Molti i monumenti chiusi. Bottini: "Mancano i custodi e quando piove straripa la cloaca" Il salnitro che ricopre le volte dorate della Domus Aurea ha lo stesso colore del detersivo depositato sulle ringhiere alte un metro della via Sacra: un bianco degradante. E se nel caso della reggia di Nerone il problema viene dellalto (dalle infiltrazioni di acqua piovana dai giardini di Colle Oppio che sovrastano come una spugna inzuppata le rovine, ma in aprile partiranno i lavori per impermeabilizzare 2600 metri quadrati di pareti affrescate), il Foro romano è vittima «della Cloaca Maxima, che il 28 ottobre scorso ha straripato portando fiumi di acque semi "bianche", da corso Cavour fin qui davanti al Tempio del Divo Giulio». Sì, perché la cloaca che permise ai re Tarquini di bonificare il Foro funziona ancora da fogna per i romani. A raccontarlo, sconsolato è il soprintendente Angelo Bottini mentre, con il direttore regionale Luciano Marchetti, accompagna il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro in una ricognizione dellArea archeologica centrale. «Non è possibile che, come a Pompei, la maggior parte dei monumenti non siano visitabili ed è impensabile che i turisti assistano a questo degrado di scavi abbandonati», sottolinea il vice del ministro Bondi davanti alle recinzioni arrugginite dei resti allagati indagati dalla Sapienza sulla via Sacra. Transenne fatiscenti e zone inaccessibili ovunque. Davanti alla Curia nella quale non si può più entrare anche perché il pavimento davanti (in cemento) sta cedendo: ma i lavori partiranno il 7 gennaio per rimuoverlo e mettere mano allambiente ipogeo del Lapis Niger inondato dacqua. Ma inaccessibili (se non prenotando una visita guidata) sono anche il tempio di Romolo appena restaurato, i magnifici affreschi che decorano la casa di Livia in cima al Palatino (anchessa inondata da un tombino che non ha retto al diluvio dell11 dicembre) o la straordinaria parete palinsesto, summa di pittura romana tra VI e VIII secolo, nella chiesa di Santa Maria Antiqua. Qui, alle pendici della Domus Tiberiana (che viene puntellata e rinforzata perché la struttura cede; e indagata dagli archeologi poiché ancora piena di tesori da scoprire), in primavera sarà possibile aprire al pubblico il cantiere di restauro grazie a un milione e mezzo di euro. Poi, con qualche altro spicciolo, il tempio cristiano gioia dei medievisti sarà (o sarebbe) finalmente visitabile. Ma il problema è la penuria di fondi e di custodi. Per cui la metà delle bellezze del Palatino e il 50 per cento del Foro sono off limits. «Il nodo fondamentale è la mancanza di vigilanza», denuncia Bottini, che ha a disposizione 89 persone per unarea vastissima e difficile da controllare: e, tra ferie e malattie, laltro ieri a sorvegliare cerano solo 19 dipendenti. Cè bisogno di un organico raddoppiato. «E - aggiunge il soprintendente - di un progetto che diversifichi laccoglienza, affidata a personale interno qualificato, e la vigilanza». Ma cè bisogno anche di 20 milioni lanno per restauri e manutenzione, invece dei 4 attuali. La Finanziaria di Tremonti ha invece tagliato la, già magra, borsa ministeriale. Ma Francesco Giro ha un piano: «Dragare i fondi Arcus e quelli della fondazioni bancarie per dare respiro, aiutati dai privati, allarea dei Fori. Ci vuole una legge ad hoc per questo luogo fondante della cultura occidentale ma anche, probabilmente, un commissario che lavori con poteri speciali: è lo stesso Bottini a chiedercelo ma saranno Bondi e il governo a decidere». A Pompei però, dopo sei mesi, la cura del commissario straordinario (Renato Profili) ancora non sè vista. Ma Giro ha un sogno: «Ammirare i Fori restaurati e illuminati dalla terrazza del Vittoriano per il Natale di Roma del 2011».