardava a rispondere «lallora assessore regionale allUrbanistica Paolo Tuffi» (democristiano di fede sbardelliana) «si avvalse dei poteri sostituivi e rilasciò la concessione edilizia allEur Servizi terziari di Ligresti per ben 360mila metri cubi», prosegue Bonelli. Non passano neppure 15 giorni dal rilascio della concessione edilizia che «lallora assessore allUrbanistica del Campidoglio, Antonio Gerace» (altro dc fedelissimo di Sbardella) «con un tempismo quanto meno sospetto riappone i vincoli, facendo tornare la destinazione dellarea a verde pubblico e servizi». Purtroppo, però, i lavori erano iniziati e gli scheletri degli immobili per uso ufficio e negozi ormai eretti. Partono perciò i ricorsi di varie associazioni ambientaliste e dei Verdi, che assegnano una doppia vittoria: prima il Tar del Lazio e poi il Consiglio di Stato annullano la concessione edilizia del 30 maggio 90. Lecomostro è abusivo: per legge deve essere abbattuto. Ma è una vittoria di Pirro. In soccorso della Eur Servizi Terziari arriva il governo Berlusconi. Durante la discussione in Parlamento del secondo condono edilizio, lex ministro ai Lavori Pubblici Radice dà parere favorevole a un emendamento di An che consentirà la maxi-sanatoria. Lart.39 del ddl 72494 prevedeva infatti che potessero essere condonati solo immobili con un volume non superiore a 750 metri cubi. Grazie alla modifica viene aggiunto un comma: "Il limite di cui sopra non si applica per le concessioni annullate in sede giurisdizionale". Se non è una norma ad hoc per le Terrazze del Presidente, poco ci manca: «Un grande favore a uno dei più potenti costruttori e finanzieri dItalia», taglia corto Bonelli. Siamo alla fine degli anni 90, nel frattempo la proprietà passa interamente a Pulcini, la giunta Rutelli approva una delibera che impone ai proprietari di immobili sanati il pagamento di una serie di oneri concessori e la costruzione di alcune opere pubbliche. Nel caso specifico, il raddoppio di via Acilia, il sottopasso tra questa e la Colombo, la risistemazione di un parco. Quando, tra il 2003 e il 2004, dopo una lunghissima istruttoria, la pratica di condono viene completata, il Campidoglio concede il cambio di destinazione duso delle Terrazze da uffici a residenziale. Ma, a distanza di anni, delle infrastrutture da realizzare a carico del costruttore non cè ancora traccia.