«Il compito delle soprintendenze non è quello di approvare ma di tutelare e conservare il patrimonio». Questo il commento di Vittorio Sgarbi, critico d'arte di fama nazionale e sindaco del comune di Salemi, sugli ultimi scempi legalizzati compiuti nel territorio di Buscemi. «Si tratta di azioni arbitrarie. Come quella che ha autorizzato l'apertura dei garage, soprattutto per il modo con cui è stato eseguito l'intervento, che non rispettano l'esigenza della tutela e la necessità della non applicazione di alcuna deroga quando si tratta di preservare». Sgarbi, che sarà oggi a Buccheri alle 21 nel museo della Fauna e della Flora per la presentazione del suo ultimo libro «Clausura a Milano e non solo - Da suor Letizia a Salemi e ritorno», punta poi il dito sul potere politico. «Va spiegato a chiare lettere qual è il ruolo delle soprintendenze dando precise indicazioni sulle linee da seguire. Non è possibile continuare ad assistere a iniziative prive di senso che non rispettano l'immagine complessiva». Manca quindi l'armonia nella gestione dei beni da tutelare che finisce per cancellare l'identità di un luogo e soprattutto le occasioni di riscossa economica dopo decenni di permanenza ai margini del mondo. «I cittadini hanno fatto un danno alla loro identità - continua Sgarbi -, danno suggellato da chi ha approvato in modo burocratico e superficiale. Il tutto in un paese che rimane modello etnografico con un museo al quale ci riferisce come uno dei più rappresentativi d'Italia. Ma ci deve essere armonia. Se le case perdono l'originalità il paese perde la sua logica ed il museo diventa marginale. Non si può continuare a pensare, infatti, di racchiudere e limitare le testimonianze museali in un magazzino quando le case di cultura popolare, che rappresentano il vero museo, sono sistematicamente devastate». Buscemi, in definitiva, era e potrebbe essere un brillante e interattivo museo a cielo aperto che porterebbe sviluppi economici e culturali certamente di rilievo. Non basta, infatti, concentrarsi solo su alcune manifatture antiche o su i mestieri di una volta. Vanno lasciate intatte tutte quelle testimonianze vive e visibili senza relegarle necessariamente al chiuso. E la consapevolezza del critico d'arte deve servire da stimolo proprio alle popolazioni locali perchè rispettino i loro luoghi e le loro tradizioni.