Fondi straordinari per il cinema, forse è la volta buona. Una settimana fa, per protestare contro la mancata discussione del decreto che porta il suo nome, Urbani disertò la riunione. Oggi, invece, il Consiglio dei Ministri sembra intenzionato a mettere all'ordine del giorno il provvedimento, che con un centinaio di milioni di euro dovrebbe rimpinguare le casse vuote del cinema. Ma la notizia non basta a placare l'ansia dei beneficiari dello stanziamento. Per l'opposizione di Tremonti, dal decreto originario è sparita una delle "coperture" previste: la lotteria "gratta e vinci" che avrebbe dovuto affettuarsi nei cinema e nei video-store di tutta Italia. E fino all'ultimo, sono stati in pericolo i fondi dell'Arcus, la società creata per finanziare le attività culturali con il 3 per cento delle grandi opere. Fino a ieri sera, c'è stato un braccio di ferro tra ministeri (Beni Culturali, Infrastnitture, Economia) proprio a proposito di questi fondi senza i quali, assicurano gli interessati, sarebbe impossibile sanare l'emergenza. E Urbani, ancora una volta, ha fatto la parte del paladino del cinema. Le associazioni di settore, Agis e Anec, lodano «la positiva determinatezza» del ministro e, come i sindacati, si augurano che il governo approvi il decreto. Che va apprezzato anche «per una serie di contenuti meno appariscenti», come le norme anti-pirateria via internet. Ma resta una preoccupazione: che la legge non chiarisca la natura del Fus, il fondo unico «che rischia di venire considerato un prestito e non un'elargizione dello Stato».
Decreto Urbani oggi al Consiglio dei Ministri, cinema in ansia
Il Consiglio dei Ministri sembra intenzionato a mettere all'ordine del giorno il provvedimento che porta il nome di Urbani, che con un centinaio di milioni di euro dovrebbe rimpinguare le casse vuote del cinema. La notizia non basta a placare l'ansia dei beneficiari dello stanziamento, che temono che il decreto originario abbia sparito una delle "coperture" previste: la lotteria "gratta e vinci" che avrebbe dovuto affettuarsi nei cinema e nei video-store di tutta Italia. Inoltre, i fondi dell'Arcus, la società creata per finanziare le attività culturali con il 3 per cento delle grandi opere, sono stati messi in pericolo.
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