Business Il valore passato da due a sei milioni al metro quadrato «Perché, mamma, la polizia?». Più pragmatico il babbo. Si guarda intorno e dice a sua consolazione: «Certo noi abbiamo comprato qui ad Acilia a 2 milioni al metro quadro, cinque anni fa. Ma chi è arrivato un paio di anni fa ha comprato a quattro. E ora all'ufficio vendite delle Terrazze del Presidente vanno per i sei. Chi ha fatto ora il compromesso per gli appartamenti nei due palazzi quasi finiti ha pagato così... ». Lo sguardo corre alla polizia inviata dalla Procura a sequestrare i due immobili a otto piani coperti in parte ancora da ponteggi che sono stati «ufficialmente» confiscati, insieme a tre scheletri di edifici e a un'ex baracca trasformata in quattro appartamenti di 500 metri quadri complessivi. È il «non finito» che convive insieme ai palazzi già abitati. Accanto c'è poi un laghetto svuotato, dove finché non si è rotto l'impianto di depurazione nuotavano carpe. Deprimente. Ma deprimente è soprattutto lo scampolo di raddoppio della via Acilia, che Eur Servizi Terziari srl - la società inquisita - deve garantire in cambio della lottizzazione. La stretta via Acilia s'intasa mattino e sera di auto, lo scampolo di raddoppio è un misero sterro che aspetta un futuro migliore. Eppure era quella - il raddoppio della via Acilia - la carta segreta vantata dall'ex assessore all'urbanistica Roberto Morassut quando ha spiegato perchè nel 2003 aveva concesso la variazione d'uso (da ufficio a case residenziali) per la lottizzazione. Eccolo uno snodo decisivo per lo sdoganamento di questo chilometro di edifici (dodici) su via Acilia, contrafforte che da Malafede degrada verso Axa e Casalpalocco. L'altro snodo a metà anni '90, dopo la bocciatura del Consiglio di Stato che aveva dichiarato illegittima la lottizzazione, era stato il condono edilizio del governo Berlusconi. Due ok decisivi per i 1300 appartamenti (e 360 mila metri cubi) nati come uffici su un terreno che nel Piano regolatore era destinato a parco pubblico. Terra comprata per pochi soldi alla fine degli anni '80 dalla Federconconsorzi. In un'inchiesta de «Il Mondo », nel '91, si facevano i nomi dei costruttori Ligresti e Pulcini. L'Eur Servizi Terziari era allora di due finanziarie, dietro le quali c'erano i figli di Pulcini e Tommaso Addario, ex vicepresidente della Sai di Ligresti. Oggi le due finanziarie che controllano l'srl rinviano a una serie di nomi che finiscono perfino in Olanda come il fantastico signor Kurukula Surya. Si chiamava invece Paolo Tiffi l'assessore regionale all'urbanistica che nel '90 rese edificabile l'ex parco ed è stato il Banco di Napoli, patron Ferdinando Ventriglia, a stanziare centinaia di miliardi per la lottizzazione. Poi di fronte al crack dell'istituto di credito gli ispettori della Banca d'Italia scrissero: «Non sempre risulta accertato il rilascio di licenze né si è dato peso al fatto che i cambiamenti di destinazione delle aree fossero stati ancora approvati (Eur servizi srl)». Ma di che meravigliarsi. «Siamo venuti a sequestrare, ma non si è presentato messuno della proprietà...». Così ieri i vigili inviati dalla Procura. Condoni e cambi di destinazione d'uso Il tortuoso percorso delle autorizzazioni, tra ricorsi al Tar e provvedimenti amministrativi favorevoli Paolo Brogi