Scrittori e uomini di teatro raccontano cosa si aspettano dal 2009. Giambrone: "Recuperare la capacità di indignarsi" Enia: "Purtroppo siamo tornati agli anni Ottanta, alla Palermo sporca e incattivita" Enzo Sellerio "Spero di trovare il numero di telefono del Comune..." Gli intellettuali, gli scrittori e gli artisti palermitani non hanno dubbi: alla loro città augurano un 2009 allinsegna della rinascita su tutti i fronti. «Che Palermo si dimentichi di se stessa - dice lo scrittore e regista Michele Perriera - Che abbia la possibilità di rinascere e di cambiare. In tutto». E tra le righe tutti puntano il dito contro le mancanze dellamministrazione comunale: «Per il futuro - dice lattore e autore Davide Enia - vorrei vedere questa città gestita in modo illuminato e contemporaneo. Una città con il coraggio di fare scelte impopolari, ma spesso necessarie. Mi auguro che si ritrovi anche lonestà di capire che la città è un bene superiore al di sopra dellignoranza del singolo. Purtroppo Palermo è tornata come era negli anni Ottanta: sporca, incattivita e ignorante». In riferimento alle assenze dellamministrazione, Enzo Sellerio, editore e fotografo di fama internazionale lancia un augurio lapidario: «Spero - dice - di trovare lanno prossimo il numero del centralino del Comune nellelenco telefonico. Perché si sa il diavolo si nasconde nei dettagli». Dal suo osservatorio romano, lo scrittore Fulvio Abbate, concentra ile delusioni dellanno che sta per concludersi e le speranze per quello futuro nella decadenza del centro storico: «Lattuale governo - dice - ha fatto piombare il centro storico della città in quello che era il buco nero del dopoguerra. È tornato ad assomigliare a quella terra di nessuno che era prima dellarrivo di Leoluca Orlando. Una vera sconfitta per Palermo. Allora mi auguro che risorga. E che i palermitani decidano di lasciare lauto a casa e di camminare a piedi». Bella e giusta. Così il regista Pasquale Scimeca spera di vedere la Palermo del 2009: «Le auguro di risvegliarsi - dice - come era nei tempi antichi quando tra la sue mura vivevano in pace e prosperavano cristiani, ebrei e musulmani. E poi da tifoso mi auguro che il Palermo possa arrivare in Champions League». Per il nuovo anno, invece, Francesco Giambrone, oggi sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino ed ex sovrintendente del Teatro Massimo, invoca su tutto la capacità di indignazione: «Prendendo spunto - dice - dalle recenti vicende della casa di Babbo Natale montata a piazza Politeama, mi auguro che cose del genere non accadano più né a Palermo, né altrove. Questo è stato possibile perché i palermitani hanno perso la capacità di indignarsi, spero che la ritrovino. E mi auguro anche che i segni di impoverimento sul fronte della cultura e della ricerca che questo 2008 ci ha lasciato possano fermarsi al più presto». Una visione più ottimista legata al teatro è quella del drammaturgo Franco Scaldati: «Vedo in chiave positiva - dice - lapertura che il Teatro Biondo ha recentemente dimostrato verso le nuove leve del teatro palermitano. Mi auguro dunque che si continui anche per lanno prossimo su questa strada. Mi auguro che lo Stabile diventi il metronomo del fermento teatrale della città, il punto di riferimento di un progetto più ampio di rinascita del teatro. Ma soprattutto mi auguro che ci siamo nuovi spazi e occasioni per i giovani attori, autori e registi. E spero che i pochi soldi che ci sono per larte e per la cultura in futuro siano spesi bene. Penso anche alla soap opera «Agrodolce» che potrebbe essere una buona cosa, ma che rischia in questa direzione di contribuire alla falsificazione della cultura siciliana». Lo stesso augurio Daniele Ciprì lo fa al cinema palermitano e agli aspiranti cineasti: «Una città - dice - senza arte e cultura non ha ragione di esistere. Per questo mi appello soprattutto alle istituzioni. Per il mestiere che faccio da anni, auguro a Palermo nuove possibilità per sperimentare e produrre idee di qualità. Personalmente poi non ho più punti di riferimento culturali a Palermo. Non trovo interlocutori. Non riconosco più la tradizione in cui sono nato e mi sono formato. E poi guardo le strade, le piazze e mi avvilisce la sporcizia e lincuria che impera». Si augura una città più vicina alle reali esigenze dei cittadini anche il musicista Giuseppe Milici: «Viaggio molto allestero - dice - E quando torno qui sono disorientato. Spero che la città diventi vivibile a livello del traffico, della sporcizia e delle formule di intrattenimento». La ferita più grande che spera possa rimarginarsi con lanno nuovo per lo studioso Francesco Renda è quella del disagio sociale: «Troppa povertà - dice - Troppe persone che non hanno nemmeno il necessario per vivere dignitosamente. È questo che Palermo deve affrontare e risolvere al più presto. Attraversiamo da troppo tempo un periodo molto difficile, senza alcuna serenità. E poi siamo lontanissimi da quella vivacità culturale che una città come la nostra dovrebbe avere. Ma senza risolvere i problemi di sopravvivenza delle persone in difficoltà, non si può guardare ad altro».