Agli inizi del '900 al coro dei no si unirono anche Puccini, Pascoli e D'Annunzio Il poeta abruzzese parlava di «odiosa barbarie» contro una città che lui aveva dimostrato di amare Salvatore Settis, in un suo articolo del 2007, sottolinea come, dagli inizi del Novecento, la difesa del paesaggio si legò a quella dei monumenti innestandosi sullo stesso tessuto etico, politico, giuridico e civile. Evoca, a questo proposito, un intervento di Corrado Ricci su "Emporium" (1905) dove il noto storico dell'arte considerava il pericolo di aprire una nuova porta nelle mura di Lucca. Al pari della minacciata distruzione della cascata delle Marmore e della pineta di Ravenna. La voce di questo autorevole studioso si aggiungeva alle tante - fra cui quella di Giacomo Puccini - che sostenevano la campagna di opinione ingaggiata dalla Società per la difesa dei monumenti lucchesi, sorta per impedire l'apertura della nuova uscita che avrebbe dovuto collegare via Vittorio Emanuele a quella Sarzanese e sostenuta da "Il Telegrafo", il quotidiano livornese fondato nel 1877, diretto progenitore de "Il Tirreno" attuale. «Un'accolita di asini, sotto il pretesto di amministrare le cose di Lucca, hanno meditato e stanno attuando un programma di vandalismi contro l'arborato cerchio che fa di Lucca una città unica al mondo» scriveva il quotidiano - il 4 marzo 1905 - nell'introduzione al testo integrale dell'appello che la società aveva indirizzato alla Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti. Due giorni prima, era arrivato a Lucca Giovanni Pascoli per partecipare alle agitazioni in difesa delle mura. Il poeta "buono e gentile", ascoltate le ragioni dei cittadini contrari alla porta, aveva subito trasmesso a Gabriele d'Annunzio, il seguente telegramma: «Tuoi molti amici ammiratori lucchesi chiedono una tua parola contro disegnata nuova porta che violerebbe bellissima cintura, suoi storici baluardi alterati. Tu telegrafami, ti preghiamo, Lucca, autorizzandomi aggiungere tuo nome che suoni ammonimento e divieto dall'alto». Era stato proprio il cantore abruzzese ad inventare la bella similitudine (Laudi, II Elettra, 1903), che ha legato la città a quell'immagine di "arborato cerchio", destinata a restare viva nel tempo nella sua romantica suggestione. Dopo cinque anni di malumori e di freddezze, il telegramma del Pascoli testimoniava la ritrovata amicizia tra i due poeti, incrinatasi nel 1900 a causa di alcune osservazioni non proprio benevole espresse dal Pascoli sulla rivista "Il Marzocco" (28 gennaio 1900) in merito al nuovo culto di Dante inaugurato da d'Annunzio con l'aggiunta di alcune considerazioni sarcastiche sul suo personale stile di vita. Quest'ultimo, felice di potere riallacciare un rapporto a cui teneva molto e convinto, da anni, che la fortuna d'Italia fosse inseparabile dalla sua bellezza generatrice, rispose con grande entusiasmo adulatorio: «Tu sai quanto ami la città dell'"arborato cerchio" e quanto più io l'ami perché ti è cara e perché tu le sei carissimo. Bisogna in tutti i modi proteggerla dal minacciato sfregio. Aggiungi il mio nome a quelli di coloro che si sdegnano contro l'odiosa barbarie, e conta su me per qualunque azione efficace». Non contento dell'appoggio di d'Annunzio, il poeta romagnolo scrisse anche a Giosuè Carducci - di cui assunse, quell'anno, la cattedra bolognese di Letteratura italiana - perché alzasse la sua voce severa contro i sostenitori della necessità di sacrificare al progresso e a pretestuosi motivi, l'integrità delle mura. Intanto, sempre su "Il Telegrafo", i componenti dell'associazione dichiaravano di preferire ai politici locali «un'accolita di figurinai. Almeno i figurinai sentono, rudimentale e ingenuo, è vero, ma schietto e puro, l'amore e il rispetto alle tradizioni dell'arte italiana». Non risulta che gli interpreti di questa antica tradizione abbiano, in alcun modo, replicato.
LUCCA. Gli intellettuali non volevano porta S. Anna
Nel 1905, la città di Lucca era minacciata dalla costruzione di una nuova porta che avrebbe violato la sua cintura e alterato i suoi storici baluardi. La Società per la difesa dei monumenti lucchesi, fondata per impedire la costruzione, aveva lanciato una campagna di opinione. Il quotidiano "Il Telegrafo" e il poeta Giovanni Pascoli sostenevano la difesa della città. Pascoli, che aveva visitato Lucca, aveva scritto a Gabriele d'Annunzio per chiedere il suo sostegno. D'Annunzio, che amava la città, aveva risposto con entusiasmo e aveva chiesto di aggiungere il suo nome alla petizione.
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